È vecchia come il cucco, eppure oggi più di ieri “l’illazione” è utilizzata in modo sempre più raffinato per mettere fuori gioco qualcuno, quando proprio non si riesce a farlo in altro modo.
Fin qui si può obiettare: nulla di male, l’importante nella vita è sapersi difendere.
Il vero problema però, a questo punto, sta proprio nel come bisogna difendersi.
Ultimamente sempre più spesso assistiamo all’impiego di parolone forti come: sobrietà, trasparenza, moralità, rigore, correttezza, rispetto dell’etica, riguardo delle regole e così via di seguito (noi stessi ne siamo maestri e da “comunicatori” né attingiamo a piene mani); ma regolarmente poi, il più delle volte, queste parole restano tali.
Allora viene voglia di chiedersi, ma non è meglio per tutti far seguire i fatti alle parole evitando che queste ultime restino tali, o meglio ancora adoperarsi per sostituire “concretamente e visibilmente” nei luoghi deputati le chiacchiere, con le azioni?
È così difficile oggi avere il coraggio delle proprie idee e dei propri comportamenti, e muoversi di conseguenza per perseguire ciò che veramente si vuole, senza nascondersi dietro al dito?
È così difficile, viceversa, non prestare il fianco a quanti non avendone le capacità, sgomitano per un posto al sole non riuscendo a produrre di meglio se non sotterfugi, bugiole e pettegolezzi di bassa lega?
Ma è veramente poi, così difficile, fare la differenziazione fra “buono e no buono”, o invece qualche volta tutto ciò ci fa gioco?
Forse la verità sta nel fatto che con frequenza, anche noi davanti allo specchio, non abbiamo il coraggio di dirci la tutta verità e vedere effettivamente con chiarezza come sta la realtà.
Fin qui si può obiettare: nulla di male, l’importante nella vita è sapersi difendere.
Il vero problema però, a questo punto, sta proprio nel come bisogna difendersi.
Ultimamente sempre più spesso assistiamo all’impiego di parolone forti come: sobrietà, trasparenza, moralità, rigore, correttezza, rispetto dell’etica, riguardo delle regole e così via di seguito (noi stessi ne siamo maestri e da “comunicatori” né attingiamo a piene mani); ma regolarmente poi, il più delle volte, queste parole restano tali.
Allora viene voglia di chiedersi, ma non è meglio per tutti far seguire i fatti alle parole evitando che queste ultime restino tali, o meglio ancora adoperarsi per sostituire “concretamente e visibilmente” nei luoghi deputati le chiacchiere, con le azioni?
È così difficile oggi avere il coraggio delle proprie idee e dei propri comportamenti, e muoversi di conseguenza per perseguire ciò che veramente si vuole, senza nascondersi dietro al dito?
È così difficile, viceversa, non prestare il fianco a quanti non avendone le capacità, sgomitano per un posto al sole non riuscendo a produrre di meglio se non sotterfugi, bugiole e pettegolezzi di bassa lega?
Ma è veramente poi, così difficile, fare la differenziazione fra “buono e no buono”, o invece qualche volta tutto ciò ci fa gioco?
Forse la verità sta nel fatto che con frequenza, anche noi davanti allo specchio, non abbiamo il coraggio di dirci la tutta verità e vedere effettivamente con chiarezza come sta la realtà.

