martedì 24 aprile 2012

RICONOSCIMENTO IN VISTA PER I PUBBLICITARI

La Camera dei Deputati ha approvato il 18 aprile 2012 la A.C. 1934 sulle Associazioni professionali non riconosciute chiudendo la prima parte di un iter parlamentare iniziato 3 anni fa.

Questo significa che il riconoscimento per le professioni non protette da un albo professionale è alle porte.

Incredibile a dire ma tale legge tocca anche il nostro mondo e TP è nel settore fra quelle che ha depositato l'incartamento e superato tutto l'iter (si attende solo il parere consultivo del CNEL da oltre 18 mesi).

Tutto questo cammino che ho fortemente voluto, è stato anche un punto fermo in questi 3 anni della mia presidenza.

Vuoi vedere che un giorno qualcuno si ricorderà di me per quello che ho fatto come presidente di TP?

Piccola nota a margine ....
questo passaggio legislativo spiega meglio di tante parole le tante ostilità esterne verso la TP


http://www.draft.it/cms/Contenuti/un-riconoscimento-professionale-per-i-grafici-se-ne-discute-alla-camera

lunedì 16 aprile 2012

I PUBBLICITARI E LA RIFORMA DEL LAVORO

Lettera aperta del Presidente TP – Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti a:

Presidente della Repubblica
Governo
Commissione Lavoro della Camera dei Deputati
Partiti politici
Istituzioni
Organizzazioni Sindacali
Organi d’Informazione.

Fare il pubblicitario oggi non può e non deve significare correre il rischio di svolgere una professione per “mediocri” senza competenze e senza cultura, poiché da sempre il nostro è un mondo ricco di talenti ed eccellenze d’indiscusso valore.

Fare pubblicità è diverso dal fare informazione, pochi lo capiscono, molti lo confondono.

La recente riforma del lavoro approdata in questi giorni in Parlamento, non ha assolutamente tenuto conto della nostra realtà, del nostro essere nei fatti “precari dei precari”.

Una riforma che se rimane tale, appiattisce sempre più verso il basso “professionalità e valori” di un mestiere bellissimo; una riforma che così com’è dà un nuovo colpo alla nostra già insicura attività, alle nostre retribuzioni, al nostro futuro e a quello dei nostri figli.

Nell’immaginario collettivo tutti ritengono che siamo una piccola “casta” privilegiata e come tale non attrattivi per la politica che volge il suo sguardo solo ai grandi numeri, ma si possono considerare pochi gli oltre 30.000 addetti certi, l’esercito di free-lance e le migliaia di giovani che ogni anno escono dalle Università italiane, speranzosi di fare questo mestiere?

Noi crediamo di no, anzi siamo convinti di avere una grande forza: quella di saper produrre idee in un mondo, dove le idee sono poche e per di più confuse; e in aggiunta un’eccezionale capacità: saper toccare concretamente e come nessun altro, anima e ragione delle genti.

Siamo in grado di parlare con il cuore al cuore delle persone, perché ascoltiamo prima ancora d’interpretare le domande, prima ancora di dare le risposte, così da far convivere sogni e idee, benessere e profitto, attese e realtà.

Può apparire arrogante ai più, ma pensiamo di avere la capacità e la cultura per contribuire a generare nuovi modelli di cambiamento, per sviluppare saperi e conoscenze: perché abbiamo, prima di tanti altri, acceso la luce su quanto siano importanti il tema del lavoro e il futuro dei giovani.

Alla luce di tutto questo, riteniamo che tutta l’area riguardante i “lavori a progetto” per la tipologia e la flessibilità della nostra attività sia un elemento fondamentale su cui discutere giacché così come descritta nella riforma è fortemente penalizzante e non rispondente alle reali situazioni che il mercato del lavoro rappresenta oggi nel nostro settore.

L’altra area di discussione su cui vorremmo poter generare un confronto costruttivo è quella riguardante l’armonizzazione futura, l’ingresso dei giovani laureati e non nel mercato del lavoro e gli ammortizzatori ancora troppo confinati nell’alea, tutte cose che se lasciate come sono faranno ulteriormente collassare la nostra attività.

Su questi punti chiediamo al Presidente della Repubblica, al Governo, ai Partiti politici, alle Istituzioni tutte, alle Organizzazioni Sindacali, agli Organi d’informazione un’incontro dove presentare il nostro contributo e i nostri suggerimenti al fine, di migliorare la riforma del lavoro che va sicuramente fatta, ma che deve tenere conto delle esigenze e delle attese anche di chi come noi opera in un settore che numeri alla mano incide in modo rilevante, diretto e indiretto per oltre l’1,5% del Pil del Paese.

Ringraziando per la cortese attenzione, resto, a nome degli associati TP, in attesa fiduciosa di un riscontro

sabato 8 ottobre 2011

SIAMO TUTTI PENTITI

Vorrei fare qualche considerazione su quanto è accaduto in questi giorni a Castellammare di Stabia a proposito delll'episodio della t-shirt comparsa e poi ritirata in un negozio della città recante la scritta: "Meglio morto che pentito",  e sulla risonanza che tale fatto ha avuto sugli organi di stampa nazionali.

Vorrei fare subito una prima considerazione che ai più può apparire banale ma che nel profondo di ognuno di noi tanto banale non è: "una cosa è parlare di morte ma ben diverso è il morire e il come".

Detto ciò, un'altra verità a mio avviso dovremmo dirla: "dobbiamo essere tutti pentiti", e spiego il perchè:
  • Pentiti per non avere coraggio
  • Pentiti per aver fatto troppo poco.
  • Pentiti per aver consegnato ad una politica (in questo caso bi o tri partizan) incapace e assoggettata la possibilità di aver fatto diventare in alcune zone Stato l'antistato.
  • Pentiti per non esserci battuti veramente contro una legge elettorale indecente che ha consentito e consente ancor oggi, la possibilità di nominare e non eleggere liberamente i propri rappresentanti in parlamento, privando in special modo il Meridione e i cosiddetti Territori di Frontiera di avere rappresentanti veri di queste terre (in Campania molti sono i catapultati anche in questo caso in modo rigorosamente bipartizan).
Bisogna avere la forza di alzare verso l'alto l'asticella e provare a rinnovare profondamente una classe politica che in questo Paese ha fatto più danni di uno tsunami, per dirla alla Gandhi "bisogna che ciascuno di noi sia il cambiamento che vuol vedere".

Politica significa far prevalere gli interessi generali e questo lo si ottiene con meno demagogia e meno ideologia.

I cittadini oggi sono disposti a pagare una cambiale pur di ritornare ad avere certezze, in cambio però chiedono di sapere:
  • Per quanto tempo devono pagare
  • Chi ne trae beneficio e chi no e perchè
  • Chi paga e chi no e anche in tal caso perchè.
Le persone alla fine non ragionano mai su quello che è successo, ma sulla speranza di quello che avverrà, dunque si aspettano "valore e concretezza" dalla promessa.

La gente in questo periodo di crisi si aspetta che la politica parli "con il cuore al cuore" perchè ritiene che il vero cambiamento sia guardare le cose con nuovi occhi e per conseguenza logica agire.

Oggi servono certezze e non ricette, serve passare da "buono" a "grande" non per moda ma per cultura di valori condivisi, perchè forte si avverte il bisogno di questo, perchè è da queste premesse che si ottengono veramente i risultati.

Nell'immaginario collettivo chi non si batte per qualcosa cade per qualsiasi cosa, ecco allora che occorre riprendere il controllo di ciò che si fa, sapendo che le persone hanno "bisogno" e "vogliono" la verità.

Non dimentichiamo che viviamo il tempo della "cortomiranza" ovvero del consenso immediato,e lo viviamo in un Paese come il nostro, che è ogni giorno più lontano dal mondo sempre meno comprensibile della politica e dei giochi di potere.
Il Paese reale, quello della gente comune guarda con attenzione a come di comporta la politica e conseguentemente all'evoluzione della Società, spesso si smarrisce, talvolta forse si diverte, ma raramente si sente coinvolto in ciò che si recita e si fa nei vari teatrini.

Per la gente il "paese dei balocchi" non va bene più neppure a Pinocchio.

In politica la "fiducia" è il capitale più presioso, un capitale che si cotruisce lentamente sui fatti ma che si può screditare, sporcare e perdere con grande velocità e molti danni, soprattutto se si crea diseguaglianza; perchè l'ineguaglianza è la madre di tutti i mali.

Ricordiamoci sempre come diceva Aristotele che  "la giustizia è ingiusta se non guarda il singolo caso".

Tutto questo per dire, in conclusione, che non bisogna cambiare il sistema, ma agire dall'interno per fare ogni giorno piccoli ma indicativi passi in avanti, allora è il caso di cominciare subito a ricostruire il senso civico perchè senza quello non si va da nessuna parte.

giovedì 6 ottobre 2011

TRENI AD ALTA VELOCITA': NORDO VERSO SUD SEMPRE PIU' "RAZZISMO"

Sono in partenza per Milano, una levataccia, ma la TP ha generato un'evento importante nell'ambito della settimana della comunicazione e dunque vado e vengo da Milano, con piacere, in un solo giorno.

La prima scena si svolge a Napoli mercoledì 5 ottobre 2011 ore 5.45 stazione centrale.

Per accedere al treno ES Italia AV 9604 da Napoli Centrale a Milano Centrale in partenza alle 6,05, vengono messe delle transenne al binario (17) e bisogna mostrare il biglietto per poter passare e poi salire sul treno.

La seconda scena si svolge a Milano sempre mercoledì 5 ottobre 2011 questa volta alle 18,10 sempre alla stazione centrale (naturalmente di Milano).

Per accedere al treno ES Italia AV 9637 da Milano Centrale a Napoli Centrale in partenza alle 18,30 (binario 13), in questo caso con mia somma meraviglia, si arriva al treno direttamente senza nessun ostacolo o controllo.

A questo punto faccio alcune considerazioni:
  • sarà stata la coincidenza dei numeri dei binari (17 quello di Napoli 13 quello di Milano) a generare questo imprevisto (noi del sud un poco scaramantici lo siamo)?
  • e poi solo chi parte da Napoli fa il furbo e sale sul treno senza biglietto?
  • ma sono così sciocchi alle Ferrovie dello Stato dal non aver pensato che possono esserci napoletani in trasferta che rientrano a casa e fanno i furbi (porteghesi) fuori casa?
  • o peggio esiste una sorta di "razzismo" che le Ferrovie dello Stato applicano nei confronti delle persone che partono dal Sud (già perchè il bello è che non ti chiedono il documento d'identità, ma solo di mostrare il biglietto, dunque se sei o non sei napoletano questo non lo puoi sapere)?
Ma la domandona finale è: cosa comunichiamo utilizzando per lo stesso treno due pesi e due misure a seconda della località di partenza? e i turisti stranieri cosa pensaranno?

Chissà se qualcuno che abita nei piani alti (che visto il modo di agire tanto alti non devono essere) delle Ferrovie avrà mai la cortesia di dare una risposta.

lunedì 4 luglio 2011

IL MESTIERE RACCHIUSO IN UNA METAFORA

Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto: «Sono cieco, aiutatemi per favore».

Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un'altra frase.

Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote. Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse annotato.

Il pubblicitario rispose: "Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo" .

Sorrise e se ne andò.

Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:"Oggi è primavera e io non posso vederla".

Morale:

Cambia la tua strategia quando le cose non vanno molto bene e vedrai che poi andrà meglio.

GLI AMERICANI E IL "RUSSATOIO"

Questi americani che con le loro "americanate" non finiscono mai di stupire.

Dopo la sighegheria (locale dove si può scegliere il sigaro che preferito accompagnato dal ruhm d'annata dei desideri e fumarlo in santa pace), questa volta si sono superati ed hanno tirato fuori dal cilindro magico il "russatoio", tranquilli niente a che vedere con i gulag di triste memoria della vecchia Unione Sovietica, bensì un posto dove si può russare in santa pace (finalmente dirà qualcuno) e non rompere così le scatole al vicino di letto.


mercoledì 1 giugno 2011

ENZO BIAGI E CAROSELLO

da un'articolo pubblicato dal “Corriere della Sera” il 22 luglio 1976

Carosello ha educato i nostri figli, è stato, dal lontano 1957, un appuntamento e una pausa nell'angoscia quotidiana.

Mostrava un mondo che non esiste, un italiano fantastico, straordinario: alcolizzato e sempre alla ricerca di aperitivi o di qualcosa che lo digestimolasse; puzzone, perennemente bisognoso di deodoranti e detersivi, sempre più bianchi; incapace di distinguere fra la lana vergine e quell'altra, carica di esperienze; divoratore di formaggini e scatolette, e chi sa quali dolori se non ci fossero stati certi confetti, che, proprio all'ora di cena, venivano a ricordare come, su questa terra, tutto passa in fretta.