giovedì 21 ottobre 2010

A PROPOSITO DI COMUNICAZIONE COMMERCIALE

riflessioni fatte durante la cerimonia del CO.RE.COM Basilicata - PZ 20/10/10

Al giorno d'oggi è impossibile non comunicare.

Ogni atto di comunicazione costituisce un rapporto sociale, oggi più che mai perchè quando il mondo cambia è il futuro che preoccupa.

Bisogna riprendere il controllo di ciò che si fa, sapendo che la gente vuole la verità.

In tale ottica si sviluppa un nuovo modo di fare sistema, un modo dove la comunicazione commerciale serve a catturare l'attenzione e dopo averla raggiunta dimostrare di averla meritata. In tale ottica il successo di una comunicazione commerciale è frutto di un marketing sempre più permanente.

Il 44% della persone non ha soldi
Il 56% delle persone non ha tempo
Dunque la povertà del tempo incide sulla qualità della vita e spesso non ci consente di raggiungere l'obiettivo lasciandoci una sensazione di initulità.

Viviamo il tempo del "more and more" "più e più".
Volere di più, ma anche meglio, è possibile?
Come?
Ma chi ci dice invece che alla fine "meno" non sia meglio?

Comunicare in senso largo del termine, significa oggi prima di tutto "capacità di leggere i cambiamenti", dare voce a chi voce non ha; serve allora utilizzare una comunicazione semplice che parli con il cuore al cuore delle persone.
Bisogna avere l'attitudine a smettere di rincorrere le mode ed essere invece in grado di sviluppare e creare legami emotivi e costanti con il territorio.
Non dimentichiamo che dalle grandi crisi si ci partorisce sempre diversi, perchè nulla sarà più come prima.

Chi non si batte per qulcosa, cade per qualsiasi cosa, un esempio: il turismo la cultura sono di destra o di sinistra?
Forse anzi certamente sono di tutti noi, cambia solo il modo d'interpretarli; e lì bosogna stare attenti a non fare danni.

Bisogna avere attenzione alla comunicazione che si fa, molti dicono cose vere perchè fanno azioni reali; altri dicono cose false o peggio dicono le cose credendole vere, ma chi le commissiona non ci crede.
Anche qui un esempio: tutti gli uomini fanno l'amore, qualcuno lo fa con la donna che ama qualcun altro con le prostitute che paga.
Usiamo lo stesso nome "amore" ma sono due cose diverse.

New media - prima si diceva verba volant scripta manent, oggi grazie a internet e alla rete assistiamo al fenomeno di "scripta volant".
Ma cosa e come e con quale intensità e con quali obiettivi comunichiamo con internet?

Diventeremo più grandi diventando più piccoli, diventeremo più globali diventando più locali. Nella comunicazione commerciale il vero vento di cambiamento non significa carcare nuove terre ma avere nuovi occhi.
L'Italia è oggi un Paese che si arrangia molto e non fa investimenti per il futuro e questo fenomeno ci porta a vivere in modo sbagliato, quasi in una naturale contrapposizione a qualsiasi tema.
Lo sviluppo economico di un territorio secondo Richard Florida economosta della Pittsburg University passa per le 3 T virtuose: Tolleranza - Talento - Tecnologia.
In questo il Meridione del nostro Paese è avvantaggiato in quanto tolleranza e talento ne ha da vendere, per la tecnologia ... si arrangia come può ma in compenso ha fantasia.
Tutto questo a patto che come Meridione superi alcuni difetti "cronici":
  • Bassa autostima
  • Non volersi bene
  • Pensare che quelli che sono comandati (yes man) vanno avanti (siamo nel Paese dove il successo è nelle mani di nini e ballerine)
Ricordiamoci che stiamo vivendo l'era del "niente e il suo plurale", nel senso che o non si hanno idee, o che ce ne sono molte ma di vario orientamento.
Tutto questo per dire:
  • La comunicazione commerciale non deve fare chiacchiere, ma dare valore ai valori
  • L'ineguaglianza è la madre di tutti i mali e una cattiva comunicazione accentua tale fenomeno
  • Capire che c'è sempre differenza fra etica e morale (la religione è morale, la filosofia è etica).




sabato 28 agosto 2010

OMAGGIO A GIORGIO GABER

Desidero rendere omaggio a Giorgio Gaber, alle sue doti artistiche, ma anche al suo essere uomo di cultura riportando di seguito un monologo che trovo ricco si spunti: Sogno in due tempi


Non si capisce perché quasi sempre i sogni, proprio nel momento in cui, come specchi fedeli dell'anima, stanno per svelare al soggetto i suoi intendimenti nascosti, si interrompono.

Ero lì, in una specie di zattera... un naufragio, chi lo sa...

Insomma, sono lì su un relitto di un metro per un metro e mezzo circa, e, stranamente tranquillo in mezzo all'oceano, galleggio.

Cosa vorrà dire... Va be', vedremo poi.

A dir la verità avevo già sognato di essere su una zattera con una dozzina di donne stupende... nude. Ma lì il significato mi sembra chiaro.

Ora sono qui da solo, ho il mio giusto spazio vitale, mi sono organizzato bene, il pesce non manca, ho una discreta riserva d'acqua, i servizi… è come avreli in camera... ho anche un robusto bastone che mi serve da remo.

Non è un sogno angoscioso, ma cosa vorrà dire? Fuga, ritiro, solitudine, probabilmente desiderio di sfuggire la vita esterna che ci preme da ogni parte.

Si diventa filosofi, nei sogni.

Oddio, oddio cosa vedo? Fine della filosofia. No, non può essere una testa. Forse una boa. Non so per cosa fare il tifo. La boa fa meno compagnia, ma è più rassicurante.
No, no... si muove, si muove. Mi sembra di vedere gli spruzzi. Non è possibile che sia un pesce. È qualcosa che annaspa, sprofonda, riappare, lotta disperatamente con le onde.

È un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo!

E ora che faccio. La zattera è un monoposto, ne sono sicuro. Per il pesce non ci sarebbe problema, ma la zattera in due non credo che tenga.

"Non tiene!"

Macché, non mi sente. Sarà a cento metri. Che faccio? Ma come 'che faccio'... Sono sempre stato per la fratellanza, per l'accoglienza, l'ospitalità. Ho lottato tutta la vita per questi principi. Sì, ma non mi ero mai trovato... Ma quali principi? Questa è la fine. Qui in due non la scampiamo. E lui avanza verso di me, fende le onde. Sarà a settanta metri, cinquanta, trenta... Madonna, come fende!

Quasi quasi gli preparo un dentice. E se non gli piace il pesce? Se gli piace solo la carne?... umana. E no, calma, io devo pensare a me, alla mia sopravvivenza: mors tua vita mea. Oddio... non dovrò mica ucciderlo?

Ma che dico, sto delirando! Lo devo salvare. Poi in qualche modo ci arrangeremo, fraternamente, ci sentiremo vicini. Per forza, non c'è spazio... stretti, uniti, corpo a corpo...
Guarda come nuota... è una bestia! Ma io lo denuncio! Ormai sarà dieci metri. Mi fa dei gesti, mi saluta... mi sorride, lo schifoso. Ma no, poveretto, cosa dico, per lui sono la salvezza, la vita, eh!

Che faccio? Che faccio? Potrei prendere il bastone, potrei allungarglielo per aiutarlo a salire... Potrei darglielo con violenza sulla testa. Siamo al gran finale del dramma. Il dubbio mi divora. L'interrogativo morale mi corrode. Devo decidere. L'uomo è a cinque metri, quattro, tre... prendo il bastone e...

E a questo punto mi sono svegliato.

Maledizione! Non saprò mai se nel mio intimo prevale il senso umanitario dell'accoglienza o la grande paura della minaccia. Devo saperlo, devo saperlo, non posso restare in questo dubbio morale, devo sapere come finisce questo sogno!

Cerco di riaddormentarmi, mi concentro... voglio dire, mi abbandono. Qualche volta funziona.

Ecco, ecco... sì, ce l’ho fatta: l'acqua, l'oceano, le onde... giusto. Un uomo su una zattera... giusto. Un altro che nuota, arranca, annaspa disperato, sento il cuore che mi scoppia.

Oddio... che succede? Sono io... sono io quello che nuota. No, io ero quell'altro, eh! Non è giusto, non è giusto! A me piaceva di più stare sulla zattera. Ma quale dubbio morale... Ho le idee chiarissime. Sono per l'accoglienza!

Un ultimo sforzo, la zattera è a cinque metri, quattro, tre... Alzo la testa verso il mio salvatore... Eccomi!

PUMMM!

Dio, che botta!
A questo punto mi sono svegliato di nuovo. Mi basta così. Non voglio sapere altro. Spero solo che non sia un sogno ricorrente.

*Però una cosa l'ho capita. No, non che se uno chiede aiuto gli arriva una legnata sui denti, questo lo sapevo già.

Ho capito quanto sia pieno di insidie il termine 'aiutare'.

C'è così tanta falsa coscienza, se non addirittura esibizione nel volere atutti i costi aiutare gli altri che se, per caso, mi capitasse di fare del bene a qualcuno, mi sentirei più pulito se potessi dire: non l'ho fatto apposta.

Forse solo così tra la parola 'aiutare' e la parola 'vivere' non ci sarebbe più nessuna differenza.

mercoledì 4 agosto 2010

FACCIAMO IL PUNTO


Caro Blog,

molte cose sono successe dal 29 aprile.

Provo a riepilogare un po' di fatti nella speranza che durante le vacanze possa postare meglio e con ordine tutti gli accadimenti.

Allora:

- Come Presidente TP ho fatto una bellissima Assemblea ad Otranto dal 14 al 16 maggio ed ho avuto la comunicazione dall'Antrust dell'avvio del procedimento a carico dell'Associazione unitamente ad ACPI per la Guida (una vera mascalzonata di qualcuno).

- Come Pubblicitario ho vinto insieme ai miei collaboratori (per la verità hanno vinto più loro che io) il premio Rgionale TP 2010 e l'Agorà Nazionale d'Argento 2010 per il packaging della FABBRICA DELLA PASTA di Gagnano.

- Come Papà fuochi d'artificio, mio figlio Nicola ha compiuto 18 anni il 23 maggio, ha consegnuito la maturità classica con 80/100 e ha preso la patente, mentre mia figlia Veronica si è SPOSATA il 16 giugno, dandomi la gioia più grande che un papà del sud può avere: accompagnare la figlia all'altare.

Più eventi belli di così ...

- Come Biagio (inteso come mia vita privata) invece ... beh meglio non parlarne ... merito capitolo a parte, ma non ho voglia di parlarne ... dico solo che ho dentro di me un senso di profonda delusione e di grande amarezza, con un grande dubbio: aancor una volta non ho saputo scegliere o peggio non sono stato capace di rendermi affidabile?

Una cosa è certa, non riesco a trovare una mia colpa, però forse una colpa c'è: ho messo cuore e pancia.

mercoledì 9 giugno 2010

DANZA LENTA

Hai mai guardato i bambini in un girotondo?
O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?
O osservato il sole allo svanire della notte?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.

Quando dici "Come stai"?" ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto con centinaia di
questioni successive che ti passano per la testa?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.

Hai mai detto a tua figlio o a tuo figlio, "Lo faremo domani" senza notare nella fretta, il loro
dispiacere?
Hai mai perso il contatto, con una buona amicizia che poi è finita perchè tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire "Ciao"?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.

Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno, è come un regalo mai aperto gettato via.

La vita non è una corsa.
Prendila più piano.
Ascolta la musica.
Prima che la canzone sia finita.

Desidero condividere questa nota che ho ricevuto tempo fa da Giorgio Tramontini (un mio collega pubblcitario) con i miei figli, le persone care e gli amici veri con la speranza che facciano tesoro di questi suggerimenti e perchè no dei miei errori e qualche volta anche dei miei consigli.

giovedì 29 aprile 2010

DANZA LENTA

Hai mai guardato i bambini in un girotondo?
O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?
O osservato il sole allo svanire della notte?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.

Quando dici "Come stai"?" ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto con centinaia di
questioni successive che ti passano per la testa?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.

Hai mai detto a tua figlio o a tuo figlio, "Lo faremo domani" senza notare nella fretta, il loro
dispiacere?
Hai mai perso il contatto, con una buona amicizia che poi è finita perchè tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire "Ciao"?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.

Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno, è come un regalo mai aperto gettato via.

La vita non è una corsa.
Prendila più piano.
Ascolta la musica.
Prima che la canzone sia finita.


Desidero condividere questa nota che ho ricevuto tempo fa da Giorgio Tramontini (un mio collega pubblcitario) con i miei figli, le persone care e gli amici veri con la speranza che facciano tesoro di questi suggerimenti e perchè no dei miei errori e qualche volta anche dei miei consigli.

EX - PUNTO E A CAPO


E' questo il nome scelto dagli organizzatori del primo solone del "divorzio" che si terrà a Milano presso l'hotel Marriot il prossimo 8 e 9 maggio.

Quando ho intercettato la velina Ansa mi sembrava la solita bufala del buontempone di turno e quasi non credevo ai miei occhi, poi però scorrendo meglio il fatto mi sono detto: ah, però.

Dati alla mano pare che quello dei nuovi single sia un "mercato" in forte espansione, si passa infatti dagli 80 su 1000 matrimoni del 1995 ai 150 su 1000 del 2005 per finire ai 273 su mille dato a consuntivo 2007.

In contemporanea al salone la catena francese Fnac lancierà nei sui negozi la .... "lista di divorzio", dove amici e parenti protranno contribuire al primo che i per la casa che i nuovi single dovranno allestire per far fronte alle necessità e non tornare da mammà e papà.

Insomma un new business bello e buono da sviluppare in grande stile negli anni a venire.





mercoledì 28 aprile 2010

LA RIFORMA DELLE PROFESSIONI

intervista pubblicata su Affaritaliani.it a firma di Pasquale Diaferia

Riforma delle Profssioni - Vanacore (TP): "Alfano si è dimenticato del mondo della comunicazione"

Biagio Vanacore

La riforma delle professioni torna tra i temi forti dall'agenda politica italiana. Il Guardasigilli, Angelino Alfano, sembra, infatti, determinato nel voler riformare gli ordinamenti professionali entro la fine della legislatura, partendo dalla reintroduzione delle tariffe minime obbligatorie, abolite quattro anni fa dalla “lenzuolata” di Bersani.
Il ministro decide di convocare gli Stati Generali delle professioni e intorno al tavolo sceglie di far sedere i vertici delle 25 professioni “ordinistiche”. Si dimentica però di invitare i rappresentanti di quelle attività legate all’associazionismo del quale, si stima, farebbero parte circa tre milioni e mezzo di lavoratori indipendenti, quasi sempre pionieri e sperimentatori di quelle tendenze del mercato. Quelli, per intendersi, che nei momenti di crisi economica tengono a galla l’economia del paese con un contributo del 13,5% del pil.

Questo provoca la reazione del presidente di TP Biagio Vanacore che, intervistato da Affaritaliani.it non va certo per il sottile: “Riconosco ad Alfano l’ammirevole volontà di mettere mano a un nodo cruciale dello sviluppo economico, ma non è pensabile di aprire un tavolo di concertazione che non tenga conto delle Associazioni, rispetto alle quali il ministro si è affrettato a conclamare la natura subordinata e non riconosciuta rispetto agli Ordini di matrice pubblicistica”.

Con orgoglio Vanacore rivendica per TP - Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti che dal 1945 opera su tutto il territorio nazionale – il fatto di essere l’unica associazione che comprende tutti i ruoli coinvolti nel processo di comunicazione, dal marketing alla creatività, di un’industria che ha tenuto anche in periodo di recessione. “In questa fase di grave crisi economica, che importa il rischio di incrinare la qualità della prestazione professionale e mette in forse tanti posti di lavoro anche nel comparto creativo, è quanto mai necessario che la riforma della professione garantisca un sistema tariffario che sia in grado di tenere insieme la dignità ed il prestigio delle professioni; si tratterebbe, quindi, di tornare in qualche modo ad avere dei prezzi minimi, al di sotto dei quali non si può scendere. L’abolizione della tariffa minima intervenuta con il decreto Bersani – continua il presidente TP - ha avuto il risultato diametralmente opposto, creando un imbarbarimento professionale che non ha portato benefici ai cittadini e che ha creato un problema di qualità della prestazione; bisogna puntare sulla sana competizione tra Associazioni e Ordini al fine di assecondare da un lato il mercato, dall’altro le esigenze dei consumatori di garanzia dei servizi erogati; per questo motivo chiedo ufficialmente al ministro di includere le associazioni professionali nel gruppo di lavoro che si sta configurando in questi giorni affinché, dopo un immobilismo di 15 anni, si possa finalmente siglare, entro la fine della legislatura, un’ autentica riforma professionale condivisa da tutti”.

La sensazione diffusa è che si vada incontro ad una fumata nera i cui effetti si tradurranno in un’ulteriore spaccatura tra il mondo della professioni “ordinistiche” e quelle non regolamentate. Le Associazioni, dal canto loro, pur lamentando una situazione difficile, non sembrano voler gettar la spugna; sanno bene che stare fuori dal perimetro della regolamentazione significa stare fuori dai confini della libera circolazione in ambito europeo, come definita dalla direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Molte sono le Associazioni private tra Professionisti che da anni richiedono la possibilità di poter definire delle linee guida per un minimo tariffario. “La riapertura della discussione sulla riforma delle professioni è fondamentale per un governo che si dichiara riformista. Ma lasciare fuori proprio quei professionsiti della comunicazione che hanno contribuito a modernizzare il paese mi pare un autogol. Ancora più grave se si pensa che il premier è stato per anni il più influente pubblicitario nazionale, oltre che da sempre un grande uomo di comunicazione. Si ricordi dei suoi colleghi, che ogni giorno lavorano per il 'suo' sistema dei media”.

martedì 27 aprile 2010

NO MONEY NO LIFE


Prendo a prestito cambiando scenario e claim una notissima pubblicità per lanciare un tema che inizia a essere sempre più sentito: - quello della durata della vita e della sua fine -.

Ma come mi direte, con tante cose su cui riflettere in questo periodo, tu parli proprio di una cosa così triste?
Certo che si.
L'essere umano è l'unico ad avere una data di scadenza, non sappiamo quando, non sappiamo ne come ne dove, ma sicuramente la vita prima o poi ci presenta il conto.

Orbene, se le aspettative stanno ragionevolmente attestandosi intorno al secolo di vita, la domanda che nasce spontanea è: ma come si arriverà ai 100 anni?

Con questa premessa provo a affrontare il problema da due angolazioni: sanitaria e etica.

Sotto l'aspetto sanitario, con l'età media che si allunga e con gli acciacchi che inevitabilmente giungono, ci troviamo a sopportare costi sanitari sempre più forti, in un Paese dove la diseguaglianza saniraria la fa sempre più da padrone, dove la baronia della medicina è sempre più forte e dove la politica (sempre lei) non riesce a dare regole giuste condivise da tutti con la coseguenza di barcamenarsi sempre di più alla ricerca di compromessi che alla fine come sempre scontentano tutti.

Inoltre esistono tipi di malattie dove le famiglie normali (la stragrandissima maggioranza) non hanno le risorse economiche per fronteggiarle, e non avendo i sostegni sociali adeguati (costano e le lungaggini burocratiche fanno il resto), si dannano nel vedere condannati ad una sorta di eutanasia sociale i loro cari affetti da queste patologie "incurabili".

Da qui il problema politico: - garantire o meno tale assistenza e sulla base di quali scelte programmatiche -.

E poi, - tali scelte devono essere affidate solo ai politici, o c'è bisogno di condivire le decisioni con medici e persone di fede -?

Alla fine rimane l'aspetto etico: - ma l'ammalato deve avere intatta la sua dignità e entro quale soglia -?
Ha diritto di poter scegliere lui o anche lui come gestire la fine della sua vita e sulla base di cosa?

Naturalmante se hai money non hai problemi, altrimenti: no momey no life.

lunedì 26 aprile 2010

L'ALBERO DI FALCONE


Qualche giorno fa, i soliti noti (poi si è scoperto che "forse", per una volta, la mafia non c'entrava nulla) hanno profanato a Palermo la magnolia dedicata alla memoria Giovanni Falcone il giudice palerminato ucciso dalla mafia 18 anni fa (il 23 maggio ricorre l'anniversario) spogliandola delle sue testimonianze.

18 anni, come passa il tempo mi verrebbe da dire, passa ma il ricordo di Falcone e Borsellino non si affievolisce, ma anzi.
La cosa bella che assume un significato ancor più importante e poi pensare che in un'epoca di simbolismi, questa magnolia cresciuta difronte casa Falcone, rappresenti per i giovani di Palermo, della Sicilia e dell'Italia tutta un simbolo di speranza, un simbolo cui aggrapparsi nell'attesa di un domani migliore.

Allora alto e forte si alza il mio grido di dolore, Stato: dove sei?
Perchè aspetti la reazione dei palermitani e della gente perbene e non intervieni come si dovrebbe nella prevenzione?

I palermitani onesti (quasi tutti) hanno già risposto ripopolando la magnolia di nuovi "pizzini", come sempre scritti con il cuore, "pizzini" semplici, di speranza, scritti da chi non vuole arrendersi.

Agli uomini della mafia dico con quanto fiato ho in gola: potete distruggere i simboli esteriori, ma Falcone, Borsellino e i tanti Eroi caduti per vostra mano non potrete mai distruggerli dentro di noi nelle nostre coscienze, perchè lì vivranno sempre, e con loro e sul loro esempio che tutti noi proveremo a costruire un Paese migliore.

martedì 20 aprile 2010

IL TEATRINO DELLA POLITICA


Cosa dovrebbe rappresentare la politica quella intesa con la P maiuscola?

Mi sembrerebbe scontato dire che dovrebbe rappresentare il far prevalere gli interessi generali rispetto a quelli personali o alle ideologie di parte.

E poi?
Forse dovrebbe generare la soddisfazione del cittadino rispetto a beni e servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione.

Puo bastare?
Certo che no, perchè non si può parlare con i cittadini solo in campagna elettorale e poi chi si è visto si è visto.
Noi italiani siamo profondamente cambiate negli ultimi 50 anni, tanto che oggi in un periodo di recessione forte come quello che stiamo vivendo, siamo sempre più portati a chiedere alla politica quali sono i sacrifici da fare, a chi toccano questi sacrifici e in funzione di quali obiettivi.

Naturalmente sarebbe gradito sapere anche a chi toccano eventualmente i vantaggi e in cambio di cosa.

Invece?
Capita costantemente che la politica non riesca a parlare più in modo semplice e chiaro, non parla con il cuore al cuore della gente, per dirla con una frase fatta - non mantiene "la promessa" di dare a tutti "la chance" - .

Il popolo è stufo di assistere al teatrino della politica, un teatrino, il nostro, dove si mortificano le eccellenze e i talenti, un teatrino dove vanno avanti trote e ballerine, amici degli amici e faccendieri noti ai più, senza vergogna e con una arroganza inusuale rispetto anche alla prima Repubblica (ed è quanto dire).

Il popolo è stufo di votare sempre per le stesse persone a loro volta sempre meno rappresentative del territorio e sempre più "nominati" dalla casta.

Allora capita che il popolo si disaffeziona dalla politica, si rassegna e cade nell'indifferenza, così da allontanarsi da un impegno civile che invece dovrebbe essere quasi un obbligo, un impegno ma anche un atto d'amore, sul cui altare nel passato grandi Uomini hanno sacrificato il bene più prezioso, la loro vita.

Suggerisco ai saltimbanchi della politica di rileggere questa storia, la nostra storia, perché da essa si può trarre un grande insegnamento - rassegnazione non significa indifferenza, rassegnazione non significa disponibilità ad accettare a vita una vita difficile - e si sa, quando il popolo ha "fame" le regole possono saltare.

venerdì 16 aprile 2010

MISERIA E DIGNITA'


Mi sembra saggio parafrasare con "Miseria e Dignità" il celebre film di Totò, anche allora come oggi andava in scena la fame, solo che la scena della fame si girava a Adro paesino del "ricco" bresciano amministrato da persone che fanno dell'indiscriminazione una bandiera, ne più ne meno come nella nostra italietta sempre più lega dipendente.
Increduli, ci meravigliamo di questi fatti o peggio cerchiamo di nascondere la polvere sotto i divani.

Così impavidi giù fiumi d'inchiostro, salotti televisivi che ci propinano "l'evento" con i politici che cercano di tirare l'acqua ognuno al proprio mulino (ma nessun politico della sinistra si è presentato ad Adro con l'assegnuccio in mano per fermare tale scempio).

Noi invece?

Non voglio riscrivere l'accaduto, voglio fare qualche riflessione sul nostro modo di parlare, parlare, ancora parlare per qualche giorno per fare poi andare tutto nel dimenticatoio.

Ecco è proprio questo il primo spunto di riflessione: - parlare tanto per poi non fare nulla -.

Poi: - possibile che non ci sia un sistema Italia, uguale in ogni comune per affrontare il problema della scuola, della mensa, dell'educazione dei nostri figli, evitando di lasciare tutto in mando ad amministratori che fanno della diseguaglianza una bandiera? -.

Per finire:- ma siamo certi che chi legifera ad uno stipendio mensile di 20.000 euro più benefit (destra e sinistra in questo non si differenziano) possa veramente capire come si può tirare su una famiglia con un solo stipendio che alla terza settimana è già finito? -.

Concordo con l'imprenditore mecenate quando chiede agli extra comunitari di rispettare i nostri costumi e le nostre leggi, così come concordo con lui quando con dignità rammenta la povertà dell'Italia del dopoguerra.

L'Italia, la nostra Italia è oggi sempre più a due velocità, l'unica cosa certa è che i politici pur prendondo i voti al Nord come nel Centro Sud dimenticano poi puntualmente che la ricchezza va equamente distribuita.

giovedì 15 aprile 2010

CAFONAL


E' già un cult editoriale il libro - Cafonal gli italiani nel mirino di Dagospia -, "l'inestimabile capolavoro" d'immagini social-vintage di Roberto D'Agostino edito da Mondadori.

Un libro dove le cadute di stile dei cosiddetti "potenti" sono viste con sottile ironia, qualche imbarazzo, simpatici sorrisi e strambe freddezze.

La graticola del duo D'Agostino - Pizzi, è un'opera di smitizzazione dei vip che nei fatti mette il re nudo in piazza, una miniera di ghiottonerie per gli amanti del gossip e dei pettegolezzi. dove i commenti al vetriolo viaggiano di pari passo con l'irriverenza delle immagini.

Un libro in cui la vita mondana di personaggi più o meno noti viene passata al setaccio, una vita spesso condotta su un modello del tipo "avatar" da molti dei protagonisti e dove il grottesco la fa da padrone, una vita che in questo libro viene presentata in modo tale che i vizi (molti) e le virtù (poche) di ogni individuo e della sua corte fanno rivivere oggi le stesse situazioni e le stesse geste della Roma imperiale divisa allora fra gli scritti di Petronio e Seneca e quelli di Marziale e Giovanale.

Cafonal è un modo "petroliniano" dei nostri giorni di leggere la mondanità, un modo tutto italiano per farsi come sempre i fatti propri in casa altrui, con tanti bei saluti alla privacy.

Come dire che i tempi passano ma i "cafonal" restano.


mercoledì 14 aprile 2010

CENCELLI L'INOSSIDABILE


Le elezioni sono finite ed immancabile si presenta a qualsiasi livello della politica la necessità di "formare la squadra". Naturalmente i buoni propositi della vigilia - squadra forte, competenze, utilizzo delle migliori risorse lascia ora spazio a lui, l'unico vero punto di riferimento per i politicanti nostrani: l'inossidabile Cencelli.

Wikipedia alla voce Manuale Cencelli riporta: - per manuale Cencelli s'intende una formula algebrico-deterministica per regolare la spartizione delle cariche pubbliche in base al peso elettorale di ogni singolo partito o corrente politica - .
Sull'esistenza di un manuale Cencelli stampato esistono molte favole metropolitane, di certo si può affermare con tranquillità:- sono cambiati i musicanti (da prima a seconda Repubblica) ma lo spartito (il Cencelli) non cambia.

Questa è l'Italia, oggi come ieri siamo in un Paese dove l'eccellenza politica spesso viene determinata dalla capacità di sapersi riciclare, un tempo da una corrente politica ad un'altra, oggi passando da destra a sinistra o viceversa senza tralasciare il centro i movimenti autonomisti e quando tutto serve anche utilizzando le tanto bistrattate liste civiche o liste civetta che dir si voglia.

E il cittadino?
Beh quello fa parte del sistema e in molti casi ne forma l'archivatrave su cui li sistema stesso si poggia; allora largo all'inossidabile Cencelli e che nessuno abbia da recriminare.
Vincitori e vinti siatene certi avranno tutti la loro bella fetta di torta.

E per i delusi?
Tranquilli se ne riparla al più fra 5 anni, sempre che non ci sia un nuovo giro di valzer prima.

martedì 13 aprile 2010

ITALIANITA'


La parola italianità è un atto sciovinismo o invece significa davvero qualcosa nel mondo?

Certo mi direte l'Italia è la patria di Dante e non sembra essere cosa da poco, ma Dante ahi noi è vissuto qualche secolo fa; e allora?

Scartati i luoghi comuni come - il paese del sole della pizza e del mandonino, o italiani popolo di santi di poeti e naviganti -, cosa vuol dire essere italiani oggi?

Giulio Iacchetti nel suo libro "Italianità" ci propone un'Italia drammaticamente vista dal basso, un'Italia fatta di cose piccine, di retorica e nostagia che cammina guardando indietro alla suo passato e non corre guardando avanti verso un nuovo futuro, un'Italia diversa dall'immaginario collettivo che la globolabizazione rappresenta.
Eppure nel mondo incredibilmente esistono un miliardo e mezzo di individui che amano "l'Italian Style Life", dunque, che amano mangiare italiano, vestire italiano, che sognano di vivere in Italia che vogliono venire a casa nostra, el nostro Paese, per conoscere la nostra terra, imparare o scoprire un mestiere, per vivere alla nostra maniera, e noi?

Noi siamo rimasti quelli di sempre, geniali e creativi con da copione, un popolo fatto di latin lovers in disarmo che cedono il passo a calciatori e veline nuove icone di una italietta che vivacchia in attesa che qualcosa cambi, con governanti occupare solo a litigare per fare in modo che tutto rimanga uguale.

Ma c'è diversità fra italianità e italianologia?

Benedetto Croce parlando del carattere di un popolo riteneva (forse in modo troppo fatalista) che esso fosse racchiuso nella sua storia.
Così, partendo da Croce, si può arrivare alla conclusione che italianità è il prodotto finale di una storia fatta da molte cose, a differenza invece dell'italianologia che rappresenta la riflessione sull'italiano e sul essere.

lunedì 12 aprile 2010

CON KIMBO NASCE IL COFFEE HOUR


Coffee hour è la variazione pubblicitaria dell'Happy hour che Kimbo ha pensato per rinnovare l'immagine e parlare ad un target di consumatori giovani.
Il caffè da sempre un rito, a prescindere dal momento e dal luogo, vissuto ora come nuovo momento di aggregazione, un momento di relax si, ma a base di caffè.

Un modo per dimostrare che non poteva mancare un tocco di napoletanità nell'interpretazione dell'ora felice, e poi vuoi mettere il ... moderare l'uso degli alcolici?
Insomma un'idea bellissima.

domenica 11 aprile 2010

ANCHE I DEFUNTI DEVONO "VIVERE MEGLIO"


Sembra incredibile ma è tutto vero.

La cosa è successa mentro facevo zapping l'altra sera sui canali del digitale terrestre (a proposito come si vede peggio la tv sul digitale rispetto a prima), quando ho beccato su Metropolis TV un programma titolato Corto Circuito.

In quel momento era "in scena" la prima del neo Sindaco di Castellammare di Stabia in diretta con i suoi cittadini.

La telefonata che mi ha fatto sorridere è stata quella di una donna che chiedeva al Sindaco di rimettere in sesto il locale cimitero che, a suo avviso, lasciava molto a desiderare (come del resto tutta la città, aggiungo io, che seppur bellissima deve poter ritornare agli antichi splendori) quando alla fine della sua "supplica" alla signora esasperata è sfuggito un ... perché anche i morti hanno diritto di vivere meglio ...

Insomma si può vivere meglio, anche da morti.

sabato 10 aprile 2010

L'OSTENSIONE DELLA SACRA SINDONE


Attesa da milioni di credenti la Sacra Sindone è da oggi esposta al pubblico e lo sarà fino al 23 maggio; è la quarta volta che viene "mostrata" ai fedeli ma anche ai curiosi.
La mediaticità dell'evento atteso e desiderato ma come sempre discusso, accompagnato dalla sua secolare storia fatta di misteri e leggenda si presenta alla fine sempre con la stessa domanda: la Sacra Sindone è vera oppure è un falso d'autore?
Per i cattolici non può che essere vera, e questo senza se e senza ma. Per le persone di fede non si discute, è sicuramente e semplicemente il sudario che ha avvolto il corpo di Gesù Cristo.
Questa considerazione però ci apre ad altre domande con risposte ben più difficili e complesse: cos'è rappresenta oggi la fede in Dio per un cattolico?
Come vivono i cattolici gli insegnamenti e le regole che si tramandano da oltre 2000 anni?
E' possibile vivere con la stessa fede e la stessa disciplina di allora?
Cosa bisogna fare per essere dei buoni cristiani nel XXI secolo?
Ecco sono queste alcune domande che mi sono posto pensando alla Sacra Sindone e a quanto ha fatto nostro Signore per noi.

venerdì 9 aprile 2010

ARMANDO TESTA IN MOSTRA


Si inaugura al Padiglione d'arte contemporanea di Milano il 12 aprile e durerà fino al 13 giugno la mostra: - Armando Testa. Il design delle idee.
Designer e grande creativo è stato come ha dichiarato la moglia Gemma "il più artista fra i pubblicitari e il più anomalo tra gli artisti".
Di sicuro Armando Testa ha contribuito a creare uno stile italiano nella pubblicità, uno stile raffinato ma al tempo stesso semplice, uno stile ed un tratto che resistono nel tempo e in un mondo come quello della pubblicità, un mondo che si rinnova sempre più in fretta.
Cosa dire ... quando la classe non è acqua ... si vede eccome.

domenica 14 marzo 2010

LA NUOVA FRONTIERA DELLA PUBBLICITA'

Sono passati quasi cinquantanni dal qual lontano 14 luglio 1960, giorno in cui John F. Kennedy a Los Angeles disse: - ci troviamo oggi alle soglie di una nuova frontiera, la frontiera degli anni sessanta. Non è una frontiera che assicuri promesse, ma soltanto sfide, ricca di sconosciute occasioni, ma anche di pericoli, di incompiute speranze e di minacce - . Da allora quest'espressione ha sempre rappresentato, a torto o a ragione, la sintesi di un'azione politica di rinnovamento.

Oggi nella pubbilicità "la nuova frontiera" non è più vendere ma creare desideri.
Dunque sempre meno oggetto e sempre più servizio, perché non abbiamo più bisogno di cose ma di valori.
Servono allora due livelli di comunicazione fatti uno d'informazione, l'altro di seduzione.

Non dimentichiamoci che una buona pubblicità viene oggi considerata sempre più spesso coma una farfalla che brilla, luccica e poi vola via.

sabato 13 marzo 2010

QUESTA VITA E' UNA FOLLIA

Una recente ricerca sugli stili di vita degli italiani ha evidenziato che:

  • il 44 % degli intervistati non ha soldi;
  • il 56 % non ha tempo.
Questo significa che la "povertà" del tempo incide inesorabilmente sulla qualità della vita, non consentendo quasi mai il raggiungimento degli obiettivi.

Insomma in un modo o in un'altro tutto ciò ci da solo un grande sensazione d'inutilità.

domenica 28 febbraio 2010

IL SILENZIO DELLA PAROLA

Mio padre, anziano signore d’altri tempi, quando voleva esprimersi su qualche tema scomodo, citava un vecchio proverbio napoletano: “ ‘A meglia parola è chella ca nun se dice”.
Gran bella filosofia, quella di mio padre, che dietro questa espressione nascondeva un modo raffinato d’intendere e di vivere l’uso della parola, tanto da evitare che la parola stessa si presti a diventare lacché delle riluttanze altrui.

Oggi, viviamo un mondo dove è un germogliare continuo di modi di comunicare, senza tener conto - di quello che si dice, di cosa si dice, di come si dice - tanto da essere capaci di comunicare tutto a tutti; assistendo però, paradossalmente inermi, al fenomeno sempre più crescente del: “Più comunichiamo e meno dialoghiamo”.

Occorre allora a mio avviso, recuperare la capacità del non detto, dando potenzialità e voce al silenzio.
Spesso, tacendo si può dire di più che parlando; eludendo così che l’impiego della parola stessa diventi fuorviante, ciò anche in virtù del fatto che l’essere umano è l’unico tra gli animali a conoscere l’uso della parola.

Secondo Nietzsche “le parole impediscono il cammino” tanto da essere nei fatti uno strumento di resistenza contro la conoscenza.
Lo stesso Freud ha più volte considerato la possibilità che le comunicazioni tra esseri umani avvengono a livello telepatico, ovvero senza bisogno dell’uso della parola, avanzando, l’ipotesi, che il pensiero sia stato il mezzo arcaico di comunicazione tra gli individui, e la parola quello più recente.

La nostra società ci offre oggi molti vantaggi e molte comodità rispetto ad altri modelli di società forse meno dinamiche e meno prospere; ma di contro non consente di fermarci, non concede tregua.

Si cresce per il fatto stesso che non si sa più come fermarsi.

Assistiamo così, incapaci, ad una continua corsa senza apparenti obbiettivi, per una meta che onestamente sembra sempre più difficile da decifrare, dove lo sgomitare per un posto al sole é più importante di qualsiasi etica, dove la parola è utilizzata per distruggere più che per creare.

Tutto ciò senza alcun imperativo morale.

Tutti corriamo, tanto che la fretta da esigenza strutturale e produttiva, diventa alla fine il nostro abito interiore.

Tutti corriamo, ma senza sapere bene per dove e perché, corriamo come fatto fine a sé stesso, bombardati come siamo da una incalcolabile molteplicità di stimoli, esposti a tutte le ore del giorno e della notte a messaggi televisivi slegati e frammentati, ma emotivamente potenti.

Tutti corriamo, giovani ed adulti, sembriamo obbedire ormai a una sola logica, quella del consumismo sfrenato e privo di valori, diventando alla fine stranieri di noi stessi.

Se ciò è, bisogna allora saper dare voce al silenzio, visto che con la scusa di informarci, i mass media tendono sempre più ad annullarci; non comunicando tutto, non informando, omettendo; in definitiva deformando la verità della parola.

Bisogna saper trovare dunque la capacità di dare voce al silenzio della parola, per non dover affermare come qualche volta era solito dire il mio papà che: “’A vocca è ‘nu bbello strumento, ma sadda sapé accurdà”.

giovedì 11 febbraio 2010

ETICA, ESTETICA E AMORE

Le aziende sono (dovrebbero essere) etiche e le pubblicità sono (dovrebbero essere) estetiche.

Alcune pubblicità dicono cose vere pechè le aziende fanno le cose vere, mentre alcune pubblicità dicono le cose false o meglio dicono le cose credendole o rendedole vere, ma le aziende non ci credono.

Tutti gli uomini fanno l'amore, qualcuno lo fa con la donna che ama mentre altri lo fanno che prostitute che pagano.
Usiamo lo stesso nome "amore", ma sono due cose completamente diverse.

sabato 6 febbraio 2010

LA SERENDIPITY NELLA PUBBLICITA’

Qualche tempo fa nel corso di un convegno sulla pubblicità, un collega era intento a presentare una case history riguardante una campagna pubblicitaria che aveva fatto un pezzo della storia della comunicazione italiana, e raccontava come dopo una serie d’innumerevoli presentazioni, riflessioni sul brand, sul suo posizionamento, sul target di riferimento ecc. sempre non gradite dal cliente, il claim della campagna nacque per pura casualità, spiegandocene anche in modo colorito e simpatico sia il come sia i vari collegamenti che per casualità ed intuito lo avevano generato.

In qual momento, mi tornò istantaneamente alla mente, un libro che tempo addietro avevo letto sulla Serendipity, un testo che seguiva oltre due secoli di storia sull’argomento, e gli usi ideologici e sociali cui la Serendipity si è prestata.

Serendipity è ovviamente una parola inventata, coniata nel 1754 da Horace Walpole sulla base di una leggenda: “I tre Principi di Serendip”. Serendip per chi non lo sa, è l’antico nome dell’attuale Sri-Lanka.

La leggenda raccontava che quando le loro Altezze viaggiavano, scoprivano per fortuna o per intuito, cose che non stavano assolutamente cercando.
Essi avevano il dono, di trovare cose “belle e buone” anche senza averle mai cercate, ed allo stesso tempo, di trasformare in “belle e buone”, cose che belle e buone non lo erano.

Dunque, nella Serendipity si tiene conto dell’imprevisto, che nel corso di un processo, porta a compiere in modo assolutamente non intenzionale, scoperte felici.

In altre parole, Serendipity, nella sua accezione moderna del termine, significa trovare qualcosa di prezioso mentre si cerca qualcosa di completamente diverso, oppure, in alternativa, trovare qualcosa che si andava cercando, ma in un luogo o in un modo inaspettato.

Per chi fa il nostro mestiere, Serendipity può essere a seconda dei casi una parola oscura e bizzarra, una parola capricciosa ed attraente, ma non possiamo non prescindere dal dare il giusto valore etico e morale alla termine Serendipity, affrontando in modo genetico il problema della fortuna o della sfortuna, facendo altresì un distinguo fra le probabilità di successo e fallimento.

Alla fine nella pubblicità la Serendipity deve essere interpretata come: merito o fortuna, un’apolologia del sapare qualunque esso sia, capacità di trovare l’idea giusta quando serve?

venerdì 29 gennaio 2010

IL POTERE DELLE ILLAZIONI

È vecchia come il cucco, eppure oggi più di ieri “l’illazione” è utilizzata in modo sempre più raffinato per mettere fuori gioco qualcuno, quando proprio non si riesce a farlo in altro modo.

Fin qui si può obiettare: nulla di male, l’importante nella vita è sapersi difendere.

Il vero problema però, a questo punto, sta proprio nel come bisogna difendersi.

Ultimamente sempre più spesso assistiamo all’impiego di parolone forti come: sobrietà, trasparenza, moralità, rigore, correttezza, rispetto dell’etica, riguardo delle regole e così via di seguito (noi stessi ne siamo maestri e da “comunicatori” né attingiamo a piene mani); ma regolarmente poi, il più delle volte, queste parole restano tali.

Allora viene voglia di chiedersi, ma non è meglio per tutti far seguire i fatti alle parole evitando che queste ultime restino tali, o meglio ancora adoperarsi per sostituire “concretamente e visibilmente” nei luoghi deputati le chiacchiere, con le azioni?
È così difficile oggi avere il coraggio delle proprie idee e dei propri comportamenti, e muoversi di conseguenza per perseguire ciò che veramente si vuole, senza nascondersi dietro al dito?
È così difficile, viceversa, non prestare il fianco a quanti non avendone le capacità, sgomitano per un posto al sole non riuscendo a produrre di meglio se non sotterfugi, bugiole e pettegolezzi di bassa lega?
Ma è veramente poi, così difficile, fare la differenziazione fra “buono e no buono”, o invece qualche volta tutto ciò ci fa gioco?

Forse la verità sta nel fatto che con frequenza, anche noi davanti allo specchio, non abbiamo il coraggio di dirci la tutta verità e vedere effettivamente con chiarezza come sta la realtà.