giovedì 29 aprile 2010

DANZA LENTA

Hai mai guardato i bambini in un girotondo?
O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?
O osservato il sole allo svanire della notte?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.

Quando dici "Come stai"?" ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto con centinaia di
questioni successive che ti passano per la testa?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.

Hai mai detto a tua figlio o a tuo figlio, "Lo faremo domani" senza notare nella fretta, il loro
dispiacere?
Hai mai perso il contatto, con una buona amicizia che poi è finita perchè tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire "Ciao"?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare così veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.

Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno, è come un regalo mai aperto gettato via.

La vita non è una corsa.
Prendila più piano.
Ascolta la musica.
Prima che la canzone sia finita.


Desidero condividere questa nota che ho ricevuto tempo fa da Giorgio Tramontini (un mio collega pubblcitario) con i miei figli, le persone care e gli amici veri con la speranza che facciano tesoro di questi suggerimenti e perchè no dei miei errori e qualche volta anche dei miei consigli.

EX - PUNTO E A CAPO


E' questo il nome scelto dagli organizzatori del primo solone del "divorzio" che si terrà a Milano presso l'hotel Marriot il prossimo 8 e 9 maggio.

Quando ho intercettato la velina Ansa mi sembrava la solita bufala del buontempone di turno e quasi non credevo ai miei occhi, poi però scorrendo meglio il fatto mi sono detto: ah, però.

Dati alla mano pare che quello dei nuovi single sia un "mercato" in forte espansione, si passa infatti dagli 80 su 1000 matrimoni del 1995 ai 150 su 1000 del 2005 per finire ai 273 su mille dato a consuntivo 2007.

In contemporanea al salone la catena francese Fnac lancierà nei sui negozi la .... "lista di divorzio", dove amici e parenti protranno contribuire al primo che i per la casa che i nuovi single dovranno allestire per far fronte alle necessità e non tornare da mammà e papà.

Insomma un new business bello e buono da sviluppare in grande stile negli anni a venire.





mercoledì 28 aprile 2010

LA RIFORMA DELLE PROFESSIONI

intervista pubblicata su Affaritaliani.it a firma di Pasquale Diaferia

Riforma delle Profssioni - Vanacore (TP): "Alfano si è dimenticato del mondo della comunicazione"

Biagio Vanacore

La riforma delle professioni torna tra i temi forti dall'agenda politica italiana. Il Guardasigilli, Angelino Alfano, sembra, infatti, determinato nel voler riformare gli ordinamenti professionali entro la fine della legislatura, partendo dalla reintroduzione delle tariffe minime obbligatorie, abolite quattro anni fa dalla “lenzuolata” di Bersani.
Il ministro decide di convocare gli Stati Generali delle professioni e intorno al tavolo sceglie di far sedere i vertici delle 25 professioni “ordinistiche”. Si dimentica però di invitare i rappresentanti di quelle attività legate all’associazionismo del quale, si stima, farebbero parte circa tre milioni e mezzo di lavoratori indipendenti, quasi sempre pionieri e sperimentatori di quelle tendenze del mercato. Quelli, per intendersi, che nei momenti di crisi economica tengono a galla l’economia del paese con un contributo del 13,5% del pil.

Questo provoca la reazione del presidente di TP Biagio Vanacore che, intervistato da Affaritaliani.it non va certo per il sottile: “Riconosco ad Alfano l’ammirevole volontà di mettere mano a un nodo cruciale dello sviluppo economico, ma non è pensabile di aprire un tavolo di concertazione che non tenga conto delle Associazioni, rispetto alle quali il ministro si è affrettato a conclamare la natura subordinata e non riconosciuta rispetto agli Ordini di matrice pubblicistica”.

Con orgoglio Vanacore rivendica per TP - Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti che dal 1945 opera su tutto il territorio nazionale – il fatto di essere l’unica associazione che comprende tutti i ruoli coinvolti nel processo di comunicazione, dal marketing alla creatività, di un’industria che ha tenuto anche in periodo di recessione. “In questa fase di grave crisi economica, che importa il rischio di incrinare la qualità della prestazione professionale e mette in forse tanti posti di lavoro anche nel comparto creativo, è quanto mai necessario che la riforma della professione garantisca un sistema tariffario che sia in grado di tenere insieme la dignità ed il prestigio delle professioni; si tratterebbe, quindi, di tornare in qualche modo ad avere dei prezzi minimi, al di sotto dei quali non si può scendere. L’abolizione della tariffa minima intervenuta con il decreto Bersani – continua il presidente TP - ha avuto il risultato diametralmente opposto, creando un imbarbarimento professionale che non ha portato benefici ai cittadini e che ha creato un problema di qualità della prestazione; bisogna puntare sulla sana competizione tra Associazioni e Ordini al fine di assecondare da un lato il mercato, dall’altro le esigenze dei consumatori di garanzia dei servizi erogati; per questo motivo chiedo ufficialmente al ministro di includere le associazioni professionali nel gruppo di lavoro che si sta configurando in questi giorni affinché, dopo un immobilismo di 15 anni, si possa finalmente siglare, entro la fine della legislatura, un’ autentica riforma professionale condivisa da tutti”.

La sensazione diffusa è che si vada incontro ad una fumata nera i cui effetti si tradurranno in un’ulteriore spaccatura tra il mondo della professioni “ordinistiche” e quelle non regolamentate. Le Associazioni, dal canto loro, pur lamentando una situazione difficile, non sembrano voler gettar la spugna; sanno bene che stare fuori dal perimetro della regolamentazione significa stare fuori dai confini della libera circolazione in ambito europeo, come definita dalla direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Molte sono le Associazioni private tra Professionisti che da anni richiedono la possibilità di poter definire delle linee guida per un minimo tariffario. “La riapertura della discussione sulla riforma delle professioni è fondamentale per un governo che si dichiara riformista. Ma lasciare fuori proprio quei professionsiti della comunicazione che hanno contribuito a modernizzare il paese mi pare un autogol. Ancora più grave se si pensa che il premier è stato per anni il più influente pubblicitario nazionale, oltre che da sempre un grande uomo di comunicazione. Si ricordi dei suoi colleghi, che ogni giorno lavorano per il 'suo' sistema dei media”.

martedì 27 aprile 2010

NO MONEY NO LIFE


Prendo a prestito cambiando scenario e claim una notissima pubblicità per lanciare un tema che inizia a essere sempre più sentito: - quello della durata della vita e della sua fine -.

Ma come mi direte, con tante cose su cui riflettere in questo periodo, tu parli proprio di una cosa così triste?
Certo che si.
L'essere umano è l'unico ad avere una data di scadenza, non sappiamo quando, non sappiamo ne come ne dove, ma sicuramente la vita prima o poi ci presenta il conto.

Orbene, se le aspettative stanno ragionevolmente attestandosi intorno al secolo di vita, la domanda che nasce spontanea è: ma come si arriverà ai 100 anni?

Con questa premessa provo a affrontare il problema da due angolazioni: sanitaria e etica.

Sotto l'aspetto sanitario, con l'età media che si allunga e con gli acciacchi che inevitabilmente giungono, ci troviamo a sopportare costi sanitari sempre più forti, in un Paese dove la diseguaglianza saniraria la fa sempre più da padrone, dove la baronia della medicina è sempre più forte e dove la politica (sempre lei) non riesce a dare regole giuste condivise da tutti con la coseguenza di barcamenarsi sempre di più alla ricerca di compromessi che alla fine come sempre scontentano tutti.

Inoltre esistono tipi di malattie dove le famiglie normali (la stragrandissima maggioranza) non hanno le risorse economiche per fronteggiarle, e non avendo i sostegni sociali adeguati (costano e le lungaggini burocratiche fanno il resto), si dannano nel vedere condannati ad una sorta di eutanasia sociale i loro cari affetti da queste patologie "incurabili".

Da qui il problema politico: - garantire o meno tale assistenza e sulla base di quali scelte programmatiche -.

E poi, - tali scelte devono essere affidate solo ai politici, o c'è bisogno di condivire le decisioni con medici e persone di fede -?

Alla fine rimane l'aspetto etico: - ma l'ammalato deve avere intatta la sua dignità e entro quale soglia -?
Ha diritto di poter scegliere lui o anche lui come gestire la fine della sua vita e sulla base di cosa?

Naturalmante se hai money non hai problemi, altrimenti: no momey no life.

lunedì 26 aprile 2010

L'ALBERO DI FALCONE


Qualche giorno fa, i soliti noti (poi si è scoperto che "forse", per una volta, la mafia non c'entrava nulla) hanno profanato a Palermo la magnolia dedicata alla memoria Giovanni Falcone il giudice palerminato ucciso dalla mafia 18 anni fa (il 23 maggio ricorre l'anniversario) spogliandola delle sue testimonianze.

18 anni, come passa il tempo mi verrebbe da dire, passa ma il ricordo di Falcone e Borsellino non si affievolisce, ma anzi.
La cosa bella che assume un significato ancor più importante e poi pensare che in un'epoca di simbolismi, questa magnolia cresciuta difronte casa Falcone, rappresenti per i giovani di Palermo, della Sicilia e dell'Italia tutta un simbolo di speranza, un simbolo cui aggrapparsi nell'attesa di un domani migliore.

Allora alto e forte si alza il mio grido di dolore, Stato: dove sei?
Perchè aspetti la reazione dei palermitani e della gente perbene e non intervieni come si dovrebbe nella prevenzione?

I palermitani onesti (quasi tutti) hanno già risposto ripopolando la magnolia di nuovi "pizzini", come sempre scritti con il cuore, "pizzini" semplici, di speranza, scritti da chi non vuole arrendersi.

Agli uomini della mafia dico con quanto fiato ho in gola: potete distruggere i simboli esteriori, ma Falcone, Borsellino e i tanti Eroi caduti per vostra mano non potrete mai distruggerli dentro di noi nelle nostre coscienze, perchè lì vivranno sempre, e con loro e sul loro esempio che tutti noi proveremo a costruire un Paese migliore.

martedì 20 aprile 2010

IL TEATRINO DELLA POLITICA


Cosa dovrebbe rappresentare la politica quella intesa con la P maiuscola?

Mi sembrerebbe scontato dire che dovrebbe rappresentare il far prevalere gli interessi generali rispetto a quelli personali o alle ideologie di parte.

E poi?
Forse dovrebbe generare la soddisfazione del cittadino rispetto a beni e servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione.

Puo bastare?
Certo che no, perchè non si può parlare con i cittadini solo in campagna elettorale e poi chi si è visto si è visto.
Noi italiani siamo profondamente cambiate negli ultimi 50 anni, tanto che oggi in un periodo di recessione forte come quello che stiamo vivendo, siamo sempre più portati a chiedere alla politica quali sono i sacrifici da fare, a chi toccano questi sacrifici e in funzione di quali obiettivi.

Naturalmente sarebbe gradito sapere anche a chi toccano eventualmente i vantaggi e in cambio di cosa.

Invece?
Capita costantemente che la politica non riesca a parlare più in modo semplice e chiaro, non parla con il cuore al cuore della gente, per dirla con una frase fatta - non mantiene "la promessa" di dare a tutti "la chance" - .

Il popolo è stufo di assistere al teatrino della politica, un teatrino, il nostro, dove si mortificano le eccellenze e i talenti, un teatrino dove vanno avanti trote e ballerine, amici degli amici e faccendieri noti ai più, senza vergogna e con una arroganza inusuale rispetto anche alla prima Repubblica (ed è quanto dire).

Il popolo è stufo di votare sempre per le stesse persone a loro volta sempre meno rappresentative del territorio e sempre più "nominati" dalla casta.

Allora capita che il popolo si disaffeziona dalla politica, si rassegna e cade nell'indifferenza, così da allontanarsi da un impegno civile che invece dovrebbe essere quasi un obbligo, un impegno ma anche un atto d'amore, sul cui altare nel passato grandi Uomini hanno sacrificato il bene più prezioso, la loro vita.

Suggerisco ai saltimbanchi della politica di rileggere questa storia, la nostra storia, perché da essa si può trarre un grande insegnamento - rassegnazione non significa indifferenza, rassegnazione non significa disponibilità ad accettare a vita una vita difficile - e si sa, quando il popolo ha "fame" le regole possono saltare.

venerdì 16 aprile 2010

MISERIA E DIGNITA'


Mi sembra saggio parafrasare con "Miseria e Dignità" il celebre film di Totò, anche allora come oggi andava in scena la fame, solo che la scena della fame si girava a Adro paesino del "ricco" bresciano amministrato da persone che fanno dell'indiscriminazione una bandiera, ne più ne meno come nella nostra italietta sempre più lega dipendente.
Increduli, ci meravigliamo di questi fatti o peggio cerchiamo di nascondere la polvere sotto i divani.

Così impavidi giù fiumi d'inchiostro, salotti televisivi che ci propinano "l'evento" con i politici che cercano di tirare l'acqua ognuno al proprio mulino (ma nessun politico della sinistra si è presentato ad Adro con l'assegnuccio in mano per fermare tale scempio).

Noi invece?

Non voglio riscrivere l'accaduto, voglio fare qualche riflessione sul nostro modo di parlare, parlare, ancora parlare per qualche giorno per fare poi andare tutto nel dimenticatoio.

Ecco è proprio questo il primo spunto di riflessione: - parlare tanto per poi non fare nulla -.

Poi: - possibile che non ci sia un sistema Italia, uguale in ogni comune per affrontare il problema della scuola, della mensa, dell'educazione dei nostri figli, evitando di lasciare tutto in mando ad amministratori che fanno della diseguaglianza una bandiera? -.

Per finire:- ma siamo certi che chi legifera ad uno stipendio mensile di 20.000 euro più benefit (destra e sinistra in questo non si differenziano) possa veramente capire come si può tirare su una famiglia con un solo stipendio che alla terza settimana è già finito? -.

Concordo con l'imprenditore mecenate quando chiede agli extra comunitari di rispettare i nostri costumi e le nostre leggi, così come concordo con lui quando con dignità rammenta la povertà dell'Italia del dopoguerra.

L'Italia, la nostra Italia è oggi sempre più a due velocità, l'unica cosa certa è che i politici pur prendondo i voti al Nord come nel Centro Sud dimenticano poi puntualmente che la ricchezza va equamente distribuita.

giovedì 15 aprile 2010

CAFONAL


E' già un cult editoriale il libro - Cafonal gli italiani nel mirino di Dagospia -, "l'inestimabile capolavoro" d'immagini social-vintage di Roberto D'Agostino edito da Mondadori.

Un libro dove le cadute di stile dei cosiddetti "potenti" sono viste con sottile ironia, qualche imbarazzo, simpatici sorrisi e strambe freddezze.

La graticola del duo D'Agostino - Pizzi, è un'opera di smitizzazione dei vip che nei fatti mette il re nudo in piazza, una miniera di ghiottonerie per gli amanti del gossip e dei pettegolezzi. dove i commenti al vetriolo viaggiano di pari passo con l'irriverenza delle immagini.

Un libro in cui la vita mondana di personaggi più o meno noti viene passata al setaccio, una vita spesso condotta su un modello del tipo "avatar" da molti dei protagonisti e dove il grottesco la fa da padrone, una vita che in questo libro viene presentata in modo tale che i vizi (molti) e le virtù (poche) di ogni individuo e della sua corte fanno rivivere oggi le stesse situazioni e le stesse geste della Roma imperiale divisa allora fra gli scritti di Petronio e Seneca e quelli di Marziale e Giovanale.

Cafonal è un modo "petroliniano" dei nostri giorni di leggere la mondanità, un modo tutto italiano per farsi come sempre i fatti propri in casa altrui, con tanti bei saluti alla privacy.

Come dire che i tempi passano ma i "cafonal" restano.


mercoledì 14 aprile 2010

CENCELLI L'INOSSIDABILE


Le elezioni sono finite ed immancabile si presenta a qualsiasi livello della politica la necessità di "formare la squadra". Naturalmente i buoni propositi della vigilia - squadra forte, competenze, utilizzo delle migliori risorse lascia ora spazio a lui, l'unico vero punto di riferimento per i politicanti nostrani: l'inossidabile Cencelli.

Wikipedia alla voce Manuale Cencelli riporta: - per manuale Cencelli s'intende una formula algebrico-deterministica per regolare la spartizione delle cariche pubbliche in base al peso elettorale di ogni singolo partito o corrente politica - .
Sull'esistenza di un manuale Cencelli stampato esistono molte favole metropolitane, di certo si può affermare con tranquillità:- sono cambiati i musicanti (da prima a seconda Repubblica) ma lo spartito (il Cencelli) non cambia.

Questa è l'Italia, oggi come ieri siamo in un Paese dove l'eccellenza politica spesso viene determinata dalla capacità di sapersi riciclare, un tempo da una corrente politica ad un'altra, oggi passando da destra a sinistra o viceversa senza tralasciare il centro i movimenti autonomisti e quando tutto serve anche utilizzando le tanto bistrattate liste civiche o liste civetta che dir si voglia.

E il cittadino?
Beh quello fa parte del sistema e in molti casi ne forma l'archivatrave su cui li sistema stesso si poggia; allora largo all'inossidabile Cencelli e che nessuno abbia da recriminare.
Vincitori e vinti siatene certi avranno tutti la loro bella fetta di torta.

E per i delusi?
Tranquilli se ne riparla al più fra 5 anni, sempre che non ci sia un nuovo giro di valzer prima.

martedì 13 aprile 2010

ITALIANITA'


La parola italianità è un atto sciovinismo o invece significa davvero qualcosa nel mondo?

Certo mi direte l'Italia è la patria di Dante e non sembra essere cosa da poco, ma Dante ahi noi è vissuto qualche secolo fa; e allora?

Scartati i luoghi comuni come - il paese del sole della pizza e del mandonino, o italiani popolo di santi di poeti e naviganti -, cosa vuol dire essere italiani oggi?

Giulio Iacchetti nel suo libro "Italianità" ci propone un'Italia drammaticamente vista dal basso, un'Italia fatta di cose piccine, di retorica e nostagia che cammina guardando indietro alla suo passato e non corre guardando avanti verso un nuovo futuro, un'Italia diversa dall'immaginario collettivo che la globolabizazione rappresenta.
Eppure nel mondo incredibilmente esistono un miliardo e mezzo di individui che amano "l'Italian Style Life", dunque, che amano mangiare italiano, vestire italiano, che sognano di vivere in Italia che vogliono venire a casa nostra, el nostro Paese, per conoscere la nostra terra, imparare o scoprire un mestiere, per vivere alla nostra maniera, e noi?

Noi siamo rimasti quelli di sempre, geniali e creativi con da copione, un popolo fatto di latin lovers in disarmo che cedono il passo a calciatori e veline nuove icone di una italietta che vivacchia in attesa che qualcosa cambi, con governanti occupare solo a litigare per fare in modo che tutto rimanga uguale.

Ma c'è diversità fra italianità e italianologia?

Benedetto Croce parlando del carattere di un popolo riteneva (forse in modo troppo fatalista) che esso fosse racchiuso nella sua storia.
Così, partendo da Croce, si può arrivare alla conclusione che italianità è il prodotto finale di una storia fatta da molte cose, a differenza invece dell'italianologia che rappresenta la riflessione sull'italiano e sul essere.

lunedì 12 aprile 2010

CON KIMBO NASCE IL COFFEE HOUR


Coffee hour è la variazione pubblicitaria dell'Happy hour che Kimbo ha pensato per rinnovare l'immagine e parlare ad un target di consumatori giovani.
Il caffè da sempre un rito, a prescindere dal momento e dal luogo, vissuto ora come nuovo momento di aggregazione, un momento di relax si, ma a base di caffè.

Un modo per dimostrare che non poteva mancare un tocco di napoletanità nell'interpretazione dell'ora felice, e poi vuoi mettere il ... moderare l'uso degli alcolici?
Insomma un'idea bellissima.

domenica 11 aprile 2010

ANCHE I DEFUNTI DEVONO "VIVERE MEGLIO"


Sembra incredibile ma è tutto vero.

La cosa è successa mentro facevo zapping l'altra sera sui canali del digitale terrestre (a proposito come si vede peggio la tv sul digitale rispetto a prima), quando ho beccato su Metropolis TV un programma titolato Corto Circuito.

In quel momento era "in scena" la prima del neo Sindaco di Castellammare di Stabia in diretta con i suoi cittadini.

La telefonata che mi ha fatto sorridere è stata quella di una donna che chiedeva al Sindaco di rimettere in sesto il locale cimitero che, a suo avviso, lasciava molto a desiderare (come del resto tutta la città, aggiungo io, che seppur bellissima deve poter ritornare agli antichi splendori) quando alla fine della sua "supplica" alla signora esasperata è sfuggito un ... perché anche i morti hanno diritto di vivere meglio ...

Insomma si può vivere meglio, anche da morti.

sabato 10 aprile 2010

L'OSTENSIONE DELLA SACRA SINDONE


Attesa da milioni di credenti la Sacra Sindone è da oggi esposta al pubblico e lo sarà fino al 23 maggio; è la quarta volta che viene "mostrata" ai fedeli ma anche ai curiosi.
La mediaticità dell'evento atteso e desiderato ma come sempre discusso, accompagnato dalla sua secolare storia fatta di misteri e leggenda si presenta alla fine sempre con la stessa domanda: la Sacra Sindone è vera oppure è un falso d'autore?
Per i cattolici non può che essere vera, e questo senza se e senza ma. Per le persone di fede non si discute, è sicuramente e semplicemente il sudario che ha avvolto il corpo di Gesù Cristo.
Questa considerazione però ci apre ad altre domande con risposte ben più difficili e complesse: cos'è rappresenta oggi la fede in Dio per un cattolico?
Come vivono i cattolici gli insegnamenti e le regole che si tramandano da oltre 2000 anni?
E' possibile vivere con la stessa fede e la stessa disciplina di allora?
Cosa bisogna fare per essere dei buoni cristiani nel XXI secolo?
Ecco sono queste alcune domande che mi sono posto pensando alla Sacra Sindone e a quanto ha fatto nostro Signore per noi.

venerdì 9 aprile 2010

ARMANDO TESTA IN MOSTRA


Si inaugura al Padiglione d'arte contemporanea di Milano il 12 aprile e durerà fino al 13 giugno la mostra: - Armando Testa. Il design delle idee.
Designer e grande creativo è stato come ha dichiarato la moglia Gemma "il più artista fra i pubblicitari e il più anomalo tra gli artisti".
Di sicuro Armando Testa ha contribuito a creare uno stile italiano nella pubblicità, uno stile raffinato ma al tempo stesso semplice, uno stile ed un tratto che resistono nel tempo e in un mondo come quello della pubblicità, un mondo che si rinnova sempre più in fretta.
Cosa dire ... quando la classe non è acqua ... si vede eccome.