venerdì 21 dicembre 2007

L'USO DEI RAGAZZI NELLA PUBBLICITA' E' DI DESTRA O DI SINISTRA?

La ricerca di Unicom - gli italiani è la pubblicità - , ha evidenziato come l’utilizzo dei ragazzi in ruoli testimonial pubblicitari “continui ad essere soggetto che colpisce fortemente in pubblicità, sensibilizzando specie un certo target di fruitori”.

Inoltre, sempre la ricerca Unicom, parlando di ricordo pubblicitario, nella tavola “la pubblicità che fa riflettere” metteva al primo posto come citazione spontanea “informazione/politica”.

Perché citare questi due passaggi della ricerca Unicom?

Forse perché è il caso di dire che in Italia si predica bene, ma quanto poi a razzolare …., ne passa di strada.

Chi non ricorda i fiumi di inchiostro spesi quando la legge Gasparri limitava l’uso dei minori nella pubblicità?

Chi non ricorda le prese di posizioni di pubblicitari, politici, sociologi ecc. su quanto fosse o meno giusto, e in che misura utilizzare i ragazzi in pubblicità?

Tutto passato.

Oggi nessuno si scandalizza più, ma più di tutti non si scaldano e scandalizzano più i nostri politici, che quest’anno hanno utilizzato utilizzato a piene mani “il testimonial bambino / ragazzo /adolescente”.

Allora mi viene voglia di chiedere: ma oggi che i ragazzi nella pubblicità sono usati anche a scopi politici, nessuno ha più niente da ridere?

Cosa vuole significare in termini politici l’utilizzo di bambini ed addolcenti?

E per finire: ma l’utilizzo dei ragazzi nella pubblicità è “di destra o di sinistra”?

giovedì 8 novembre 2007

PORTALE ITALIA: FIOCCO AZZURRO, ROSA O .... NEUTRO?

Due lunghi e travagliati anni di gestazione, e voilà, anche il nostro Paese ha il suo bravo portale: Italia.it!

Finalmente, ne sentivamo veramente la mancanza.

Ed il fiocco che di solito saluta la nascita di un maschietto (azzurro) o di una femminuccia (rosa), in questo caso di che colore è?

Neutro, sì proprio così, e non ho dubbi, per me il fiocco è neutro.

Certo, sono un uomo di comunicazione di provincia non uso alla frequentazione dei grandi salotti della pubblicità, forse legato a schemi rigidi, e quindi sicuramente in ritardo “sul tempo” di qualche battuta, ma nel vedere il “logo” raffigurato da una “i” di linea tipicamente boldoniana affiancata ad un font anonimo-lineare, unito a quel “coso” verde che rende ancora più frammentato il logo intero, non ho potuto far a meno di pensare, ci risiamo: la montagna ha partorito ancora una volta il topolino.

Poi mi sono detto, ma cerca di essere più evoluto; ed allora l’ho guardato meglio, ma anche in questo caso sono piombato subito nell’ambiguità linguistica delle due lettere iniziali “it”, che in inglese stanno a significare “cosa”.
Mi si potrebbe obiettare a questo punto che nel linguaggio universale d’internet “it” sta per Italia, che internet è uno strumento moderno, ma cosa volete, sono ancorato ad un’Italia percepita come luogo principe di bellezze, d’eccellenza culturale, culla di design, patria riconosciuta della moda, deposito indiscusso della maggiore densità di luoghi Unesco nel mondo, e non certo ad un’italietta di serie B, con tutto il rispetto per la serie.

E’ indubbio che l’Italia è anche un Paese che ha bisogno di guardare ad un futuro di modernità, di sviluppo, d’innovazione; ma è anche un Paese che non può dimenticare la sua storia ed il suo stile.
E’ enorme il mercato di coloro che nel mondo, affrancati dalla schiavitù del bisogno, investono in qualità della vita e guardano allo stile di vita italiano come modello di riferimento. Parliamo di un miliardo e mezzo di persone che vogliono mangiare all’italiana, vestire all’italiana, arredare la propria casa con mobili, frutto del design italiano.
Dobbiamo intercettare e gestire questa domanda di “Italian way of life”, e possiamo farlo solo se facciamo dell’eccellenza il nostro credo, e con la genialità che ci contraddistingue.

Partendo da queste riflessioni, ho ritenuto di dare del “neutro” allo stile grafico, perché certamente questo marchio non rappresenta lo stile italiano, forse è più un segno di tipo internazionale, quindi massificato ed anonimo, che a mio avviso non determina un elemento distintivo e personale del nostro Paese.

Ovviamente, alla lunga come tutte le cose, se spinto e usato sarà sicuramente accettato, ma di sicuro è per noi un’occasione mancata.

Queste sono però, solo le riflessioni di un uomo di comunicazione di provincia; e così, guardando il mio mare, andando ben oltre l’orizzonte, ho rivisto davanti agli occhi il logo “Espana”, e mi sono detto: chi sarà poi mai questo Mirò?

giovedì 11 ottobre 2007

COMMENTO AL DDL GENTILONI.

Che in Italia oggi a livello televisivo esista “di fatto” un duopolio, mi pare di poter affermare che sia cosa acclarata.

Intervenire però, per legge, sulla sola raccolta pubblicitaria che ogni singolo soggetto può mettere in atto, mi sembra di contro, ostativo allo sviluppo economico dei singoli soggetti interessati, e penalizzante per l’economia e la sopravvivenza di tutto il comparto pubblicitario; ed al tal proposito ritengo valide le considerazioni di merito fatte sul ddl dal presidente dell’antitrust Catricalà, antitrust, che per ruolo, é il massimo organo in materia di decisioni concernenti “posizioni dominanti di mercato”.

Vorrei aggiungere inoltre, che bisogna tenere conto che i due soggetti interessati, Rai e Mediaset perché è di loro che parliamo, dovrebbero svolgere funzioni completamente diverse nel panorama televisivo italiano; visto che una è considerata “pubblica”, e per questo servizio i cittadini versano annualmente un canone, mentre l’altra è giudicata “commerciale”, e come tale vive, di fatto, dei proventi determinati della raccolta pubblicitaria.

Basterebbero di se già queste considerazioni per leggere nel ddl Gentiloni, uno stravolgimento delle regole di mercato.

A tal riguardo, è molto più attuale e meglio strutturata nel suo complesso, la vecchia legge Maccanico del 1997.

Ben farebbe il Ministro invece, in virtù della competenza professionale che ha nel settore e che dal settore gli viene riconosciuta, a mettere mano a tutta la legislazione legata al comparto “comunicazione e pubblicità”, con lo spirito di sviluppare un progetto a più ampio raggio in grado di garantire pluralità ed assicurare trasparenza, rimodellando anche la legge 150 con tutto ciò che riguarda la comunicazione “locale”, per finire ai bandi di gara del settore pubblico, che ancor oggi, sono affidati ed appaltati con gli stessi principi con cui si affidano ed appaltano gli asfalti delle strade; bandi e legislazioni non più confacenti alle esigenze di un mercato dove, sempre più sono evidenti i cambiamenti strutturali, in termini di committenza, operatori incaricati, ma principalmente utenza finale, naturalmente facendo ciò nel rispetto del ruolo di tutti, ma con il giusto distinguo fra comunicazione ed informazione.

Così per essere concreto è non astratto, propongo un incontro fra le varie Asssociazioni di categoria del nostro comparto, con lo scopo di preparare un documento comune da poter sottoporre al Ministro in tempi brevissimi, con l’obiettivo di dare anima a voce al “nostro mondo”, che da sempre, e con professionalità, fa questo mestiere per altri, affinché si possano trovare soluzioni idonee e condivise per tutto il settore.

sabato 6 ottobre 2007

GESU' IN OFFERTA SPECIALE

È la la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho letto oggi sulle news dell’ANSA la notizia di quanto successo in una parrocchia di Torre Annunziata, segnalata dal quotidiano Metropolis.

Pare, infatti, che nella parrocchia della Trinità di Via Gino Alfani di Torre Annunziata, il parroco don Antonio Ascione, abbia organizzato una “raccolta punti” con l’obiettivo di fidelizzare i bambini alla messa della domenica mattina.

Nello scorrere la news ho sorriso, ho ripercorso con la mente le tappe del Catechismo della mia infanzia con l’obiettivo di trovare un qualche riferimento che potesse illuminarmi sull’accaduto, ma ahimé senza successo; così alla fine mi sono detto beh: “anche nella chiesa i tempi cambiano”.

A questo punto, ho riletto con più attenzione “il piano di marketing” che don Antonio Ascione ha preparato a supporto dell’iniziativa, ed i risultati che ha conseguito: “meno del previsto, ma in ogni modo l’iniziativa è stata un successo”.

Oddio, 8 bollini, mi sembrano pochini per il valore della Marca, ma forse il target “giovane” di riferimento probabilmente non consentiva di più; e poi i premi: rosari, crocefissi, vangeli ed altri gadget “della Casa”, probabilmente non in linea con le attese, avranno fatto il resto.

Certo, ultimamente un po’ di movimento nel mondo cattolico sotto quest’aspetto si è cominciato a registrare, è stata, infatti, pubblicata una raccolta di santini (sul tipo delle figurine dei calciatori) denominata: “Santi, i campioni della fede”, con una prefazione del cardinale Tonini, ma mai finora una raccolta punti.

La cosa strana, è che in 2000 anni l’unico marchio che ha resistito a tutto e tutti, è stato proprio quello della Chiesa.

Pensierino finale: ma don Antonio avrà presentato al Ministero delle Attività produttive la regolare “comunicazione”?

domenica 29 luglio 2007

LA MIA NASCITA

Ho visto la luce, ma meglio sarebbe dire il buio della notte, alle 2,45 di mercoledì 29 luglio 1953 a Castellammare di Stabia allora considerata un ridente e laboriosa cittadina della provincia Napoli, nota per la sua spiccata vocazione turistica grazie al Faito (la montagna che sta dietro la città e che si raggiunge in 8 minuti con il famoso "panariello"), alle Terme e al mare (che portavano da maggio a settembre "e furastieri") ma anche per i Cantieri Navali (che a quel tempo, quando la politica non era arrivata a gestire tutto, erano considerati i cantieri più importanti oltre che più antichi d'Italia) fino alle sue numerose fabbriche tra cui spiccava la Cirio che avrebbe avuto in futuro, un ruolo più che importante nella mia vita.

Qusta situazione consentiva ai miei compaesani o concittadini (fate voi) una vita onesta e operosa, in uno di quei posti "baciati da Dio" in cui gli stranieri avrebbero fatto carte false per viverci, e dove invece le persone del posto facevano carte false per lasciare, in cambio del miraggio di un "posto fisso" migliore nelle fabbriche dell'evoluto Settemtrione dove sempre più spesso emigravano in cerca di chissà cos'altro.

Ovviamente sono nato in casa: via del Gesù al civico numero dodici, quella che per Castellammare era considerata la strada dello "struscio" mentre oggi, ahimé, rappresenta l'inizio della casbah, e come succedeva sempre in quei tempi con l'aiuto della "vammana" (l'ostetrica) che di fatto svolgeva il compito oggi affidato al ginecologo (che comunque nel mio caso c'era).

Cosa ha significato per la famiglia la mia nascita?
Vediamo un poco: per mammà è stata, dopo, una "bellissima sofferenza" e l'inizio di un amore senza fine e senza limiti che dura intatto ancora oggi (non a caso mia sorella dice sempre che sono - 'o ciondolo e mammà - ), per papà la certezza di essere stato in grado di dare una continuità alla "stirpe" dei Vanacore, per mio nonno Biagio la tanto sospirata "puntella" (al Sud anche adesso al primo figlio maschio viene per tradizione "imposto" come nome di battesimo quello del nonno paterno), per le nonne (la più "austera" nonna Ermelinda mamma di papà, e la più "mamma" nonna Giuspeppina mamma di mamma) e gli zii la gioia e la novità di avere finalmente il primo nipote.

In casa viveva con noi anche uno zio prete della nonna Giuseppina, canonico e teologo emerito del Capitolo della Cattedrale, che con il sarcasmo classico degli "Esposito" (questo era il cognome della nonna da giovane) disse che il nuovo (io) avrebbe ben presto tolto il posto al vecchio (lui).
La cosa accadde con "naturale rapidità" quaranta giorni dopo la mia nascita.

Insomma, posso dire senza ombra di smentita, che quando sono nato c'era fin troppa gente che mi aspettava e che riponeva in me molte speranze.

Beh, niente male avere all'inizio una partenza così.