sabato 28 agosto 2010

OMAGGIO A GIORGIO GABER

Desidero rendere omaggio a Giorgio Gaber, alle sue doti artistiche, ma anche al suo essere uomo di cultura riportando di seguito un monologo che trovo ricco si spunti: Sogno in due tempi


Non si capisce perché quasi sempre i sogni, proprio nel momento in cui, come specchi fedeli dell'anima, stanno per svelare al soggetto i suoi intendimenti nascosti, si interrompono.

Ero lì, in una specie di zattera... un naufragio, chi lo sa...

Insomma, sono lì su un relitto di un metro per un metro e mezzo circa, e, stranamente tranquillo in mezzo all'oceano, galleggio.

Cosa vorrà dire... Va be', vedremo poi.

A dir la verità avevo già sognato di essere su una zattera con una dozzina di donne stupende... nude. Ma lì il significato mi sembra chiaro.

Ora sono qui da solo, ho il mio giusto spazio vitale, mi sono organizzato bene, il pesce non manca, ho una discreta riserva d'acqua, i servizi… è come avreli in camera... ho anche un robusto bastone che mi serve da remo.

Non è un sogno angoscioso, ma cosa vorrà dire? Fuga, ritiro, solitudine, probabilmente desiderio di sfuggire la vita esterna che ci preme da ogni parte.

Si diventa filosofi, nei sogni.

Oddio, oddio cosa vedo? Fine della filosofia. No, non può essere una testa. Forse una boa. Non so per cosa fare il tifo. La boa fa meno compagnia, ma è più rassicurante.
No, no... si muove, si muove. Mi sembra di vedere gli spruzzi. Non è possibile che sia un pesce. È qualcosa che annaspa, sprofonda, riappare, lotta disperatamente con le onde.

È un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo, è un uomo!

E ora che faccio. La zattera è un monoposto, ne sono sicuro. Per il pesce non ci sarebbe problema, ma la zattera in due non credo che tenga.

"Non tiene!"

Macché, non mi sente. Sarà a cento metri. Che faccio? Ma come 'che faccio'... Sono sempre stato per la fratellanza, per l'accoglienza, l'ospitalità. Ho lottato tutta la vita per questi principi. Sì, ma non mi ero mai trovato... Ma quali principi? Questa è la fine. Qui in due non la scampiamo. E lui avanza verso di me, fende le onde. Sarà a settanta metri, cinquanta, trenta... Madonna, come fende!

Quasi quasi gli preparo un dentice. E se non gli piace il pesce? Se gli piace solo la carne?... umana. E no, calma, io devo pensare a me, alla mia sopravvivenza: mors tua vita mea. Oddio... non dovrò mica ucciderlo?

Ma che dico, sto delirando! Lo devo salvare. Poi in qualche modo ci arrangeremo, fraternamente, ci sentiremo vicini. Per forza, non c'è spazio... stretti, uniti, corpo a corpo...
Guarda come nuota... è una bestia! Ma io lo denuncio! Ormai sarà dieci metri. Mi fa dei gesti, mi saluta... mi sorride, lo schifoso. Ma no, poveretto, cosa dico, per lui sono la salvezza, la vita, eh!

Che faccio? Che faccio? Potrei prendere il bastone, potrei allungarglielo per aiutarlo a salire... Potrei darglielo con violenza sulla testa. Siamo al gran finale del dramma. Il dubbio mi divora. L'interrogativo morale mi corrode. Devo decidere. L'uomo è a cinque metri, quattro, tre... prendo il bastone e...

E a questo punto mi sono svegliato.

Maledizione! Non saprò mai se nel mio intimo prevale il senso umanitario dell'accoglienza o la grande paura della minaccia. Devo saperlo, devo saperlo, non posso restare in questo dubbio morale, devo sapere come finisce questo sogno!

Cerco di riaddormentarmi, mi concentro... voglio dire, mi abbandono. Qualche volta funziona.

Ecco, ecco... sì, ce l’ho fatta: l'acqua, l'oceano, le onde... giusto. Un uomo su una zattera... giusto. Un altro che nuota, arranca, annaspa disperato, sento il cuore che mi scoppia.

Oddio... che succede? Sono io... sono io quello che nuota. No, io ero quell'altro, eh! Non è giusto, non è giusto! A me piaceva di più stare sulla zattera. Ma quale dubbio morale... Ho le idee chiarissime. Sono per l'accoglienza!

Un ultimo sforzo, la zattera è a cinque metri, quattro, tre... Alzo la testa verso il mio salvatore... Eccomi!

PUMMM!

Dio, che botta!
A questo punto mi sono svegliato di nuovo. Mi basta così. Non voglio sapere altro. Spero solo che non sia un sogno ricorrente.

*Però una cosa l'ho capita. No, non che se uno chiede aiuto gli arriva una legnata sui denti, questo lo sapevo già.

Ho capito quanto sia pieno di insidie il termine 'aiutare'.

C'è così tanta falsa coscienza, se non addirittura esibizione nel volere atutti i costi aiutare gli altri che se, per caso, mi capitasse di fare del bene a qualcuno, mi sentirei più pulito se potessi dire: non l'ho fatto apposta.

Forse solo così tra la parola 'aiutare' e la parola 'vivere' non ci sarebbe più nessuna differenza.

mercoledì 4 agosto 2010

FACCIAMO IL PUNTO


Caro Blog,

molte cose sono successe dal 29 aprile.

Provo a riepilogare un po' di fatti nella speranza che durante le vacanze possa postare meglio e con ordine tutti gli accadimenti.

Allora:

- Come Presidente TP ho fatto una bellissima Assemblea ad Otranto dal 14 al 16 maggio ed ho avuto la comunicazione dall'Antrust dell'avvio del procedimento a carico dell'Associazione unitamente ad ACPI per la Guida (una vera mascalzonata di qualcuno).

- Come Pubblicitario ho vinto insieme ai miei collaboratori (per la verità hanno vinto più loro che io) il premio Rgionale TP 2010 e l'Agorà Nazionale d'Argento 2010 per il packaging della FABBRICA DELLA PASTA di Gagnano.

- Come Papà fuochi d'artificio, mio figlio Nicola ha compiuto 18 anni il 23 maggio, ha consegnuito la maturità classica con 80/100 e ha preso la patente, mentre mia figlia Veronica si è SPOSATA il 16 giugno, dandomi la gioia più grande che un papà del sud può avere: accompagnare la figlia all'altare.

Più eventi belli di così ...

- Come Biagio (inteso come mia vita privata) invece ... beh meglio non parlarne ... merito capitolo a parte, ma non ho voglia di parlarne ... dico solo che ho dentro di me un senso di profonda delusione e di grande amarezza, con un grande dubbio: aancor una volta non ho saputo scegliere o peggio non sono stato capace di rendermi affidabile?

Una cosa è certa, non riesco a trovare una mia colpa, però forse una colpa c'è: ho messo cuore e pancia.