venerdì 18 dicembre 2009

DAL CIOCCO AL PINOCCHIO

Intervento fatto al convegno dal Ciocco al Pinocchio di Venosa

I cambiamenti strutturali e di vita quotidiana che abbiamo registrato nel nostro Paese negli ultimi 50 anni, mostrano in modo chiaro come sia stata forte l'influenza della comunicazione commerciale, come grazie ad essa anche il linguaggio comune abbia subito mutamenti genetici impensabili fino a poco tempo fa, con la coseguenza che saper comunicare è diventata oggi una scienza cui rivolgersi per ottenere risultati e successi, una scienza capace di governare anime e ragioni.

Al mondo della comunicazione, alla sua capacità di sviluppare conoscenza e saperi, alla sua consapevolezza di dare vita e voce a nuove intelligenze creative, alla sua possibilità di generare nuova cultura, la società moderna riserva ormai un ruolo di primo piano, un ruolo in cui i talenti, quelli veri, hanno l'opportunità di guidare e indirizzare il linguggio della comunicazione, invece di limtarsi alla gestione come accadeva prima.

La comunicazione commericiale, ma più in generale la comunicazione deve ritornare ad essere sexy, deve imparare a sedurre senza ingannare, deve spiegare e non essere spiegata.

In questo contesto il valore della Marca, la sua capacità espressiva e comunicativa, la geneticità e la storia che essa racchiude, potano al "creativo" un bagaglio di valori e di coltura tali da farne un menestrello dei nostri tempi.

Un menestrello che deve incarnare i valori della nostra terra e farne rivivere la storia, un menestrello il cui acume culturale e conoscitivo sia foriero di un nuovo rinascimento culturale.

martedì 27 ottobre 2009

ALLA RICERCA DELLE TRADIZIONI PERDUTE

Si è soliti dire che un popolo senza tradizioni è un popolo bastardo; e così, partendo dalla conoscenza del proprio passato, che molte razze hanno sviluppato il percorso culturale che ha reso possibile la loro sopravvivenza nell’epoca del moderno e del post-moderno.
L’Italia è sicuramente uno di questi popoli, così com’è sicuramente tra i paesi più visitati al mondo, per la sua storicità, la sua cultura, il suo passato millenario, considerati fra i migliori contributi dati nel tempo alla crescita intellettuale e non solo, del moderno sistema industriale del pianeta; allo stesso modo con cui i cinesi hanno difeso e tramandato la loro antichissima cultura aldilà di tutti i tentativi fatti delle varie oligarchie che si sono succedute al potere fino ai nostri giorni.

La cosa però che più mi sconcerta in questo momento, è che il nostro Paese, da sempre culla di civiltà e di tradizioni, sta subendo più di qualsiasi altro paese al mondo l’influenza della globalizzazione, tanto che negli ultimi anni è sempre più evidente l’inquinamento del sapere e della conoscenza, così come goffi appaiono i tentativi, fra loro slegati, per arginare questo fenomeno e dare impulso alla sopravvivenza dei nostri usi e costumi popolari.

Francamente la globalizzazione presenta un gran pregio, quello di mettere in contatto etnie e culture diverse, rendendo più veloce l’interscambio dei saperi, in un’ottica in cui universalismo e localismo devono essere letti come complementari fra loro.
Com’e naturale che sia per tutti i cambiamenti epocali, la globalizzazione porta con sé, cose giuste e sbagliate, e fra queste ultime sicuramente quello di innescare un meccanismo, forse di non ritorno, che butta all’aria tradizioni, detti, usi, abitudini e pratiche della nostra terra e del nostro passato, provando ad appiattire nella globalità del sistema le eccellenze delle nostre consuetudini.

Allora mi chiedo:
- ma cosa accomuna oggi la terra di Dante alla tradizione di Halloween tipica dei popoli nordici?
Oppure:
- come si può considerare evoluzione musicale quella che passa fra un’aria Verdiana ed un pezzo di Michael Jackson?
Ed ancora:
- cosa possono avere in comune, una festa tipica della nostra tradizione popolare come la Candelora che festeggia la benedizione dei ceri, e quell’intesa come “uguale” di tipo agreste legata al mondo delle fate che si festeggia in Francia?

Oggi, da noi si tende con la globalizzazione a svincolare l’uomo dall’ignoranza e dalla superstizione, senza però recuperare e valorizzare l’identità e l’autenticità della cultura popolare intesa come risalita alle origini della vita comunitaria, dimenticando forse, l’aspetto più incisivo su cui poggia il folklore popolare: l’analogia con la tradizione religiosa dei popoli.
L’una e l’altra, infatti, traggono origine da una combinazione d’usanze e credenze, di miti e leggende, che risalgono ai bagliori della civiltà.

Ecco perché, oggi, abbiamo bisogno di attingere anche noi uomini di comunicazione a piene mani, a quelle che sono le fonti dell'anima popolare riandando alla scoperta di: leggende, racconti, poesie, fiabe, miti, canti, melodie, riti, cerimonie, detti, proverbi, che ci sono stati tramandati e che ancora sussistono nella società moderna, perché partendo dal nostro passato, dalla nostra storia e dalle nostre bellezze, abbiamo la possibilità di giocare un ruolo di rilievo e di prestigio nella società del global, dimenticando che la cultura classica italiana, presuntuosamente intellettuale e borghese, si è espressa sempre, in termini antidialettali ed antiregionali e dunque contro le tradizioni popolari.

Oggi la multietnicità della globalizzazione, va alla scoperta della civiltà ancestrale che la società industriale ha tentato di soppiantare con una diversa scala di valori identificabili nella produttività, nel mito del benessere e del consumismo, nella capacità imprenditoriale di sfruttamento delle risorse naturali ed umane.

Oggi la multietnicità della globalizzazione, va alla scoperta della nuova famiglia, non quell’intesa come istituzione radicata e “vecchia” di valori obsoleti, ma di famiglia intesa come famiglia vera, forte, solida, punto di riferimento per giungere ad un inserimento equilibrato nella vita e nel contesto della convivenza sociale dell’epoca attuale.

Oggi la multietnicità della globalizzazione, si pone in termini d’acuta sensibilità per la nascita e lo sviluppo di nuove identità in grado di recuperare la "memoria storica" in un processo di rinnovamento caratterizzato dal declino della civiltà industriale, e dalla modernizzazione tecnologica della "new economy".

Ecco perché occorre avere una coscienza più aperta per considerare il mondo come "villaggio globale", tenendo ben a mente che serve rispettare la localizzazione intelligente, quella che cerca di darsi un modello di società più rispondente alle attese, alle speranze ed alle tradizioni di ciascun popolo.

venerdì 24 luglio 2009

LA FILOSOFIA DEGLI ALL BLACKS

Gli All Blacks sono l'imbattibile dream team di rugby, quello più forte e famoso al mondo.

La loro filosofia, è diventata nel tempo, una filosofia da applicare nel gioco di squadra.

Far parte degli all Blacks vuol dire amare ciò che si fa, vuol dire tenere l'uno all'altro.

La squadra è una famiglia, e chiunque ama la propria famiglia.

Se ami il tuo compagno sei disposto a prenderti cura di lui e a fare qualsiasi cosa per lui, è questa la bellezza del gioco di squadra.

Nella squadra ci sono quindici persone con un unico obiettivo in mente, anziché un insieme di obiettivi individuali, un obiettivo collettivo; lo scopo è riucire.

Lo scopo è vincere e fare tutto per diventare giocatori migliori e persone migliori; ed allo stesso tempo aiutare i compagni ad essere giocatori migliori e persone migliori, proprio come se fossimo fratelli o sorelle.

Consiglio ad ogni team di lavoro, di mettere in pratica questa filosofia nella vita di tutti i giorni.

sabato 9 maggio 2009

CHE MONDO SAREBBE SENZA PUBBLICITA?

Vediamo come rispondere alla provocazione del titolo: che mondo sarebbe senza pubblicità?

Potrebbe essere un mondo senza commercio, anche se poi si dice sempre che la pubblicità è l'anima del commercio? Un mondo più bello e si risparmierebbero pure un sacco di soldi? E la marca?
La verità è che oggi c'è in giro troppa pubblicità, spesso invasiva, non sempre di buona qualità; bisogna tornare a produrre buona pubblicità e per farlo abbiamo bisogna di una ventata d'aria nuova.

La Marca allora?

E' importante la Marca? Se si, quali sono le sue funzioni? Di garanzia, di orientamento, di praticità, di personalizzazione, di ludicità?

Un mio collega, qualche tempo fa, scherzando ha detto: - io sono talmente appassionato di pubblicità, quella bella, quella vera, che vende, che quando me la interrompono con il film cambio canale! -

Battuta a parte, bisogna che i pubblicitari entrino nell'ottica che la pubblicità, la Reclame come si diceva una volta, si fa per vendere prodotti e servizi e non può e non deve essere una palestra per esprimere il proprio estro fine a se stesso, perchè forse esiste una diversa scala di valori nell'interpretazione della Marca, diverso se è consumatori o azienda e di questo oggi bisogna tener conto per produrre ancora buona pubblicità; per farlo abbiamo bisogno di talenti che spingano per un nuovo Rinascimento culturale.

mercoledì 29 aprile 2009

NAPOLI: IO TE VOGLIO BENE ASSAJE MA TU NUN PIENZE A ME!

Questo è il pensiero ricorrente dopo quanto è accaduto stanotte a mio figlio e me.

Una sensazione di impotenza, ma non di rassegnazione.

Da persona "normale" dopo l'accaduto ho provato a vedere quale disattenzione avessi potuto commettere, ma poi mi sono detto: assurdo che debba pensare a cosa ho sbagliato io. Tre delinquenti che ad un semaforo ti puntano alla tempia una pistola e ti rapinano e tu che devi pensare "dove ho sbagliato".

Napoli è terra d'amore, ma la gente è stanca. Stanca delle chiacchiere, stanca di non vedere in giro forze dell'ordine o peggio di vederle impegnate in cose futili.

Di notte le città sono abbandonate a se stesse, e sempre di più la notte è lunga e la deregulation fa da padrona.

Poi però ci parlano di legalità, sicurezza, ronde e chi più ne ha più ne metta.

Al Sindaco di Napoli, ai politici, a chi governa dico: andate in giro (non solo al centro delle città) e vedete cosa accade la notte nelle strade. Possibile che siete tutti ciechi, sordi, muti?

Aspetto risposte.

lunedì 27 aprile 2009

NAPOLI: IO TE VOGLIO BENE ASSAJE MA TU NUN PIESE A TE

Questo è il pensiero ricorrente dopo quanto è accaduto stanotte a mio figlio e me.

Una sensazione di impotenza, ma non di rassegnazione.

Da persona "normale" dopo l'accaduto ho provato a vedere quale disattenzione avessi potuto commettere, ma poi mi sono detto: assurdo che debba pensare a cosa ho sbagliato io. Tre delinquenti che ad un semaforo ti puntano alla tempia una pistola e ti rapinano e tu che devi pensare "dove ho sbagliato".

Napoli è terra d'amore, ma la gente è stanca. Stanca delle chiacchiere, stanca di non vedere in giro forze dell'ordine o peggio di vederle impegnate in cose futili.

Di notte le città sono abbandonate a se stesse, e sempre di più la notte è lunga e la deregulation fa da padrona.

Poi però ci parlano di legalità, sicurezza, ronde e chi più ne ha più ne metta.

Al Sindaco di Napoli, ai politici, a chi governa dico: andate in giro (non solo al centro delle città) e vedete cosa accade la notte nelle strade. Possibile che siete tutti ciechi, sordi, muti?

Aspetto risposte.

martedì 14 aprile 2009

LE SEI VERITA' SULL'AMORE

Ho letto recentemente di una ricerca sull'amore, che ho provato a riassumere così:

  1. Gli esseri umani hanno bisogno d'amore; senza amore muoiono.
  2. L'amore è più forte che qualsiasi simpatia.
  3. L'amore è fatto di corrispondenza, di sottile intuitiva sensibilità.
  4. Chi e che cosa amiamo?
  5. L'amore esige tempo.
  6. L'amore non si può comandare o pretendere.
Ci sarebbe a mio avviso anche una regoletta da temere in conto: - l'amore richiede rispetto dal primo momento. Senza rispetto non c'è amore.

Qui voglio fare un'ultima considerazione sui principi costitutivi del rispetto che a penso debbano essere la prestazione, la reputazione e la fiducia.

giovedì 2 aprile 2009

IL RIFIUTO IN COMUNICAZIONE

Intervento fatto alla terza edizione di Creatives are Bad mostra sulla comunicazione rifiutata

Desidero fare subito una considerazione: - mi rifiuto di fare il rifiuto -, o per meglio dire mi rifiuto di considerare i lavori in mostra che ho visto stasera, dei rifuiti.

Nella comunicazione commerciale comunicare significa mettere in contatto le aziende con il mondo, quindi capacità di leggere il mercato e i suoi cambiamenti.

Oggi più che mai è importante capire: chi comunica, cosa, a chi, in che modo per quanto tempo.

Il dato Nielsen di gennaio 2009 verso lo stesso periodo del 2009 è pari a un meno 18,7%. Questo dato che pure rappresenta in maniera drammatica un momento di crisi scredita un sistema finanziario debole ma non può distruggere il nostro talento; la crisi può colpire dunque gli investimenti pubblitari non la creatività.
La creatività non dipende da quanto grande è il nostro budget ma da quanto sia forte il nostro impegno.

Fuori il mondo è cambiato davvero, tanto che "frugalità" è stata eletta parola dell'anno dal Nw Oxford American Dictionary.

L'Italia è un Paese che ultimamente si arrangia molto e che non fa investimenti per il futuro, tutto questo è determinato in molti casi da un - arcaismo della committenza - che genera un sistema disperso allora per usare una frase fatta: - meno cartoline e più emozioni -.

In giro c'è troppa pubblicità, spesso troppo invasiva, non sempre di buona qualità.
Bisogna allora tornare a produrre buona pubblicità, pubblicità attraente e non volgare o ingannevole.

Come fare?
Occorre essere capaci di portare ai clienti che ci sono, come si fa un business moderno (vedere le cose in un altro modo), quindi trovare delle cose fattibili rispetto al livello di responsabilità (fare, inventare, consigliare dei business sostenibili e non "drogare" le aziende).

Ricordiamoci che un business sostenibile è fatto di due facce:
  • March exploration (esplorazione)
  • March exploitation (sfruttare)
Esporazione per verificare la capacità d'innovare (il limite italiano sta nel fatto che l'esplorazione non deve costare); ma non basta fare esplorazione, bisogna sfruttarla quindi replicarla.
Non dimentichiamoci che la conoscenza è l'unica risorsa che non si consuma con l'uso; dunque la conoscenza produce valore se si propaga (quindi replicazione).

Un capitolo a parte in questa chiacchierata meritano i Bandi di Gara, se ne parla troppo, da troppo tempo, senza risultati concreti.
Qui a mio parere è fondamentale il ruolo dei players, anche se il problema che si registra è la totale mancanza di una cabina di regia sia nel nostro mondo (intendo le varie associazioni di categoria), sia nella committenza pubblica (dove manca del tutto un piano di marketing articolato e coordinato con direttrici nazionali e territoriali).

In conclusione sono convinto che dalle crisi bisogna sapersi partorire ogni volta diversi, perché diversi sono gli scenari e niente potra essere più come prima, ma per fare questo bisogno soprattutto essere forti e capaci di aprirsi; solo così saremo in grado pensare e sperare che per tutti noi - domani possa essere ancora un altro giorno, ancora un nuovo giorno -.

mercoledì 25 marzo 2009

QUANDO LA DONNA E' MERCE?

Contributo alla discussione su tpblog sulla Campagna pubblicitaria di Zappalà.

Non è mia intenzione esprimere giudizi di alcunchè, voglio però fare alcune riflessioni a voce alta.

1. la campagna in questione è stata scelta dal cliente e se ho letto bene, fra più proposte presentate, dunque per Zappalà la campagna scelta era funzionale ai sui scopi commerciali.
2. lo Iap per intervenire deve aver ricevuto una segnalazione da parte di qualcuno. In questo caso sarebbe carino sapere chi e perchè.
3. lo Iap poi esprime i suoi pareri sulla base di regole certe, regole che tutti noi conosciamo e che dovremmo per etica applicare far applicare e rispettare.
4. in caso di dubbi è possibile chiedere allo Iap un parere preventivo (e questo strumento se applicato taglierebbe in assoluto la testa al toro).

Ciò premesso, forse sarebbe il caso di capire se, ed in che modo, c’è necesità d’intervenire per rinfrescare manutenzionare e forse sveltire un istituto che altrimenti fa rimanere alla fine gli operatori con l’amaro in bocca.

Gli spunti che mi vengono da proporre sono:
dove possiamo contribuire per migliore la funzionalità dello Iap?
è necessario intervenire?
in che modo?

Proviamo in modo concreto a passare dal dire al fare.

mercoledì 11 marzo 2009

LO SPOT PUBBLICITARIO TP

E' stato presentato in anteprima nazionale a Ferrara in occasione del Communication day il nuovo spot della TP - Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti.

Il pay off dello spot è: "Pubblicitari da sempre, professionisti in ogni luogo".

L'obbiettivo è quello di comunicare la professionalità, la capillarità e la capacità di fare network dei 2000 soci della TP presenti sul territorio nazionale.

Lo spot è stato realizzato dal Vice Presidente TP Cristiana Gandini.

martedì 17 febbraio 2009

TP, LA CRISI SI BATTE SE SIAMO UNITI

Intervista rilasciata da Biagio Vanacore Presidente TP - Associazione Italiana Pubblicitari Profesionisti a Federico Unnia per Italia Oggi.

Regole certe per le gare, maggiore attenzione alla formazione, una campagna pubblicitaria che enfatizzi la peculiarità dei soci TP e dei servizi che offrono alle piccole e medie imprese e, non ultimo, il monitoraggio sull'attività dello Iap.

E' questo, in sintesi, il piano che caratterizzerà la presidenza TP (associazione Italiana Pubblicitari Professionisti) di Biagio Vanacore eletto con Enrico Finzi lo scorso ottobre, e da fine 2008 nminato presidente.

A Italia Oggi il neo presidente illustra i punti forti del suo programma.

TP è un'associazione di professionisti costituita nel 1945, oggi conta circa 2000 iscritti attivi in tutta Italia.
Il nostro primo impegno è di affiancare e supportare i professionisti della comunicazione in un periodo non facile.

Tra i primi progetti della nuova presidenza la nuova campagna di comunicazione TP, on air a metà marzo.
La campagna vuole accreditare i professionisti pubblicitari come attori qualificati del settore.

Ma non solo.
Stiamo predisponendo un documento sui bandi di gara, tema che interessa trasversalmente tutte le componenti della comunicazione, sia le agenzie sia i professionisti.

Crisi economica e riduzioni di budget: qual'è la ricetta TP?
Non ci sono ricette magiche, oggi più che mai bisogna pensare solo a lavorare e produrre progetti di qualità e di spessore. Voglio pensare che la capacità professionale paghi, mi auguto che in questa situazione, i talalenti di cui TP è ricca vengano fuori. Abbiamo l'obbligo di cogliere da un momento difficile grandi opportunità.

Le altre associazioni sono attive sul tema delle gare private e pubbliche: voi che posizione assumete?
Noi speriamo di poter parlare con tutte le associazioni tutte le volte che sarà possibile. In questo momento non si può più fare un distinguo fra associazioni d'impresa e quelle dei professionisti, non è utile alla causa. Bisogna sedersi intorno a un tavolo e discutere con pari dignità, altrimenti non si va da nessuna parte. Stiamo preparando un nostro documento sulle gare, un documento concreto e operativo, che noi stessi consideriamo work in progress su cui contiamo di raccogliere consensi.

Come risponde ai rilievi mossi alle agenzie di pubblicità dal direttore generale dell'Upa, Giovanna Maggioni?
Ho gran rispetto per Upa e grande stima professionale per Giovanna Maggioni. Più che parlare di critiche voglio pensare che siano state delle sollecitazioni. Una pubblicità fatta in modo corretto, fa il bene di tutti oltre che quello di chi la fa, è questo il senso con cui ho inteso la cosa, e se vuole ne condivido il principio.

Il numero dei soci sembra scendere: cosa intende fare per invertire la tendenza?
Tutela della professione, italianità, network fra soci, solidarietà, servizi e formazione mi sembrano elementi su cui costruire l'inversione di tendenza. Noi stiamo aggiungendo a tutto questo anche una forte azione per riposizionare l'associazione al cento della scena politica e culturale del nostro comparto e stiamo iniziando a spingere l'accelleratore sull'area web. Come si dice: se son rose ... fioriranno.

Diritto e pubblicità: l'Antitrust imperversa a suon di multe, lo Iap cerca sostenitori e offre maggione prevenzione. Voi da parte state?
Dalla parte di chi lavora, ma in ogni caso nel rispetto delle regole esistenti. Certo, oggi più che mai si avverte l'esigenza di avere regole più adeguate ai tempi in cui viviamoe operiamo, tempi in cui non ci siano più disparità di trattamento fra i cosiddetti poteri forti e i figli di un dio minore. E per questo che TP darà il suo contributo affinchè Iap possa superare alcune difficoltà che sono emerse nell'ultimo periodo, un contributo di crescita e non di arroccamento.


lunedì 2 febbraio 2009

COMMENTO ALLA PUBBLICITA' DI REFLISH

E' sui muri di Napoli una campagna che sta destando molti commenti, e come sempre si usa la donna come elemento chock.

Su richiesta del Il Mattino di Napoli, faccio alcune riflessioni.

1. Naturalmente concordo con quanti ritengono che bisogna evitare di produrre Campagne Pubblicitarie "lesive della dignità della persona umana".
Oggi non esiste il problema della troppa pubblicità (non si spiegherebbe altrimenti le 13 mila postazioni pubblicitarie presenti sul territorio di Napoli e che portano soldi alle casse comunali) quanto della cattiva pubblicità; ma qui un ruolo importante dovrebbero giocarlo tutti i players a cominciare da coloro che commissionano la pubblicità, che specie nel settore della moda usano sempre più spesso a far parlare le immagini e non il prodotto.

2. C'è però molta demagogia nelle dichiarazioni dei politici napoletani, impegnati forse troppa nella ricerca della visibilità personale.
La campagna oggetto del can can di questi giorni è stata ritirata oggi semplicemente per il fatto che oggi scadeva il flight di utilizzo dello spazio acquistato.
Inoltre è' compito dello IAP (istituto di autodisciplina pubblicitaria) definire direttamente o su segnalazione se e come una campagna sia da ritirare e per quale motivazione.

3. Concludo dicendo che per fortuna non siamo ancora in un Paese dove di esercita una censura preventiva, ma mi preoccupa fortemente che a Napoli la Giunta ed il Sindaco possano immaginare di esercitare preventivamente un'azione di repressione sulla pubblicità. Consiglio al Sindaco ed alla Giunta di dedicare più tempo ai problemi della Città, che in questo momento sono tanti e che aspettano da tempo risposte concrete.
Se proprio hanno tempo e vogliono dare una mano al mondo della pubblicità ed a loro stessi, forse possono farlo incominciando a mettere mano alla riscrittura dei Bandi di Gara per la comunicazione pubblicitaria del Comune, inserendo esperti della pubblicità nelle commissioni che prima stendono i bandi di gara e che poi valutano le proposte presentate, almeno ottengono da subito 2 risultati: produrre una buona comunicazione e soprattutto averla con bandi trasparenti riservati a tutti gli operatori del settore e non come spesso capita oggi appannaggio di pochi.

Se il Sindaco e la Giunta vogliono, noi della Tp - Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti, siamo a disposizione per fare la nostra parte.

lunedì 19 gennaio 2009

MISTER CONTINUITA' CHIEDE DI ESSERE ASCOLTATO: ANCHE DA MASI? CERTO!

Intervista rilasciata a Pasquale Diaferia di ADVEXPRESS

Intervista esclusiva al nuovo Presidente di TP, Biagio Vanacore sostituisce il presidente Finzi che ha ceduto sabato il suo incarico al vicepresidente vicario per motivi di salute.

E' appena circolato il comunicato delle dimissioni da presidente di TP per motivi di salute di Enrico Finzi: al suo posto il vicepresidente vicario eletto a ottobre da una maggioranza 'bulgara' e quindi molto ben considerato dalla base associativa.
Al primo squillo del lunedì il neopresidente risponde. Ed io commento: "Caspita!
Biagio, di solito i potenti si negano al telefono. Che fai, non hai ancora cominciato a tirartela un po?".

Vanacore lo conosco davvero da un bel po' di tempo. Solo dal modo di salutarmi capisco che è veramente combattutto: "Pasquale, sai che mi sono sempre messo al servizio di questo mestiere e delle sue istituzioni. Oggi diventare presidente dell'associazione più antica e con il maggior numero di associati della pubblicità mi rende felice. Dall'altro lato però mi dispiace assai che Enrico sia stato costretto, sotto consiglio medico, a lasciare il lavoro che aveva iniziato. L'avevo con lui condiviso, e per questo progetto tante persone si stavano e si stanno spendendo. Il mio primo pensiero è per Lui. Gli auguri per la sua salute non possono che essere totali. E la mia disponibilità per l'associazione sarà di conseguenza totale. Figuriamoci se non rispondo al telefono.
Come ho scritto ai soci, anche la mia mail è a disposizione per suggerimenti e, se sarà il caso, critiche."
Bene sappiamo tutto di te, del programma che in ticket con Enrico stavate attuando. Della scossa che, fin dal primo giorno, avete provato a dare a questo mercato ed a questa professione.

Ci saranno cambiamenti di rotta?

"La mia parola d'ordine sarà continuità. Quello che Enrico ti aveva anticipato nella tua intervista di novembre è la mia bussola.
Vogliamo continuare ad essere un'associazione che rappresenta davvero la realtà pubblicitaria del nostro paese, lo testimoniano i nostri organismi pieni di professionisti di tutte le regioni, giovani, con una forte presenza di donne di qualità e con la volontà di utilizzare tutti gli strumenti tecnologici on line.
Poi ti confermo i tre punti che avevano creato scandalo all'inizio del nuovo mandato di Enrico:
vogliamo provare a ridefinire le funzioni di organismi consortili come IAP e Pubblicità Progresso, vogliamo continuare a perseguire la possibilità di attivare iniziative giudiziarie a tutela del nostro lavoro in tema di diritto d'autore, a prescindere se fatto da grandi agenzie o da professionisti come noi. Infine continueremo a segnalare le cose che non funzionano nella nostra industria. Come diceva Enrico, siamo stati zitti per troppo tempo: è venuto il momento di far sentire anche la voce delle migliaia di realtà che in Italia fanno veramente questo lavoro. "

Continuità, continuità, continuità, ho capito. Ma almeno una chicca inedita, per questa prima intervista, Mister Continuità me la vuol riservare?

"Che ti devo dire. Mi spiace che Upa ed Assocomunicazione, per il loro convegno di marzo sulla crisi che incombe, abbiano voluto privilegiare solo ospiti stranieri, soprattutto per il settore della
creatività. E' un peccato che tanti ottimi professionisti, molti dei quail soci TP, non abbiano trovato posto in un convegno che dovrebbe aiutare i clienti a capire come si possa e si debba cambiare tutto. Se non valorizziamo i talenti italiani, temo che la nostra crisi strutturale sia destinata ad aggravarsi, non a risolversi.
So che tocco un tasto a te caro. Penso che i clienti debbano capire che la soluzione di tutto sta nelle risorse, sopratutto creative, che stanno in questo paese, senza cercare insegnamenti internazionali.
La crisi c'è anche all'estero. Non è che David Droga e Scott Goodson, gli ottimi creativi che terranno relazioni, abbiano risolto le crisi nei loro paesi. Sono bravissimi, nè più nè meno di almeno una cinquantina creativi nostrani. Perchè non far sentire anche le loro voci, perchè non dare un palco anche a questi talenti, che dovranno lavorare con le aziende italiane a cui si vuole 'fare lezione'? Non a caso la campagna pubblicitaria dell'evento l'ha realizzata Emanuele Pirella (un socio TP), non Droga oGoodson. E' un peccato che Upa ed Assocomunicazione, come già in passato, abbiano fatto tutto senza confrontarsi anche con le altre realtà dell'associazionismo italiano, in particolare noi di TP."

Vedo che dopo gli attacchi sullo IAP e Pubblicità Progresso, non ti fai mancare la continuità con Finzi anche nei confronti delle grandi associazioni.

"Sempre con grande rispetto e con la coscienza del fatto che noi di TP siamo grandi, ma anche privi di mezzi. Non si tratta di attacchi senza senso: chiediamo solo di essere ascoltati e coinvolti sulle
iniziative strutturali. Penso che anche il nuovo presidente di Assocomunicazione, Masi, sarà d'accordo con me: gli interventi per ridefinire il quadro di questa industria neI prossimi anni vanno progettati insieme. Pensare di farlo senza TP, onestamente, mi sembra una fesseria, come diciamo dalle mie parti."

Soltanto alla fine dell'intervista, salta fuori la vera novità della nomina al vertice di TP. Non c'è più un milanese, o un romano, alla carica, come in tutte le altre associazioni. Non c'è un presidente di multinazionale o di una lussuosa agenzia metropolitana a capitale italiano.

Sembra poco, ma il mio ottimismo su Biagio è proprio legato al suo essere 'parecchio atipico' rispetto al dirigente del passato: napoletano, titolare di una piccola agenzia di Castellamare di Stabia, eppure con una forte esperienza del mestiere e delle associazioni nazionali.
Oltre che vicepresidente vicario di TP, è stato infatti vicepresidente di Unicom per anni.

In chiusura, non possono mancare anche i nostri auguri al Presidente Finzi per la sua salute. Ma altrettanti in bocca al lupo vanno a questo nuovo, inatteso Presidente Vanacore.
Biagio, che con te migliori tutto questo mestiere, nei prossimi anni.

INCREDIBILE MA VERO AMICI: SONO IL NUOVO PRESIDENTE TP

Intervista rilasciata a Fabio Muzzio direttore di Spot and Web

Cambio al vertice dell’Associazione. Immutata la Giunta. Una gestione che si annuncia nella continuità del programma, ma con desiderio di portare TP a sedere a tutti i tavoli con le altre Associazioni.

Biagio Vanacore, che era stato eletto in ticket con Enrico Finzi come Vicepresidente Vicario, ha assunto, da sabato scorso, la Presidenza di TP l’Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti. La Giunta Esecutiva rimane immutata e composta da Cristiana Gandini, Tiziana Pittia, Carlo Cioni, Nevio Ronconi e Luca Targa.
TP, che è formata da Pubblicitari Professionisti TPP e Pubblicitari TP, che operano su tutto il territorio nazionale, vanta oltre 2000 soci.

Abbiamo rivolto al neo presidente alcune domande per capire quali strategie e quali scenari si troverà ad affrontare per una presidenza che si annuncia nella continuità con quella del dimissionario Enrico Finzi.

La sua Presidenza non coincide con un’elezione, quanto con una successione:

“Infatti, la mia Presidenza arriva con le dimissioni di Enrico Finzi e io gli subentro in quanto ero Vice Presidente Vicario. L’atto ufficiale di Finzi mi ha portato alla convocazione degli organi associativi per la comunicazione e il cambio al vertice”.

Come sarà TP sotto la Presidenza Vanacore?

“Avevo accettato di fare il Vice di Finzi, perchè avevo aderito al suo programma e per questo nulla cambierà nel programma approvato con il pieno consenso di tutti: posso confermare che vi sarà la continuità sulla strada tracciata”.

Continuità con il programma tracciato: come si muoverà TP?

“Siamo piccoli, ma con una grande storia e tradizione e di questa storia e questa tradizione faremo la nostra bandiera per essere sempre più considerati e rispettati. E in questo momento non c’è bisogno di litigare, quanto di condividere. Il mondo al nostro esterno è cambiato occorre
ricordarselo e averlo ben presente. Inoltre siamo un’associazione che tutela l’italianità e quindi saremo vigili sui bandi di gara, sugli atteggiamenti e le decisioni degli organi di controllo. E poi saremo fortemente schierati per la tutela dei nostri associati”.

Compreso l’ingresso negli Albi delle professioni?

“La direttiva Europea (36/2005, ndr), totalmente recepita dal nostro Governo, regolamenta l’accesso agli Albi delle professioni anche per le associazioni e TP ha tutte le carte in regola per
entrarci già quest’anno. Il primo passo della mia presidenza è stato proprio attivarsi per questo obiettivo”.

Quale ruolo può recitare TP in questa fase economica?

“Per uscire dalla recessione l’economia deve contare non solo sui grandi, ma pure sui piccoli. Anzi, i piccoli rappresentano il tessuto economico italiano, operando tutti i giorni sul mercato. E
proprio per questo il nostro compito sarà quello di dare consistente risalto ai nostri iscritti, a loro volta presenti in altre Associazioni, come Unicom o AssoComunicazione. TP dovrà sedersi ai tavoli con pari dignità con tutti le altre organizzazioni”.

Qualche novità all’interno dell’Associazione?

“Il progetto più importante sarà “webbizzare” l’Associazione entro il 2010, in modo che la tecnologia riguardi tutti i soci”.

Presidente, cosa ne pensa della pubblicità in Italia?

“Io ci vorrei più italiani e meno stranieri, perché abbiamo grandi creativi. Gli scambi di idee e il confronto serve, ma non siamo secondi a nessuno. Occorre ridare dignità al ruolo di creativo e
alle diverse anime di cui TP è composta. Della pubblicità si dice che sia troppa e troppo invasiva, ma il problema è nella riduzione dei budget e il Sud del nostro Paese soffre più del Nord.
Potrei suggerire una strada: bandire i bandi dai banditi”.

Un uomo del Sud arriva alla presidenza: porterà la sua appartenenza geografica in TP?

“Assolutamente no, vorrei fare mia, invece, una frase di Barack Obama che ho letto sui quotidiani: “Il cambiamento non arriva da Washington, ma arriva a Washington e questo
treno è il cambiamento”. Milano o Napoli siamo tutti cittadini del mondo e sarò milanese quando dovrò.
TP ha 2000 soci sparsi su tutto il territorio nazionale. Riconosco a Milano il ruolo
e il pieno titolo di capitale della pubblicità, ma la collocazione geografica non coincide per forza con la capacità. Saranno poi gli associati a giudicare quello che farò durante il mio mandato”.

TP avrà degli interlocutori privilegiati? “Noi parleremo con tutti senza privilegiare nessuno: Ferpi, Assorel, Unicom, AssocComunicazione ecc.: siederemo con loro ogni volta che sarà possibile”.