lunedì 24 novembre 2008

IAP NON FUNZIONI

IAP non funzioni, lo dico subito, dopo aver sorso i risultati del sondaggio condotto all’interno della nostra Associazione, sulla campagna annunciata da Telefono Donna di Milano, per intenderci, quella che raffigura una donna semi nuda, distesa su un letto a braccia aperte come il Crocefisso, con il claim: “Chi paga per i peccati dell’uomo?”.

Faccio qualche considerazione, lasciando poi a ciascuno le valutazioni nello scorrere i dati del sondaggio realizzato.

Il Sondaggio condotto in 24 ore, ha ottenuto ben 170 risposte (oltre il 10% dei nostri soci); alcune di queste anche molto articolate.

Emerge subito un primo dato: 4 pubblicitari su 5 hanno visto la campagna.

Secondo supposto importante: il 47% esprime un giudizio positivo, ma esiste un partito pari al 33% che invece la commenta negativamente.

Prevale poi il favore per l’aspetto choc, ma forte è anche la tendenza di chi dice di piantarla con l’uso del corpo femminile.

Infine, una lieve maggioranza ritiene che il giurì deve intervenire, o meglio uscire da quello che per qualcuno è considerato un “iniquo sonno”, cosa che in qualche modo diventa più palese quando si leggono le osservazioni complessive sull’ultimo quesito, qui alta e dominante è la percentuale di chi giudica del tutto incoerente il comportamento dell’Istituto d’Autodisciplina Pubblicitaria, sollecitando la radicale ridiscussione dei criteri di valutazione delle campagne (alcuni percepiscono, tra l’altro, il suo italiota essere forte con i deboli e debole con i forti).

Caro IAP no, così non va, non può più essere questo il sistema.

I tempi stanno cambiando, nel nostro mondo più in fretta che altrove.

Abbiamo bisogno di una bella ventata d’aria fresca.

Per noi della TP è venuto forse il momento di rivedere le regole e ridiscutere le logiche che portano all’interpretazione prima ed alle sentenze poi, perché altrimenti forte rimane il dubbio sulla discriminazione nelle decisioni prese e sui metodi utilizzati.

domenica 9 novembre 2008

ASSOCIAZIONISMO UNA SCOMMESSA APERTA

Lettera aperta di Biagio Vanacore a Spot and Web

Caro Direttore,

ho letto con molta attenzione le preoccupazioni che hai espresso sulla cosidetta “scommessa persa“ dell’associazionismo nel nostro settore.

Se l’idea è quella di pungolare le Associazioni ad essere sempre “sul pezzo” ritengo che l’enfasi sia quella giusta.
Non dimenticare però che molto diverse sono le esigenze di chi opera e differenti sono le agenzie ed i clienti, non tralasciando il mondo dei free lance e dei consulenti che sempre più spesso si sostituiscono alle nostre strutture d’agenzia svendendo per un piatto di lenticchie la “dichiarata e non necessariamente conclamata” professionalità.

Il nostro è un settore che, operando a 360° nel complesso mondo della comunicazione, sicuramente, può influenzare e determinare meglio di altri i cambiamenti, ed in virtù di ciò che mi propongo di parlarti di Tp – Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti, di quello che si è fatto negli ultimi tre anni, e di quanto ci si accinge a fare nel prossimo futuro, giacché come hai avuto modo di dire a breve ci sarà, per la nostra Associazione, il rinnovo di tutte le cariche.

Con la gestione Finzi (al suo 1° incarico da Presidente), si è cercato di radicare con una serie d’iniziative, l’associazione sempre più sul territorio, provando a renderla così, un po’ meno milanocentrica, non dimenticando mai, però, che tutto il fulcro del nostro comparto è lì; dunque, dare valore voce e forza a quanti di noi, non potendo contare su budget milionari, operano in ogni caso professionalmente e bene, nelle loro realtà, realizzando lavori d’altissimo livello.
Abbiamo poi iniziato il processo di “webizzazione” cosa di per sé semplice, ma complessa quando si hanno esigenze diverse.
Abbiamo infine deciso che saranno i soci a scegliere direttamente chi deve guidare l’associazione, portando a compimento un grande atto di democrazia associativa.

Di seguito ti sintetizzo i punti salienti del programma che Finzi ed io abbiamo posto in essere come cardini in caso d’elezione, da portare avanti con una Giunta Esecutiva che tenga ben presente chi siamo oggi, ma principalmente chi saremo domani (dunque il giusto mix d’esperienza, territorialità, gioventù).
Il primo è la prosecuzione degli sforzi volti alla messa in sicurezza dell’Associazione, all’insegna dell’equilibrio tra costi e ricavi.
Il secondo è il trasloco on line di quasi tutta la vita associativa (informazioni e servizi ai soci, dibattiti e referendum, relazioni con l’esterno e anzitutto formazione).
Il terzo punto è appunto quello della formazione, da riportare quale asse centrale della TP, in stretto rapporto anche con altre associazioni/organizzazioni del nostro mondo professionale.
Il quarto è l’ampliamento e il rinnovamento dell’offerta servizi ai soci.
Il quinto punto è la rafforzata attività di rappresentanza, nazionale e locale, nel nuovo contesto che si sta determinando.
Infine, in caso d’elezione, ci occuperemo – come per ogni tema in collaborazione con il Consiglio – di contribuire al radicale ripensamento degli organismi professionali.

Se mi permetti allora, vorrei proporti, l’espressione “una scommessa aperta” al posto di “una scommessa persa”.

giovedì 6 novembre 2008

QUERELLE SPOT AND WEB / UNICOM

Lettera aperta di Biagio Vanacore a Spot and Web

Caro Direttore,
ho deciso di scriverti, rispondendo così alle tue numerose sollecitazioni di questo periodo e soprattutto di queste ultime ore.

Ho fatto questa scelta, per rispetto nei confronti di tutti i protagonisti di questa vicenda, ma principalmente perchè voci fuori del coro, non riportano all’esterno sempre con esattezza pensieri e comportamenti di ciascuno di noi.

La mia decisione, scaturisce anche dal senso di responsabilità che ho verso i Soci Tp, che nulla hanno a che vedere con questa storia, e verso i Soci Unicom, persone serie che lavorano sodo, i cui valori etici non possono essere messi in discussione per questa vicenda. Voglio ricordare qui, che Unicom è la prima Associazione del nostro settore ad aver certificato la Qualità del suo processo, ed anche la prima ad essersi dotata di una Carta dei Valori.

C’è poi un’altra considerazione da fare: i fatti interni e gli assetti organizzativi devono metodologicamente seguire l’iter che ogni Associazione si è data negli anni al suo interno, i cui tempi sono dettati dallo statuto e non da fattori esterni, lasciando infine all’esercizio del libero arbitrio di ciascun associato, valutazioni, azioni e conclusioni.

A questo punto, devo onestamente dirti che sono a disagio e combattuto, mi sento come Mezio Suffezio punito con il supplizio dello squartamento con i cavalli tiranti in direzione opposta, e ti spiego questo con alcune osservazioni.
Una riguarda proprio te. Da un lato eserciti un diritto che è anche un dovere di critica, critica che è poi il sale della democrazia anche se a volta brucia le ferite, dall’altro, da qualche tempo, lo fai a volte con toni forti, che possono rendere difficile un sereno e razionale esame degli argomenti che poni.
Sono poi a disagio ed in conflitto per quel che attiene i miei rapporti con Lorenzo Strona. Per un verso gli sono affezionato e ne ho condiviso a lungo le scelte. Per un altro verso ho assunto nell’ultimo periodo nei confronti della sua presidenza, una posizione critica per le decisioni prese, fino a portarmi alla conclusione di rimettergli la delega di Vice Presidente, pur rimanendo nel Consiglio Direttivo.
Secondo me, facendo il bilancio di una presidenza decennale, Lorenzo Strona ha giocato un ruolo positivo, in certi casi prezioso per la categoria e gli associati.
Ora però sta commettendo per sua stessa ammissione degli errori, ma in una psicologia dell’assedio che rende difficile capire ciò che è essenziale e ciò che non lo è, diventa poi difficilissimo correggersi.

Sono inoltre a disagio ed in conflitto con me stesso.
Userò un termine forte: sono incazzato nero. Penso che io, te, Lorenzo e tutti quanti stiamo perdendo del gran tempo: siamo in una situazione economica molto grave, dal mercato della comunicazione commerciale vengono segnali sempre più preoccupanti, mentre avremmo bisogno di un “di più” in termini di innovazione, e dovremmo essere davvero più creativi e “rivoluzionari”.
Invece stiamo qui ad incartarci in questioni retrò.

Come venirne fuori? Con il massimo della trasparenza e della coerenza. Con una forte spinta al rinnovamento, probabilmente azzerando tutto e ricominciando daccapo, con nuove regole (l’attuale statuto di Unicom non prevede un meccanismo di controllo e garanzia, ne un sistema di rappresentanza della minoranza, e neppure l’elezione diretta del Presidente con un limite di mandati) e, credo anche con nuove facce.

Come hai detto, sono anche Vice Presidente Vicario di TP: Enrico Finzi ed io siamo stati votati in ticket sulla base di un nuovo statuto da quasi il 90% degli elettori (non avevamo competitori ma è vero anche che la percentuale di astenuti e schede bianche è stata misera).
Guardando le cose anche da quell’angolo di visuale, sento che dovremmo riposizionarci e modificare le nostre strategie.
Ti preannuncio (è una chicca giornalistica) che la Tp proporrà alcune iniziative innovative a tutto il nostro mondo.
Secondo me, anche gli altri players dell’universo della comunicazione dovrebbero porsi il problema di voltare pagina.

Su un punto hai pienamente ragione, caro Direttore: con più etica e con meno conservatorismo.