lunedì 24 novembre 2008

IAP NON FUNZIONI

IAP non funzioni, lo dico subito, dopo aver sorso i risultati del sondaggio condotto all’interno della nostra Associazione, sulla campagna annunciata da Telefono Donna di Milano, per intenderci, quella che raffigura una donna semi nuda, distesa su un letto a braccia aperte come il Crocefisso, con il claim: “Chi paga per i peccati dell’uomo?”.

Faccio qualche considerazione, lasciando poi a ciascuno le valutazioni nello scorrere i dati del sondaggio realizzato.

Il Sondaggio condotto in 24 ore, ha ottenuto ben 170 risposte (oltre il 10% dei nostri soci); alcune di queste anche molto articolate.

Emerge subito un primo dato: 4 pubblicitari su 5 hanno visto la campagna.

Secondo supposto importante: il 47% esprime un giudizio positivo, ma esiste un partito pari al 33% che invece la commenta negativamente.

Prevale poi il favore per l’aspetto choc, ma forte è anche la tendenza di chi dice di piantarla con l’uso del corpo femminile.

Infine, una lieve maggioranza ritiene che il giurì deve intervenire, o meglio uscire da quello che per qualcuno è considerato un “iniquo sonno”, cosa che in qualche modo diventa più palese quando si leggono le osservazioni complessive sull’ultimo quesito, qui alta e dominante è la percentuale di chi giudica del tutto incoerente il comportamento dell’Istituto d’Autodisciplina Pubblicitaria, sollecitando la radicale ridiscussione dei criteri di valutazione delle campagne (alcuni percepiscono, tra l’altro, il suo italiota essere forte con i deboli e debole con i forti).

Caro IAP no, così non va, non può più essere questo il sistema.

I tempi stanno cambiando, nel nostro mondo più in fretta che altrove.

Abbiamo bisogno di una bella ventata d’aria fresca.

Per noi della TP è venuto forse il momento di rivedere le regole e ridiscutere le logiche che portano all’interpretazione prima ed alle sentenze poi, perché altrimenti forte rimane il dubbio sulla discriminazione nelle decisioni prese e sui metodi utilizzati.

domenica 9 novembre 2008

ASSOCIAZIONISMO UNA SCOMMESSA APERTA

Lettera aperta di Biagio Vanacore a Spot and Web

Caro Direttore,

ho letto con molta attenzione le preoccupazioni che hai espresso sulla cosidetta “scommessa persa“ dell’associazionismo nel nostro settore.

Se l’idea è quella di pungolare le Associazioni ad essere sempre “sul pezzo” ritengo che l’enfasi sia quella giusta.
Non dimenticare però che molto diverse sono le esigenze di chi opera e differenti sono le agenzie ed i clienti, non tralasciando il mondo dei free lance e dei consulenti che sempre più spesso si sostituiscono alle nostre strutture d’agenzia svendendo per un piatto di lenticchie la “dichiarata e non necessariamente conclamata” professionalità.

Il nostro è un settore che, operando a 360° nel complesso mondo della comunicazione, sicuramente, può influenzare e determinare meglio di altri i cambiamenti, ed in virtù di ciò che mi propongo di parlarti di Tp – Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti, di quello che si è fatto negli ultimi tre anni, e di quanto ci si accinge a fare nel prossimo futuro, giacché come hai avuto modo di dire a breve ci sarà, per la nostra Associazione, il rinnovo di tutte le cariche.

Con la gestione Finzi (al suo 1° incarico da Presidente), si è cercato di radicare con una serie d’iniziative, l’associazione sempre più sul territorio, provando a renderla così, un po’ meno milanocentrica, non dimenticando mai, però, che tutto il fulcro del nostro comparto è lì; dunque, dare valore voce e forza a quanti di noi, non potendo contare su budget milionari, operano in ogni caso professionalmente e bene, nelle loro realtà, realizzando lavori d’altissimo livello.
Abbiamo poi iniziato il processo di “webizzazione” cosa di per sé semplice, ma complessa quando si hanno esigenze diverse.
Abbiamo infine deciso che saranno i soci a scegliere direttamente chi deve guidare l’associazione, portando a compimento un grande atto di democrazia associativa.

Di seguito ti sintetizzo i punti salienti del programma che Finzi ed io abbiamo posto in essere come cardini in caso d’elezione, da portare avanti con una Giunta Esecutiva che tenga ben presente chi siamo oggi, ma principalmente chi saremo domani (dunque il giusto mix d’esperienza, territorialità, gioventù).
Il primo è la prosecuzione degli sforzi volti alla messa in sicurezza dell’Associazione, all’insegna dell’equilibrio tra costi e ricavi.
Il secondo è il trasloco on line di quasi tutta la vita associativa (informazioni e servizi ai soci, dibattiti e referendum, relazioni con l’esterno e anzitutto formazione).
Il terzo punto è appunto quello della formazione, da riportare quale asse centrale della TP, in stretto rapporto anche con altre associazioni/organizzazioni del nostro mondo professionale.
Il quarto è l’ampliamento e il rinnovamento dell’offerta servizi ai soci.
Il quinto punto è la rafforzata attività di rappresentanza, nazionale e locale, nel nuovo contesto che si sta determinando.
Infine, in caso d’elezione, ci occuperemo – come per ogni tema in collaborazione con il Consiglio – di contribuire al radicale ripensamento degli organismi professionali.

Se mi permetti allora, vorrei proporti, l’espressione “una scommessa aperta” al posto di “una scommessa persa”.

giovedì 6 novembre 2008

QUERELLE SPOT AND WEB / UNICOM

Lettera aperta di Biagio Vanacore a Spot and Web

Caro Direttore,
ho deciso di scriverti, rispondendo così alle tue numerose sollecitazioni di questo periodo e soprattutto di queste ultime ore.

Ho fatto questa scelta, per rispetto nei confronti di tutti i protagonisti di questa vicenda, ma principalmente perchè voci fuori del coro, non riportano all’esterno sempre con esattezza pensieri e comportamenti di ciascuno di noi.

La mia decisione, scaturisce anche dal senso di responsabilità che ho verso i Soci Tp, che nulla hanno a che vedere con questa storia, e verso i Soci Unicom, persone serie che lavorano sodo, i cui valori etici non possono essere messi in discussione per questa vicenda. Voglio ricordare qui, che Unicom è la prima Associazione del nostro settore ad aver certificato la Qualità del suo processo, ed anche la prima ad essersi dotata di una Carta dei Valori.

C’è poi un’altra considerazione da fare: i fatti interni e gli assetti organizzativi devono metodologicamente seguire l’iter che ogni Associazione si è data negli anni al suo interno, i cui tempi sono dettati dallo statuto e non da fattori esterni, lasciando infine all’esercizio del libero arbitrio di ciascun associato, valutazioni, azioni e conclusioni.

A questo punto, devo onestamente dirti che sono a disagio e combattuto, mi sento come Mezio Suffezio punito con il supplizio dello squartamento con i cavalli tiranti in direzione opposta, e ti spiego questo con alcune osservazioni.
Una riguarda proprio te. Da un lato eserciti un diritto che è anche un dovere di critica, critica che è poi il sale della democrazia anche se a volta brucia le ferite, dall’altro, da qualche tempo, lo fai a volte con toni forti, che possono rendere difficile un sereno e razionale esame degli argomenti che poni.
Sono poi a disagio ed in conflitto per quel che attiene i miei rapporti con Lorenzo Strona. Per un verso gli sono affezionato e ne ho condiviso a lungo le scelte. Per un altro verso ho assunto nell’ultimo periodo nei confronti della sua presidenza, una posizione critica per le decisioni prese, fino a portarmi alla conclusione di rimettergli la delega di Vice Presidente, pur rimanendo nel Consiglio Direttivo.
Secondo me, facendo il bilancio di una presidenza decennale, Lorenzo Strona ha giocato un ruolo positivo, in certi casi prezioso per la categoria e gli associati.
Ora però sta commettendo per sua stessa ammissione degli errori, ma in una psicologia dell’assedio che rende difficile capire ciò che è essenziale e ciò che non lo è, diventa poi difficilissimo correggersi.

Sono inoltre a disagio ed in conflitto con me stesso.
Userò un termine forte: sono incazzato nero. Penso che io, te, Lorenzo e tutti quanti stiamo perdendo del gran tempo: siamo in una situazione economica molto grave, dal mercato della comunicazione commerciale vengono segnali sempre più preoccupanti, mentre avremmo bisogno di un “di più” in termini di innovazione, e dovremmo essere davvero più creativi e “rivoluzionari”.
Invece stiamo qui ad incartarci in questioni retrò.

Come venirne fuori? Con il massimo della trasparenza e della coerenza. Con una forte spinta al rinnovamento, probabilmente azzerando tutto e ricominciando daccapo, con nuove regole (l’attuale statuto di Unicom non prevede un meccanismo di controllo e garanzia, ne un sistema di rappresentanza della minoranza, e neppure l’elezione diretta del Presidente con un limite di mandati) e, credo anche con nuove facce.

Come hai detto, sono anche Vice Presidente Vicario di TP: Enrico Finzi ed io siamo stati votati in ticket sulla base di un nuovo statuto da quasi il 90% degli elettori (non avevamo competitori ma è vero anche che la percentuale di astenuti e schede bianche è stata misera).
Guardando le cose anche da quell’angolo di visuale, sento che dovremmo riposizionarci e modificare le nostre strategie.
Ti preannuncio (è una chicca giornalistica) che la Tp proporrà alcune iniziative innovative a tutto il nostro mondo.
Secondo me, anche gli altri players dell’universo della comunicazione dovrebbero porsi il problema di voltare pagina.

Su un punto hai pienamente ragione, caro Direttore: con più etica e con meno conservatorismo.

mercoledì 22 ottobre 2008

NAPOLI, LA CAMPANIA, LA MONNEZZA E LA MALA POLITICA

Ho visto con tristezza la “sceneggiata” messa in atto allo stadio Meazza di Milano da pochi nostalgici padani sul problema “monnezza” a Napoli.

Parlare oggi della “monnezza” che invade Napoli e tutta la Campania, con il suo carico quotidiano di problemi all’apparenza irrisolvibili, e dei disagi che tutto ciò sta generando alla gran parte dei cittadini onesti di questa martoriata Regione, è un po’ come sparare sulla Croce Rossa.

Ma quello della monnezza, è solo la punta di un iceberg che ha dimensioni ben più grandi, e che ci vede impotenti di fronte alla conclamata incapacità di una classe dirigente che negli anni ha solo prodotto benefici per pochi e danni enormi per tanti.

Non è mia intenzione aggiungere parole alle tante che in questi giorni si sono spese sull’argomento, ed alle altre, che il can can medianico produrrà secondo le esigenze delle opposte fazioni politiche impegnate più a fare scarica barile che, a mettere in atto un piano concreto e definitivo che elimini il problema e faccia ripartire questa terra da sempre operosa, ma da sempre soggetta a saccheggi e mal governo che di fatto la costringono a vivere di assistenzialismo.

Dissento quando sento dire che la gente di Napoli vive in uno stato di rassegnazione, e che non è in grado essere al passo del Paese.

Il vero problema è che a Napoli i politici sono abituati a venire a prendere i voti promettendo in cambio lavoro e sicurezza, salvo poi dimenticare tutto il giorno dopo le elezioni.

E’ partendo da queste semplici considerazioni (troppa carne al fuoco in genere brucia l’arrosto) che chiedo al mondo della comunicazione di farsi parte attiva per sollecitare un cambiamento dei costumi e della politica.

E’ giunto il momento che queste lobbie di potere, che tanto hanno influenzato e ancora influenzano anche le nostre attività vengano allontanate. Queste lobbie, che più di una volta hanno mortificato intelligenze e capacità professionali del nostro mondo, devono capire di aver fatto il loro tempo, e che è giunto il momento di lasciare spazio a persone in grado di governare il cambiamento di cui oggi più che mai sentiamo il bisogno.

Nelle imprese i manager che sbagliano sono licenziati, nel mondo della politica no, e questo il problema.

Nel Paese si va in pensione ad una certa età, tutti prima o poi ci vanno, i politici no, ed anche questo è un problema.

Oggi la gente di Napoli chiede solo rispetto ed eguaglianza nei diritti più elementari come la sicurezza ed il lavoro, mentre da sempre è ben cosciente di quelli che sono i propri doveri e fra mille difficoltà va avanti con dignità ed orgoglio.

Rendiamoci allora parte attiva di un processo comunicazionale per dare spazio e voce alla gente di Napoli ed aprire così una finestra di speranza su ciò che sta accadendo a Npoli ed in Campania.

Noi Napoletani con fierezza, da un lato sorridiamo a quei pochi scellerati del Meazza, dall’altro compiangiamo l’atteggiamento dei politici con la certezza che “Adda passà a’ nuttata” come diceva il grande Eduardo, e con la speranza di un futuro migliore.

giovedì 18 settembre 2008

BUZZ MARKETING

Il buzz è quell'insieme di attività marketing tipicamente non convenzionali che tendono ad incrementare sia il numero che il volume degli scambi d'idee riguardanti un prodotto / servizio e, conseguentemente, ad aumentarne notorietà e reputazione.

Buzz sta a significare il ronzio delle api, buzz marketing di conseguenza la possibilità di raggiungere nel minor tempo possibile lo "sciame".

Quest'attività è quindi la strategia di chi, in modo razionale ed irrazionale, utilizza il web (tramite forum, social network, blog etc.) per parlare o cercare di far parlare marche, aziende, prodotti, servizi.

martedì 16 settembre 2008

TRIBAL MARKETING

Il tribal è l'attività di marketing che si pone come scelta alternativa al cosiddetto "marketing classico" di tipo anglossassone e che tende a dar vita ad una comunità collegata al prodotto / servizio che si intende promuovere.

Il tipo di attività legato al "tribal" in genere serve a creare e in qualche modo a cementare il sentimento comune degli utenti finali, attraverso prodotti e strategie studiati "ad hoc" per catalizzare la formazione di comunità e supportarne lo sviluppo, sia in termini di autoriconoscimento che di autosostentamento.

Una sorta di "tribù" che sotto il profilo antropologico sono considerate postmoderne, e dove il "sentimental" emergente dell'appartenenza è l'elemento aggregante.

mercoledì 3 settembre 2008

BENTORNATA QUOTIDIANITA'

Le ferie estive, quelle che si sognano, si meditano, si programmano e si desiderano per un anno interno sono terminate; messe in soffitta insieme al loro immancabile bagaglio di foto, di calamite da frigo e di rimpianti.
Come da copione, anche quest’anno abbiamo avuto le nostre brave file in autostrada in barba alle cosidette partenze intelligenti; come di consueto non ci siamo fatti mancare gli incendi di stagione, e come sempre in questi casi siamo stati tutti felici sapendo che il buon Briatore finalmente sposerà fra qualche tempo la Grigoriaci (in rigoroso abito bianco).

Usando il più classico dei luoghi comuni, mi viene di dire: ora si riparte.

E così il ritorno in città corrisponde al ritorno alla quotidianità, che immancabilmente ci riserva i soliti meeting dei partiti politici, più vicini che mai alle vecchie sagre di paese e più lontani di sempre dalle esigenze della gente, il solito aumento dei prezzi sui generi di prima necessità ma anche questo è ormai un dato di fatto puntuale come il più classico dei temporali di fine estate, il caro libri anch’esso in perfetto sincronia con la ripresa delle attività e puntuale come un orologio svizzero, gli aumenti di luce e gas tanto per gradire non si sono fatti attendere, per non dimenticare poi il carburante, che indipendentemente da qualsiasi evento, continua nella sua lenta ma costante lievitazione verso picchi sempre più alti.
E poi finalmente arriva Lei: “La finanziaria” attesa da tutti per capire cosa s’inventano di nuovo, questa volta, i creativi italici, quelli veri.
Già perché hai voglia a pensare che in fondo in fondo il nostro è uno dei mestieri più belli del mondo, ma alla fine tutto dipende da loro, dai politici, l’unica classe a non conoscere crisi occupazionale (anzi), gli unici la cui retribuzione non conosce inflazione, gli unici cui veramente tutto è concesso e tutto è lecito, gli unici che hanno tra le mani la cosidetta “chiave dell’acqua”.
Ed è a loro che mi rivolgo e chiedo:
- La vogliamo fare una volta e per tutte, una buona legge sull’emittenza televisiva, che salvaguardi la pluralità, il libero mercato e l’interesse della gente e non quelli di questo o quel partito?
- Li vogliamo fare i bandi di gare per la comunicazione pubblica in modo che gli appalti siano veramente trasparenti e la creatività non sia mortificata?
- Lo vogliamo fare un bel ripasso della legge 150 e cambiare qualche cosuccia?
- Li vogliamo rivedere questi benedetti studi di settore, in modo che chi si occupa di comunicazione e non appartiene a grandi lobbies può pretendere di essere trattato in modo equo e non semplicisticamente adeguarsi perché altrimenti sono guai?
- Le vogliamo veramente prendere in considerazione queste benedette Associazioni di categoria, e valutare il contributo che possono concretamente dare alla causa, o viceversa servono solo all’occorrenza?

Per noi del settore, nell’attesa della fatidica fumata bianca (ma in qualche caso anche grigia andrebbe più che bene), un “bentornati alla quotidianità”.

lunedì 24 marzo 2008

STEP, GIN E ... LA VOGLIA D'AMORE

Si, proprio così. Step, Gin e la voglia d’amore non d’amare, una vocale diversa in una parola, e cambia completamente il senso di un pensiero.

Sono andato a vedere il film “Ho voglia di te” per curiosità; non riuscivo a comprendere, infatti, come potesse essere possibile che nelle recensioni di uno dei maggiori quotidiani italiani questo film non fosse neppure consigliato, e come invece, era ai primi posti delle classifiche ad appena una settimana dall’inizio delle proiezioni.

Ho parlato così di questo film con mia figlia Veronica che da qualche tempo ha iniziato a lavorare con me, e lei mi ha spiegato che questa storia, tratta da un libro omonimo, altro non era che il continuo di un libro \ film che tempo fa era stato un cult per i nostri giovani “tre metri sopra il cielo”; ma Veronica mi ha trasferito una sensazione particolare: il desiderio d’amore che questo film per adolescenti voleva comunicare. Un amore pulito, dolce e passionale al tempo stesso, un amore dei giovani d’oggi, con un’attenta ricerca dei valori, quelli veri, in un mondo come quello attuale dove tutto è legato più all’apparire che all’essere.

Chi ha visto il primo film, ricorderà di aver lasciato Step con un pensiero nella mente: - riuscirò mai a tornare lì, dove solo gli innamorati vivono, tre metri sopra il cielo? - .

Bene, non voglio fare un commento al film, ma voglio fare invece alcune riflessioni e porre alcuni interrogativi come uomo di comunicazione, visto che in qualche modo il nostro mestiere “può influenzare” scelte e cambiamenti.

Cosa differenzia un vero amore da un amore? Il coinvolgimento? L’emozione? La passione?

Come possiamo leggere la parola “amore” in modo più estensivo?

Ed ancora, nel lavoro quotidiano che ognuno di noi svolge, teniamo conto del significato della parola amore e delle sue molteplici sfaccettature, o viceversa rinunciamo al cuore quando passiamo ai grandi numeri, negoziando in qualche modo con noi stessi, la “nostra storia d’amore”?

Un proverbio cinese dice: - il viaggio di mille miglia inizia con un singolo passo. – Ho provato a dare un’interpretazione legando questo proverbio al mistero della vita ed alla voglia d’amore che ognuno di noi ha sicuramente dentro di se, e mi viene da dire che siamo noi singole persone, con le nostre azioni, gli unici in grado di incanalare il nostro cammino sul binario che vorremmo, quello della correttezza oppure quello cinico degli affari.

Considerazione finale: nella sala cinematografica ero uno dei più “vecchi”, la maggioranza di chi ha visto quel film era composta d’adolescenti, con la spensieratezza dei loro anni e con la ricchezza della loro pulizia interiore.
Non deludiamoli con i nostri comportamenti

domenica 9 marzo 2008

L'8 MARZO E' PASSATO, VIVA LE DONNE

Leggevo qualche giorno fa in aereo un pezzo sull’ultimo lavoro teatrale di Vincenzo Salemme “Bello di papà”, in cui, lo psicanalista ad un certo punto affermava che “la nostra è una società con grave carenza di maschio”.

Effettivamente, l’emancipazione femminile ha portato dal ’68 in poi ad una rimodulazione del ruolo maschile, tanto che oggi, in molti casi, registriamo una società in cui mancano i padri intesi come figura forte (chi non ricorda quando da ragazzi ad una marachella si sentiva la mamma dire: lo dico a tuo padre stasera quando rientra), ed il concetto di “virilità” ha subito notevoli mutamenti.

Partendo da queste considerazioni, assistiamo invece all’8 marzo come ad una “sagra” paesana con la donna nella parte di protagonista “per un giorno” su un palcoscenico in cui di solito recita in ruoli di secondo piano; insomma come se oggi, la donna, fosse ancora un essere minore e senza anima come nel Medioevo.

Certo essere donna oggi in Italia, é sicuramente più facile che non esserlo in altri paesi del mondo, laddove invece la qualità della vita femminile non è sicuramente migliorata, e dove la donna vive ancora in condizioni d’arretratezza sociale e culturale.
Allora perché non proviamo a trasformare questo giorno, in un momento “più educativo” legato alla condizione ed alla centralità del ruolo della donna, e cancelliamo dalle nostre abitudini invece, la più classica e mortificante delle feste così come s’intende oggi in gran parte del nostro Paese, a metà fra il consumismo e la paesanità, in cui solo per un giorno si parla dei problemi legati all’emancipazione femminile ed alla fine tutto termina in una balera ad assistere allo spogliarello del “macho” di turno?

La donna, è donna per tutto l’anno e non un giorno solo, la donna deve poter ricevere rispetto e non essere utilizzata, sfruttata ed offesa nel suo essere donna, com’è accaduto nell’ultima pubblicità di Dolce & Gabbana; e, chi come noi fa per mestiere il comunicatore, ha il dovere di comprendere questo prima di chiunque altro, evitando di produrre spot che, di fatto, violentano, oltraggiano e sviliscono la donna e la sua figura femminile, “rendendola mero oggetto della prevaricazione maschile” così come sostiene lo IAP.

Quindi, meno retorica e più sostanza; anche quest’anno l’8 marzo quello dell’ipocrisia consumistica è passato, ed allora viva le donne, viva la vivacità culturale delle donne, viva le donne che cercano di migliorare l’essere donna anche dove questo ancora non accade, viva le donne che con intelligenza provano a curare questa società con grave carenza di maschio, osando cambiare una miscellanea sbagliata che oggi produce solo meno felicità.

sabato 1 marzo 2008

CIAO PAPA'


Ieri sera il mio papà ci ha lasciato per sempre, ci ha lasciato come sempre aveva immaginato ed in cuor suo desiderato: circondato da tutti i suoi affetti più cari, ci ha lasciato con la certezza che prima o poi ci saremmo reincontrati e riabbracci in una nuova vita, accompagnato in questo pensiero dagli insegnamenti incrollabili della sua profonda fede religiosa che lo ha sempre guidato nelle scelte.

Penso che ogni padre sia per un figlio il miglior padre del mondo, ma nel mio caso ritengo di essere stato doppiamente fortunato: - ho avuto il miglior padre del mondo e per lungo tempo - , non potevo chiedere di meglio alla vita.

Desidero parlare ancora una volta con il mio papà e dirgli:

Papà adorato,

mi hai insegnato ad amare la vita e gioire delle piccole cose, mi hai educato nel rispetto dei valori e preparato al mondo con la naturalezza che ha segnato ogni tuo passo.

Oggi che non ci sei più, mi mancano la tenerezza del tuo sguardo, la dolcezza del tuo sorriso, la spontaneità delle tue parole, la quotidianità dei tuoi gesti.

Mi mancheranno il tuo calore, la tua presenza, i tuoi consigli, molto più semplicemente: - mi mancherai tu, immensamente -.

giovedì 3 gennaio 2008

MO' FACITE NU MANIFESTO

Cinquant’anni dopo Carosello, nell’epoca in cui creatività ed economia sono diventate figlie della stessa mamma, dove niente non è contrario di tutto, e dove il giorno ha sempre più bisogno della notte, assistiamo al controsenso di chi viene in agenzia e ti dice: "mo facite nu manifesto", perché, oggi più che mai, e più d’ogni altra cosa, è la pubblicità che influenza le scelte quotidiane di ognuno di noi, e nel Meridione questo fatto è ancora più evidente.

Sembrerebbe facile, a questo punto pensare – allora che problemi hanno quelli laggiù – in realtà fare pubblicità nel Sud Italia è più complicato che altrove, e questo è un dato di fatto, di una realtà figlia di molte madri tipo:
- Rari insediamenti industriali d’alto profilo;
- Le poche realtà importanti affidano gli investimenti pubblicitari a grandi agenzie che di solito risiedono nel Centro- Nord, adducendo come scusante per la scelta – hanno strutture più idonee – sono più bravi.
- Per imprenditori e manager molto spesso, andare “su” significa – non far sapere i fatti propri – evadere per qualche ora dalla routine di tutti i giorni – vedere facce diverse che pensano ed in qualche modo vivono in un mondo diverso – perché al contrario di qualsiasi luogo comune che ci viene venduto, il nostro Paese è uno ma sotto molti aspetti per la sua storia e la Sua cultura è anche trino;
- La scarsa conoscenza da parte del medio imprenditore meridionale del mondo del marketing e della comunicazione, e di conseguenza, la scelta di questo settore, come quello cui iniziare a far fare esperienza in azienda al figlio appena inserito nella realtà lavorativa, accompagnando tale decisione con la frase: "accusì nun fa guai".

È così, abbiamo imparato a convivere da un lato con “il cliente" di:" dotto' mo facite nu mafesto" e dall’altro con quanti, in un mondo che cambia sempre più in fretta, crescono con noi anche grazie a noi.

Allora per dirla come il grande Eduardo – adda passà ‘a nuttata– perché i tempi buoni sono vicini più che mai.