sabato 8 ottobre 2011

SIAMO TUTTI PENTITI

Vorrei fare qualche considerazione su quanto è accaduto in questi giorni a Castellammare di Stabia a proposito delll'episodio della t-shirt comparsa e poi ritirata in un negozio della città recante la scritta: "Meglio morto che pentito",  e sulla risonanza che tale fatto ha avuto sugli organi di stampa nazionali.

Vorrei fare subito una prima considerazione che ai più può apparire banale ma che nel profondo di ognuno di noi tanto banale non è: "una cosa è parlare di morte ma ben diverso è il morire e il come".

Detto ciò, un'altra verità a mio avviso dovremmo dirla: "dobbiamo essere tutti pentiti", e spiego il perchè:
  • Pentiti per non avere coraggio
  • Pentiti per aver fatto troppo poco.
  • Pentiti per aver consegnato ad una politica (in questo caso bi o tri partizan) incapace e assoggettata la possibilità di aver fatto diventare in alcune zone Stato l'antistato.
  • Pentiti per non esserci battuti veramente contro una legge elettorale indecente che ha consentito e consente ancor oggi, la possibilità di nominare e non eleggere liberamente i propri rappresentanti in parlamento, privando in special modo il Meridione e i cosiddetti Territori di Frontiera di avere rappresentanti veri di queste terre (in Campania molti sono i catapultati anche in questo caso in modo rigorosamente bipartizan).
Bisogna avere la forza di alzare verso l'alto l'asticella e provare a rinnovare profondamente una classe politica che in questo Paese ha fatto più danni di uno tsunami, per dirla alla Gandhi "bisogna che ciascuno di noi sia il cambiamento che vuol vedere".

Politica significa far prevalere gli interessi generali e questo lo si ottiene con meno demagogia e meno ideologia.

I cittadini oggi sono disposti a pagare una cambiale pur di ritornare ad avere certezze, in cambio però chiedono di sapere:
  • Per quanto tempo devono pagare
  • Chi ne trae beneficio e chi no e perchè
  • Chi paga e chi no e anche in tal caso perchè.
Le persone alla fine non ragionano mai su quello che è successo, ma sulla speranza di quello che avverrà, dunque si aspettano "valore e concretezza" dalla promessa.

La gente in questo periodo di crisi si aspetta che la politica parli "con il cuore al cuore" perchè ritiene che il vero cambiamento sia guardare le cose con nuovi occhi e per conseguenza logica agire.

Oggi servono certezze e non ricette, serve passare da "buono" a "grande" non per moda ma per cultura di valori condivisi, perchè forte si avverte il bisogno di questo, perchè è da queste premesse che si ottengono veramente i risultati.

Nell'immaginario collettivo chi non si batte per qualcosa cade per qualsiasi cosa, ecco allora che occorre riprendere il controllo di ciò che si fa, sapendo che le persone hanno "bisogno" e "vogliono" la verità.

Non dimentichiamo che viviamo il tempo della "cortomiranza" ovvero del consenso immediato,e lo viviamo in un Paese come il nostro, che è ogni giorno più lontano dal mondo sempre meno comprensibile della politica e dei giochi di potere.
Il Paese reale, quello della gente comune guarda con attenzione a come di comporta la politica e conseguentemente all'evoluzione della Società, spesso si smarrisce, talvolta forse si diverte, ma raramente si sente coinvolto in ciò che si recita e si fa nei vari teatrini.

Per la gente il "paese dei balocchi" non va bene più neppure a Pinocchio.

In politica la "fiducia" è il capitale più presioso, un capitale che si cotruisce lentamente sui fatti ma che si può screditare, sporcare e perdere con grande velocità e molti danni, soprattutto se si crea diseguaglianza; perchè l'ineguaglianza è la madre di tutti i mali.

Ricordiamoci sempre come diceva Aristotele che  "la giustizia è ingiusta se non guarda il singolo caso".

Tutto questo per dire, in conclusione, che non bisogna cambiare il sistema, ma agire dall'interno per fare ogni giorno piccoli ma indicativi passi in avanti, allora è il caso di cominciare subito a ricostruire il senso civico perchè senza quello non si va da nessuna parte.

giovedì 6 ottobre 2011

TRENI AD ALTA VELOCITA': NORDO VERSO SUD SEMPRE PIU' "RAZZISMO"

Sono in partenza per Milano, una levataccia, ma la TP ha generato un'evento importante nell'ambito della settimana della comunicazione e dunque vado e vengo da Milano, con piacere, in un solo giorno.

La prima scena si svolge a Napoli mercoledì 5 ottobre 2011 ore 5.45 stazione centrale.

Per accedere al treno ES Italia AV 9604 da Napoli Centrale a Milano Centrale in partenza alle 6,05, vengono messe delle transenne al binario (17) e bisogna mostrare il biglietto per poter passare e poi salire sul treno.

La seconda scena si svolge a Milano sempre mercoledì 5 ottobre 2011 questa volta alle 18,10 sempre alla stazione centrale (naturalmente di Milano).

Per accedere al treno ES Italia AV 9637 da Milano Centrale a Napoli Centrale in partenza alle 18,30 (binario 13), in questo caso con mia somma meraviglia, si arriva al treno direttamente senza nessun ostacolo o controllo.

A questo punto faccio alcune considerazioni:
  • sarà stata la coincidenza dei numeri dei binari (17 quello di Napoli 13 quello di Milano) a generare questo imprevisto (noi del sud un poco scaramantici lo siamo)?
  • e poi solo chi parte da Napoli fa il furbo e sale sul treno senza biglietto?
  • ma sono così sciocchi alle Ferrovie dello Stato dal non aver pensato che possono esserci napoletani in trasferta che rientrano a casa e fanno i furbi (porteghesi) fuori casa?
  • o peggio esiste una sorta di "razzismo" che le Ferrovie dello Stato applicano nei confronti delle persone che partono dal Sud (già perchè il bello è che non ti chiedono il documento d'identità, ma solo di mostrare il biglietto, dunque se sei o non sei napoletano questo non lo puoi sapere)?
Ma la domandona finale è: cosa comunichiamo utilizzando per lo stesso treno due pesi e due misure a seconda della località di partenza? e i turisti stranieri cosa pensaranno?

Chissà se qualcuno che abita nei piani alti (che visto il modo di agire tanto alti non devono essere) delle Ferrovie avrà mai la cortesia di dare una risposta.

lunedì 4 luglio 2011

IL MESTIERE RACCHIUSO IN UNA METAFORA

Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto: «Sono cieco, aiutatemi per favore».

Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un'altra frase.

Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote. Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse annotato.

Il pubblicitario rispose: "Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo" .

Sorrise e se ne andò.

Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:"Oggi è primavera e io non posso vederla".

Morale:

Cambia la tua strategia quando le cose non vanno molto bene e vedrai che poi andrà meglio.

GLI AMERICANI E IL "RUSSATOIO"

Questi americani che con le loro "americanate" non finiscono mai di stupire.

Dopo la sighegheria (locale dove si può scegliere il sigaro che preferito accompagnato dal ruhm d'annata dei desideri e fumarlo in santa pace), questa volta si sono superati ed hanno tirato fuori dal cilindro magico il "russatoio", tranquilli niente a che vedere con i gulag di triste memoria della vecchia Unione Sovietica, bensì un posto dove si può russare in santa pace (finalmente dirà qualcuno) e non rompere così le scatole al vicino di letto.


mercoledì 1 giugno 2011

ENZO BIAGI E CAROSELLO

da un'articolo pubblicato dal “Corriere della Sera” il 22 luglio 1976

Carosello ha educato i nostri figli, è stato, dal lontano 1957, un appuntamento e una pausa nell'angoscia quotidiana.

Mostrava un mondo che non esiste, un italiano fantastico, straordinario: alcolizzato e sempre alla ricerca di aperitivi o di qualcosa che lo digestimolasse; puzzone, perennemente bisognoso di deodoranti e detersivi, sempre più bianchi; incapace di distinguere fra la lana vergine e quell'altra, carica di esperienze; divoratore di formaggini e scatolette, e chi sa quali dolori se non ci fossero stati certi confetti, che, proprio all'ora di cena, venivano a ricordare come, su questa terra, tutto passa in fretta.

lunedì 9 maggio 2011

VA DOVE TI PORTA LA TECNOLOGIA

Al giorno d'oggi siamo sempre più spesso in grado di dare tecnicamente la risposta giusta senza però sapere perchè è veramente giusta.

Un modo per dire che stiamo andando verso una situazione nella quale sapremo tutto del come e poco o niente del perché.

Orbene se così è, se se non riusciamo ad essere in modo corretto e codificato figli di questa tecnologia, di cosa riusceremo ad essere padri?

mercoledì 4 maggio 2011

SULLE STRADE DELLA "MONNEZZA"

Stamattina a Napoli uscita della circumvesuviana di Porta Nolana "ho visto" un gruppo di turisti inglesi che filmava i "soliti" cumuli di immondizia.

Una scena di una tristezza infinita anche se alla fine sarà questo il "souvenir" che si poteranno a casa dalla nostra amata terra.

Orbene: quelli che governano ora non hanno trovato di meglio che dare la colpa ai precedecessori e così via a ritroso.

Ora però la domanda che sorge spontanea è: dopo più di un anno (poco più del 20% del tempo della durata in carica) di proclami (e di illusioni) ... possibile che in Campania non ci sia soluzione?

Last but not last ... ovviamente la situazione della provincia non è diversa e anche in questo caso valgono le riflessioni di cui sopra.

domenica 10 aprile 2011

LA PARABOLA DEI TALENTI

Vangelo - Matteo 25, 14 - 30

14
Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15 A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. 16 Colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò subito a impiegarli e ne guadagnò altri cinque. 17 Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. 18 Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19 Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro. 20 Colui che aveva ricevuto cinque talenti, ne presentò altri cinque, dicendo: Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque. 21 Bene, servo buono e fedele, gli disse il suo padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. 22 Presentatosi poi colui che aveva ricevuto due talenti, disse: Signore, mi hai consegnato due talenti; vedi, ne ho guadagnati altri due. 23 Bene, servo buono e fedele, gli rispose il padrone, sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone. 24 Venuto infine colui che aveva ricevuto un solo talento, disse: Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso; 25 per paura andai a nascondere il tuo talento sotterra; ecco qui il tuo. 26 Il padrone gli rispose: Servo malvagio e infingardo, sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27 avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. 28 Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29 Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. 30 E il servo fannullone gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti.

giovedì 24 febbraio 2011

SVILUPPIAMO IDEE, NON VOYEURISMO

Il mio comunicato stampa come presidente di TP sul rapporto tra pubblicità e corpo della donna,

“Nessun pubblicitario che possa definirsi tale ama il corpo della donna come veicolo del proprio lavoro. Parlare di sfruttamento del corpo della donna in pubblicità è puro populismo. La questione andrebbe approfondita, magari interpellando chi la pubblicità la crea”.

Così il presidente dell’Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti, Biagio Vanacore, interviene nella discussione che in queste ore si sta animando attraverso alcuni dei principali organi di informazione.

“Il compito del pubblicitario – continua Vanacore – è quello di produrre idee che aiutino le aziende a valorizzare i propri valori, non certo quello di sollecitare il voyeurismo dei cittadini. D’altronde, sfido chiunque a trovare qualcosa di pubblicitario in una fotografia di una donna, magari opportunamente ritoccata.

Affrontare il tema dell’utilizzo del corpo della donna in pubblicità, puntare l’indice contro i pubblicitari, senza ascoltare la voce dei professionisti, vale a dire di chi crea, pianifica e diffonde il messaggio pubblicitario, in pieno accordo con il committente, è come commentare la moviola di una partita di calcio senza guardare le immagini in televisione”.

Tp, l’Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti, di cui è presidente Biagio Vanacore, è attiva dal lontano 1965 e può contare su oltre 2.000 professionisti iscritti.

“Ogni pubblicità – sottolinea ancora Vanacore – interviene in quello che è il contesto sociale, economico e politico e nasce dal rapporto di collaborazione che si instaura tra un’azienda ed i suoi pubblicitari: la prima, attraverso la pubblicità, dovrebbe tutelare la propria etica, i secondi, con il loro lavoro, dare una cifra estetica all’azienda”.

lunedì 21 febbraio 2011

NIENTE E IL SUO PLURALE

Oggi viviamo l’era del “niente e il suo plurale”.

Nel senso che o non si hanno idee, o che c’è ne sono molte ma completamente diverse tra loro.

Quando usiamo delle idee facciamolo non tenendo conto di quello che si è sempre fatto ma pensando a qualcosa di nuovo.

Bisogna essere capaci di passare da “buono” a “grande”, e per farlo bisogna essere affamati folli.

Alla fine spesso le idee nascono per essere sprecate.

venerdì 18 febbraio 2011

IL BIANCO

Il bianco è la somma di tutti i colori, o meglio ancora in incolore ateismo di tutti i colori.

Il bianco è una scelta forte, radicale, senza compromessi.

Il bianco è elegante come il silenzio.

Il bianco è attesa, è la certezza della leggibilità.

giovedì 17 febbraio 2011

GLOBAL E LOCAL

Diventeremo più grandi diventando più piccoli.

Diventeremo più globali diventando più locali.

Un vero viggio di cambiamento non significa cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi.

Nessuno è nato sotto una cattiva stella, ci sono semmai persone che guardano male il cielo.

Si può arrivare dove si vuole ma la cosa più importante non è dove si arriva ma come; perchè la vita è come un’elastico: più si allunga, più si restringe.