Due lunghi e travagliati anni di gestazione, e voilà, anche il nostro Paese ha il suo bravo portale: Italia.it!
Finalmente, ne sentivamo veramente la mancanza.
Ed il fiocco che di solito saluta la nascita di un maschietto (azzurro) o di una femminuccia (rosa), in questo caso di che colore è?
Neutro, sì proprio così, e non ho dubbi, per me il fiocco è neutro.
Certo, sono un uomo di comunicazione di provincia non uso alla frequentazione dei grandi salotti della pubblicità, forse legato a schemi rigidi, e quindi sicuramente in ritardo “sul tempo” di qualche battuta, ma nel vedere il “logo” raffigurato da una “i” di linea tipicamente boldoniana affiancata ad un font anonimo-lineare, unito a quel “coso” verde che rende ancora più frammentato il logo intero, non ho potuto far a meno di pensare, ci risiamo: la montagna ha partorito ancora una volta il topolino.
Poi mi sono detto, ma cerca di essere più evoluto; ed allora l’ho guardato meglio, ma anche in questo caso sono piombato subito nell’ambiguità linguistica delle due lettere iniziali “it”, che in inglese stanno a significare “cosa”.
Mi si potrebbe obiettare a questo punto che nel linguaggio universale d’internet “it” sta per Italia, che internet è uno strumento moderno, ma cosa volete, sono ancorato ad un’Italia percepita come luogo principe di bellezze, d’eccellenza culturale, culla di design, patria riconosciuta della moda, deposito indiscusso della maggiore densità di luoghi Unesco nel mondo, e non certo ad un’italietta di serie B, con tutto il rispetto per la serie.
E’ indubbio che l’Italia è anche un Paese che ha bisogno di guardare ad un futuro di modernità, di sviluppo, d’innovazione; ma è anche un Paese che non può dimenticare la sua storia ed il suo stile.
E’ enorme il mercato di coloro che nel mondo, affrancati dalla schiavitù del bisogno, investono in qualità della vita e guardano allo stile di vita italiano come modello di riferimento. Parliamo di un miliardo e mezzo di persone che vogliono mangiare all’italiana, vestire all’italiana, arredare la propria casa con mobili, frutto del design italiano.
Dobbiamo intercettare e gestire questa domanda di “Italian way of life”, e possiamo farlo solo se facciamo dell’eccellenza il nostro credo, e con la genialità che ci contraddistingue.
Partendo da queste riflessioni, ho ritenuto di dare del “neutro” allo stile grafico, perché certamente questo marchio non rappresenta lo stile italiano, forse è più un segno di tipo internazionale, quindi massificato ed anonimo, che a mio avviso non determina un elemento distintivo e personale del nostro Paese.
Ovviamente, alla lunga come tutte le cose, se spinto e usato sarà sicuramente accettato, ma di sicuro è per noi un’occasione mancata.
Queste sono però, solo le riflessioni di un uomo di comunicazione di provincia; e così, guardando il mio mare, andando ben oltre l’orizzonte, ho rivisto davanti agli occhi il logo “Espana”, e mi sono detto: chi sarà poi mai questo Mirò?
Finalmente, ne sentivamo veramente la mancanza.
Ed il fiocco che di solito saluta la nascita di un maschietto (azzurro) o di una femminuccia (rosa), in questo caso di che colore è?
Neutro, sì proprio così, e non ho dubbi, per me il fiocco è neutro.
Certo, sono un uomo di comunicazione di provincia non uso alla frequentazione dei grandi salotti della pubblicità, forse legato a schemi rigidi, e quindi sicuramente in ritardo “sul tempo” di qualche battuta, ma nel vedere il “logo” raffigurato da una “i” di linea tipicamente boldoniana affiancata ad un font anonimo-lineare, unito a quel “coso” verde che rende ancora più frammentato il logo intero, non ho potuto far a meno di pensare, ci risiamo: la montagna ha partorito ancora una volta il topolino.
Poi mi sono detto, ma cerca di essere più evoluto; ed allora l’ho guardato meglio, ma anche in questo caso sono piombato subito nell’ambiguità linguistica delle due lettere iniziali “it”, che in inglese stanno a significare “cosa”.
Mi si potrebbe obiettare a questo punto che nel linguaggio universale d’internet “it” sta per Italia, che internet è uno strumento moderno, ma cosa volete, sono ancorato ad un’Italia percepita come luogo principe di bellezze, d’eccellenza culturale, culla di design, patria riconosciuta della moda, deposito indiscusso della maggiore densità di luoghi Unesco nel mondo, e non certo ad un’italietta di serie B, con tutto il rispetto per la serie.
E’ indubbio che l’Italia è anche un Paese che ha bisogno di guardare ad un futuro di modernità, di sviluppo, d’innovazione; ma è anche un Paese che non può dimenticare la sua storia ed il suo stile.
E’ enorme il mercato di coloro che nel mondo, affrancati dalla schiavitù del bisogno, investono in qualità della vita e guardano allo stile di vita italiano come modello di riferimento. Parliamo di un miliardo e mezzo di persone che vogliono mangiare all’italiana, vestire all’italiana, arredare la propria casa con mobili, frutto del design italiano.
Dobbiamo intercettare e gestire questa domanda di “Italian way of life”, e possiamo farlo solo se facciamo dell’eccellenza il nostro credo, e con la genialità che ci contraddistingue.
Partendo da queste riflessioni, ho ritenuto di dare del “neutro” allo stile grafico, perché certamente questo marchio non rappresenta lo stile italiano, forse è più un segno di tipo internazionale, quindi massificato ed anonimo, che a mio avviso non determina un elemento distintivo e personale del nostro Paese.
Ovviamente, alla lunga come tutte le cose, se spinto e usato sarà sicuramente accettato, ma di sicuro è per noi un’occasione mancata.
Queste sono però, solo le riflessioni di un uomo di comunicazione di provincia; e così, guardando il mio mare, andando ben oltre l’orizzonte, ho rivisto davanti agli occhi il logo “Espana”, e mi sono detto: chi sarà poi mai questo Mirò?


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