sabato 6 febbraio 2010

LA SERENDIPITY NELLA PUBBLICITA’

Qualche tempo fa nel corso di un convegno sulla pubblicità, un collega era intento a presentare una case history riguardante una campagna pubblicitaria che aveva fatto un pezzo della storia della comunicazione italiana, e raccontava come dopo una serie d’innumerevoli presentazioni, riflessioni sul brand, sul suo posizionamento, sul target di riferimento ecc. sempre non gradite dal cliente, il claim della campagna nacque per pura casualità, spiegandocene anche in modo colorito e simpatico sia il come sia i vari collegamenti che per casualità ed intuito lo avevano generato.

In qual momento, mi tornò istantaneamente alla mente, un libro che tempo addietro avevo letto sulla Serendipity, un testo che seguiva oltre due secoli di storia sull’argomento, e gli usi ideologici e sociali cui la Serendipity si è prestata.

Serendipity è ovviamente una parola inventata, coniata nel 1754 da Horace Walpole sulla base di una leggenda: “I tre Principi di Serendip”. Serendip per chi non lo sa, è l’antico nome dell’attuale Sri-Lanka.

La leggenda raccontava che quando le loro Altezze viaggiavano, scoprivano per fortuna o per intuito, cose che non stavano assolutamente cercando.
Essi avevano il dono, di trovare cose “belle e buone” anche senza averle mai cercate, ed allo stesso tempo, di trasformare in “belle e buone”, cose che belle e buone non lo erano.

Dunque, nella Serendipity si tiene conto dell’imprevisto, che nel corso di un processo, porta a compiere in modo assolutamente non intenzionale, scoperte felici.

In altre parole, Serendipity, nella sua accezione moderna del termine, significa trovare qualcosa di prezioso mentre si cerca qualcosa di completamente diverso, oppure, in alternativa, trovare qualcosa che si andava cercando, ma in un luogo o in un modo inaspettato.

Per chi fa il nostro mestiere, Serendipity può essere a seconda dei casi una parola oscura e bizzarra, una parola capricciosa ed attraente, ma non possiamo non prescindere dal dare il giusto valore etico e morale alla termine Serendipity, affrontando in modo genetico il problema della fortuna o della sfortuna, facendo altresì un distinguo fra le probabilità di successo e fallimento.

Alla fine nella pubblicità la Serendipity deve essere interpretata come: merito o fortuna, un’apolologia del sapare qualunque esso sia, capacità di trovare l’idea giusta quando serve?

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