Lettera aperta del Presidente TP – Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti a:
Presidente della Repubblica
Governo
Commissione Lavoro della Camera dei Deputati
Partiti politici
Istituzioni
Organizzazioni Sindacali
Organi d’Informazione.
Fare il pubblicitario oggi non può e non deve significare correre il rischio di svolgere una professione per “mediocri” senza competenze e senza cultura, poiché da sempre il nostro è un mondo ricco di talenti ed eccellenze d’indiscusso valore.
Fare pubblicità è diverso dal fare informazione, pochi lo capiscono, molti lo confondono.
La recente riforma del lavoro approdata in questi giorni in Parlamento, non ha assolutamente tenuto conto della nostra realtà, del nostro essere nei fatti “precari dei precari”.
Una riforma che se rimane tale, appiattisce sempre più verso il basso “professionalità e valori” di un mestiere bellissimo; una riforma che così com’è dà un nuovo colpo alla nostra già insicura attività, alle nostre retribuzioni, al nostro futuro e a quello dei nostri figli.
Nell’immaginario collettivo tutti ritengono che siamo una piccola “casta” privilegiata e come tale non attrattivi per la politica che volge il suo sguardo solo ai grandi numeri, ma si possono considerare pochi gli oltre 30.000 addetti certi, l’esercito di free-lance e le migliaia di giovani che ogni anno escono dalle Università italiane, speranzosi di fare questo mestiere?
Noi crediamo di no, anzi siamo convinti di avere una grande forza: quella di saper produrre idee in un mondo, dove le idee sono poche e per di più confuse; e in aggiunta un’eccezionale capacità: saper toccare concretamente e come nessun altro, anima e ragione delle genti.
Siamo in grado di parlare con il cuore al cuore delle persone, perché ascoltiamo prima ancora d’interpretare le domande, prima ancora di dare le risposte, così da far convivere sogni e idee, benessere e profitto, attese e realtà.
Può apparire arrogante ai più, ma pensiamo di avere la capacità e la cultura per contribuire a generare nuovi modelli di cambiamento, per sviluppare saperi e conoscenze: perché abbiamo, prima di tanti altri, acceso la luce su quanto siano importanti il tema del lavoro e il futuro dei giovani.
Alla luce di tutto questo, riteniamo che tutta l’area riguardante i “lavori a progetto” per la tipologia e la flessibilità della nostra attività sia un elemento fondamentale su cui discutere giacché così come descritta nella riforma è fortemente penalizzante e non rispondente alle reali situazioni che il mercato del lavoro rappresenta oggi nel nostro settore.
L’altra area di discussione su cui vorremmo poter generare un confronto costruttivo è quella riguardante l’armonizzazione futura, l’ingresso dei giovani laureati e non nel mercato del lavoro e gli ammortizzatori ancora troppo confinati nell’alea, tutte cose che se lasciate come sono faranno ulteriormente collassare la nostra attività.
Su questi punti chiediamo al Presidente della Repubblica, al Governo, ai Partiti politici, alle Istituzioni tutte, alle Organizzazioni Sindacali, agli Organi d’informazione un’incontro dove presentare il nostro contributo e i nostri suggerimenti al fine, di migliorare la riforma del lavoro che va sicuramente fatta, ma che deve tenere conto delle esigenze e delle attese anche di chi come noi opera in un settore che numeri alla mano incide in modo rilevante, diretto e indiretto per oltre l’1,5% del Pil del Paese.
Ringraziando per la cortese attenzione, resto, a nome degli associati TP, in attesa fiduciosa di un riscontro
Presidente della Repubblica
Governo
Commissione Lavoro della Camera dei Deputati
Partiti politici
Istituzioni
Organizzazioni Sindacali
Organi d’Informazione.
Fare il pubblicitario oggi non può e non deve significare correre il rischio di svolgere una professione per “mediocri” senza competenze e senza cultura, poiché da sempre il nostro è un mondo ricco di talenti ed eccellenze d’indiscusso valore.
Fare pubblicità è diverso dal fare informazione, pochi lo capiscono, molti lo confondono.
La recente riforma del lavoro approdata in questi giorni in Parlamento, non ha assolutamente tenuto conto della nostra realtà, del nostro essere nei fatti “precari dei precari”.
Una riforma che se rimane tale, appiattisce sempre più verso il basso “professionalità e valori” di un mestiere bellissimo; una riforma che così com’è dà un nuovo colpo alla nostra già insicura attività, alle nostre retribuzioni, al nostro futuro e a quello dei nostri figli.
Nell’immaginario collettivo tutti ritengono che siamo una piccola “casta” privilegiata e come tale non attrattivi per la politica che volge il suo sguardo solo ai grandi numeri, ma si possono considerare pochi gli oltre 30.000 addetti certi, l’esercito di free-lance e le migliaia di giovani che ogni anno escono dalle Università italiane, speranzosi di fare questo mestiere?
Noi crediamo di no, anzi siamo convinti di avere una grande forza: quella di saper produrre idee in un mondo, dove le idee sono poche e per di più confuse; e in aggiunta un’eccezionale capacità: saper toccare concretamente e come nessun altro, anima e ragione delle genti.
Siamo in grado di parlare con il cuore al cuore delle persone, perché ascoltiamo prima ancora d’interpretare le domande, prima ancora di dare le risposte, così da far convivere sogni e idee, benessere e profitto, attese e realtà.
Può apparire arrogante ai più, ma pensiamo di avere la capacità e la cultura per contribuire a generare nuovi modelli di cambiamento, per sviluppare saperi e conoscenze: perché abbiamo, prima di tanti altri, acceso la luce su quanto siano importanti il tema del lavoro e il futuro dei giovani.
Alla luce di tutto questo, riteniamo che tutta l’area riguardante i “lavori a progetto” per la tipologia e la flessibilità della nostra attività sia un elemento fondamentale su cui discutere giacché così come descritta nella riforma è fortemente penalizzante e non rispondente alle reali situazioni che il mercato del lavoro rappresenta oggi nel nostro settore.
L’altra area di discussione su cui vorremmo poter generare un confronto costruttivo è quella riguardante l’armonizzazione futura, l’ingresso dei giovani laureati e non nel mercato del lavoro e gli ammortizzatori ancora troppo confinati nell’alea, tutte cose che se lasciate come sono faranno ulteriormente collassare la nostra attività.
Su questi punti chiediamo al Presidente della Repubblica, al Governo, ai Partiti politici, alle Istituzioni tutte, alle Organizzazioni Sindacali, agli Organi d’informazione un’incontro dove presentare il nostro contributo e i nostri suggerimenti al fine, di migliorare la riforma del lavoro che va sicuramente fatta, ma che deve tenere conto delle esigenze e delle attese anche di chi come noi opera in un settore che numeri alla mano incide in modo rilevante, diretto e indiretto per oltre l’1,5% del Pil del Paese.
Ringraziando per la cortese attenzione, resto, a nome degli associati TP, in attesa fiduciosa di un riscontro


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