mercoledì 3 settembre 2008

BENTORNATA QUOTIDIANITA'

Le ferie estive, quelle che si sognano, si meditano, si programmano e si desiderano per un anno interno sono terminate; messe in soffitta insieme al loro immancabile bagaglio di foto, di calamite da frigo e di rimpianti.
Come da copione, anche quest’anno abbiamo avuto le nostre brave file in autostrada in barba alle cosidette partenze intelligenti; come di consueto non ci siamo fatti mancare gli incendi di stagione, e come sempre in questi casi siamo stati tutti felici sapendo che il buon Briatore finalmente sposerà fra qualche tempo la Grigoriaci (in rigoroso abito bianco).

Usando il più classico dei luoghi comuni, mi viene di dire: ora si riparte.

E così il ritorno in città corrisponde al ritorno alla quotidianità, che immancabilmente ci riserva i soliti meeting dei partiti politici, più vicini che mai alle vecchie sagre di paese e più lontani di sempre dalle esigenze della gente, il solito aumento dei prezzi sui generi di prima necessità ma anche questo è ormai un dato di fatto puntuale come il più classico dei temporali di fine estate, il caro libri anch’esso in perfetto sincronia con la ripresa delle attività e puntuale come un orologio svizzero, gli aumenti di luce e gas tanto per gradire non si sono fatti attendere, per non dimenticare poi il carburante, che indipendentemente da qualsiasi evento, continua nella sua lenta ma costante lievitazione verso picchi sempre più alti.
E poi finalmente arriva Lei: “La finanziaria” attesa da tutti per capire cosa s’inventano di nuovo, questa volta, i creativi italici, quelli veri.
Già perché hai voglia a pensare che in fondo in fondo il nostro è uno dei mestieri più belli del mondo, ma alla fine tutto dipende da loro, dai politici, l’unica classe a non conoscere crisi occupazionale (anzi), gli unici la cui retribuzione non conosce inflazione, gli unici cui veramente tutto è concesso e tutto è lecito, gli unici che hanno tra le mani la cosidetta “chiave dell’acqua”.
Ed è a loro che mi rivolgo e chiedo:
- La vogliamo fare una volta e per tutte, una buona legge sull’emittenza televisiva, che salvaguardi la pluralità, il libero mercato e l’interesse della gente e non quelli di questo o quel partito?
- Li vogliamo fare i bandi di gare per la comunicazione pubblica in modo che gli appalti siano veramente trasparenti e la creatività non sia mortificata?
- Lo vogliamo fare un bel ripasso della legge 150 e cambiare qualche cosuccia?
- Li vogliamo rivedere questi benedetti studi di settore, in modo che chi si occupa di comunicazione e non appartiene a grandi lobbies può pretendere di essere trattato in modo equo e non semplicisticamente adeguarsi perché altrimenti sono guai?
- Le vogliamo veramente prendere in considerazione queste benedette Associazioni di categoria, e valutare il contributo che possono concretamente dare alla causa, o viceversa servono solo all’occorrenza?

Per noi del settore, nell’attesa della fatidica fumata bianca (ma in qualche caso anche grigia andrebbe più che bene), un “bentornati alla quotidianità”.

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