martedì 27 ottobre 2009

ALLA RICERCA DELLE TRADIZIONI PERDUTE

Si è soliti dire che un popolo senza tradizioni è un popolo bastardo; e così, partendo dalla conoscenza del proprio passato, che molte razze hanno sviluppato il percorso culturale che ha reso possibile la loro sopravvivenza nell’epoca del moderno e del post-moderno.
L’Italia è sicuramente uno di questi popoli, così com’è sicuramente tra i paesi più visitati al mondo, per la sua storicità, la sua cultura, il suo passato millenario, considerati fra i migliori contributi dati nel tempo alla crescita intellettuale e non solo, del moderno sistema industriale del pianeta; allo stesso modo con cui i cinesi hanno difeso e tramandato la loro antichissima cultura aldilà di tutti i tentativi fatti delle varie oligarchie che si sono succedute al potere fino ai nostri giorni.

La cosa però che più mi sconcerta in questo momento, è che il nostro Paese, da sempre culla di civiltà e di tradizioni, sta subendo più di qualsiasi altro paese al mondo l’influenza della globalizzazione, tanto che negli ultimi anni è sempre più evidente l’inquinamento del sapere e della conoscenza, così come goffi appaiono i tentativi, fra loro slegati, per arginare questo fenomeno e dare impulso alla sopravvivenza dei nostri usi e costumi popolari.

Francamente la globalizzazione presenta un gran pregio, quello di mettere in contatto etnie e culture diverse, rendendo più veloce l’interscambio dei saperi, in un’ottica in cui universalismo e localismo devono essere letti come complementari fra loro.
Com’e naturale che sia per tutti i cambiamenti epocali, la globalizzazione porta con sé, cose giuste e sbagliate, e fra queste ultime sicuramente quello di innescare un meccanismo, forse di non ritorno, che butta all’aria tradizioni, detti, usi, abitudini e pratiche della nostra terra e del nostro passato, provando ad appiattire nella globalità del sistema le eccellenze delle nostre consuetudini.

Allora mi chiedo:
- ma cosa accomuna oggi la terra di Dante alla tradizione di Halloween tipica dei popoli nordici?
Oppure:
- come si può considerare evoluzione musicale quella che passa fra un’aria Verdiana ed un pezzo di Michael Jackson?
Ed ancora:
- cosa possono avere in comune, una festa tipica della nostra tradizione popolare come la Candelora che festeggia la benedizione dei ceri, e quell’intesa come “uguale” di tipo agreste legata al mondo delle fate che si festeggia in Francia?

Oggi, da noi si tende con la globalizzazione a svincolare l’uomo dall’ignoranza e dalla superstizione, senza però recuperare e valorizzare l’identità e l’autenticità della cultura popolare intesa come risalita alle origini della vita comunitaria, dimenticando forse, l’aspetto più incisivo su cui poggia il folklore popolare: l’analogia con la tradizione religiosa dei popoli.
L’una e l’altra, infatti, traggono origine da una combinazione d’usanze e credenze, di miti e leggende, che risalgono ai bagliori della civiltà.

Ecco perché, oggi, abbiamo bisogno di attingere anche noi uomini di comunicazione a piene mani, a quelle che sono le fonti dell'anima popolare riandando alla scoperta di: leggende, racconti, poesie, fiabe, miti, canti, melodie, riti, cerimonie, detti, proverbi, che ci sono stati tramandati e che ancora sussistono nella società moderna, perché partendo dal nostro passato, dalla nostra storia e dalle nostre bellezze, abbiamo la possibilità di giocare un ruolo di rilievo e di prestigio nella società del global, dimenticando che la cultura classica italiana, presuntuosamente intellettuale e borghese, si è espressa sempre, in termini antidialettali ed antiregionali e dunque contro le tradizioni popolari.

Oggi la multietnicità della globalizzazione, va alla scoperta della civiltà ancestrale che la società industriale ha tentato di soppiantare con una diversa scala di valori identificabili nella produttività, nel mito del benessere e del consumismo, nella capacità imprenditoriale di sfruttamento delle risorse naturali ed umane.

Oggi la multietnicità della globalizzazione, va alla scoperta della nuova famiglia, non quell’intesa come istituzione radicata e “vecchia” di valori obsoleti, ma di famiglia intesa come famiglia vera, forte, solida, punto di riferimento per giungere ad un inserimento equilibrato nella vita e nel contesto della convivenza sociale dell’epoca attuale.

Oggi la multietnicità della globalizzazione, si pone in termini d’acuta sensibilità per la nascita e lo sviluppo di nuove identità in grado di recuperare la "memoria storica" in un processo di rinnovamento caratterizzato dal declino della civiltà industriale, e dalla modernizzazione tecnologica della "new economy".

Ecco perché occorre avere una coscienza più aperta per considerare il mondo come "villaggio globale", tenendo ben a mente che serve rispettare la localizzazione intelligente, quella che cerca di darsi un modello di società più rispondente alle attese, alle speranze ed alle tradizioni di ciascun popolo.

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