martedì 20 aprile 2010

IL TEATRINO DELLA POLITICA


Cosa dovrebbe rappresentare la politica quella intesa con la P maiuscola?

Mi sembrerebbe scontato dire che dovrebbe rappresentare il far prevalere gli interessi generali rispetto a quelli personali o alle ideologie di parte.

E poi?
Forse dovrebbe generare la soddisfazione del cittadino rispetto a beni e servizi erogati dalla Pubblica Amministrazione.

Puo bastare?
Certo che no, perchè non si può parlare con i cittadini solo in campagna elettorale e poi chi si è visto si è visto.
Noi italiani siamo profondamente cambiate negli ultimi 50 anni, tanto che oggi in un periodo di recessione forte come quello che stiamo vivendo, siamo sempre più portati a chiedere alla politica quali sono i sacrifici da fare, a chi toccano questi sacrifici e in funzione di quali obiettivi.

Naturalmente sarebbe gradito sapere anche a chi toccano eventualmente i vantaggi e in cambio di cosa.

Invece?
Capita costantemente che la politica non riesca a parlare più in modo semplice e chiaro, non parla con il cuore al cuore della gente, per dirla con una frase fatta - non mantiene "la promessa" di dare a tutti "la chance" - .

Il popolo è stufo di assistere al teatrino della politica, un teatrino, il nostro, dove si mortificano le eccellenze e i talenti, un teatrino dove vanno avanti trote e ballerine, amici degli amici e faccendieri noti ai più, senza vergogna e con una arroganza inusuale rispetto anche alla prima Repubblica (ed è quanto dire).

Il popolo è stufo di votare sempre per le stesse persone a loro volta sempre meno rappresentative del territorio e sempre più "nominati" dalla casta.

Allora capita che il popolo si disaffeziona dalla politica, si rassegna e cade nell'indifferenza, così da allontanarsi da un impegno civile che invece dovrebbe essere quasi un obbligo, un impegno ma anche un atto d'amore, sul cui altare nel passato grandi Uomini hanno sacrificato il bene più prezioso, la loro vita.

Suggerisco ai saltimbanchi della politica di rileggere questa storia, la nostra storia, perché da essa si può trarre un grande insegnamento - rassegnazione non significa indifferenza, rassegnazione non significa disponibilità ad accettare a vita una vita difficile - e si sa, quando il popolo ha "fame" le regole possono saltare.

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