mercoledì 28 aprile 2010

LA RIFORMA DELLE PROFESSIONI

intervista pubblicata su Affaritaliani.it a firma di Pasquale Diaferia

Riforma delle Profssioni - Vanacore (TP): "Alfano si è dimenticato del mondo della comunicazione"

Biagio Vanacore

La riforma delle professioni torna tra i temi forti dall'agenda politica italiana. Il Guardasigilli, Angelino Alfano, sembra, infatti, determinato nel voler riformare gli ordinamenti professionali entro la fine della legislatura, partendo dalla reintroduzione delle tariffe minime obbligatorie, abolite quattro anni fa dalla “lenzuolata” di Bersani.
Il ministro decide di convocare gli Stati Generali delle professioni e intorno al tavolo sceglie di far sedere i vertici delle 25 professioni “ordinistiche”. Si dimentica però di invitare i rappresentanti di quelle attività legate all’associazionismo del quale, si stima, farebbero parte circa tre milioni e mezzo di lavoratori indipendenti, quasi sempre pionieri e sperimentatori di quelle tendenze del mercato. Quelli, per intendersi, che nei momenti di crisi economica tengono a galla l’economia del paese con un contributo del 13,5% del pil.

Questo provoca la reazione del presidente di TP Biagio Vanacore che, intervistato da Affaritaliani.it non va certo per il sottile: “Riconosco ad Alfano l’ammirevole volontà di mettere mano a un nodo cruciale dello sviluppo economico, ma non è pensabile di aprire un tavolo di concertazione che non tenga conto delle Associazioni, rispetto alle quali il ministro si è affrettato a conclamare la natura subordinata e non riconosciuta rispetto agli Ordini di matrice pubblicistica”.

Con orgoglio Vanacore rivendica per TP - Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti che dal 1945 opera su tutto il territorio nazionale – il fatto di essere l’unica associazione che comprende tutti i ruoli coinvolti nel processo di comunicazione, dal marketing alla creatività, di un’industria che ha tenuto anche in periodo di recessione. “In questa fase di grave crisi economica, che importa il rischio di incrinare la qualità della prestazione professionale e mette in forse tanti posti di lavoro anche nel comparto creativo, è quanto mai necessario che la riforma della professione garantisca un sistema tariffario che sia in grado di tenere insieme la dignità ed il prestigio delle professioni; si tratterebbe, quindi, di tornare in qualche modo ad avere dei prezzi minimi, al di sotto dei quali non si può scendere. L’abolizione della tariffa minima intervenuta con il decreto Bersani – continua il presidente TP - ha avuto il risultato diametralmente opposto, creando un imbarbarimento professionale che non ha portato benefici ai cittadini e che ha creato un problema di qualità della prestazione; bisogna puntare sulla sana competizione tra Associazioni e Ordini al fine di assecondare da un lato il mercato, dall’altro le esigenze dei consumatori di garanzia dei servizi erogati; per questo motivo chiedo ufficialmente al ministro di includere le associazioni professionali nel gruppo di lavoro che si sta configurando in questi giorni affinché, dopo un immobilismo di 15 anni, si possa finalmente siglare, entro la fine della legislatura, un’ autentica riforma professionale condivisa da tutti”.

La sensazione diffusa è che si vada incontro ad una fumata nera i cui effetti si tradurranno in un’ulteriore spaccatura tra il mondo della professioni “ordinistiche” e quelle non regolamentate. Le Associazioni, dal canto loro, pur lamentando una situazione difficile, non sembrano voler gettar la spugna; sanno bene che stare fuori dal perimetro della regolamentazione significa stare fuori dai confini della libera circolazione in ambito europeo, come definita dalla direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Molte sono le Associazioni private tra Professionisti che da anni richiedono la possibilità di poter definire delle linee guida per un minimo tariffario. “La riapertura della discussione sulla riforma delle professioni è fondamentale per un governo che si dichiara riformista. Ma lasciare fuori proprio quei professionsiti della comunicazione che hanno contribuito a modernizzare il paese mi pare un autogol. Ancora più grave se si pensa che il premier è stato per anni il più influente pubblicitario nazionale, oltre che da sempre un grande uomo di comunicazione. Si ricordi dei suoi colleghi, che ogni giorno lavorano per il 'suo' sistema dei media”.

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