
La parola italianità è un atto sciovinismo o invece significa davvero qualcosa nel mondo?
Certo mi direte l'Italia è la patria di Dante e non sembra essere cosa da poco, ma Dante ahi noi è vissuto qualche secolo fa; e allora?
Scartati i luoghi comuni come - il paese del sole della pizza e del mandonino, o italiani popolo di santi di poeti e naviganti -, cosa vuol dire essere italiani oggi?
Giulio Iacchetti nel suo libro "Italianità" ci propone un'Italia drammaticamente vista dal basso, un'Italia fatta di cose piccine, di retorica e nostagia che cammina guardando indietro alla suo passato e non corre guardando avanti verso un nuovo futuro, un'Italia diversa dall'immaginario collettivo che la globolabizazione rappresenta.
Eppure nel mondo incredibilmente esistono un miliardo e mezzo di individui che amano "l'Italian Style Life", dunque, che amano mangiare italiano, vestire italiano, che sognano di vivere in Italia che vogliono venire a casa nostra, el nostro Paese, per conoscere la nostra terra, imparare o scoprire un mestiere, per vivere alla nostra maniera, e noi?
Noi siamo rimasti quelli di sempre, geniali e creativi con da copione, un popolo fatto di latin lovers in disarmo che cedono il passo a calciatori e veline nuove icone di una italietta che vivacchia in attesa che qualcosa cambi, con governanti occupare solo a litigare per fare in modo che tutto rimanga uguale.
Ma c'è diversità fra italianità e italianologia?
Benedetto Croce parlando del carattere di un popolo riteneva (forse in modo troppo fatalista) che esso fosse racchiuso nella sua storia.
Così, partendo da Croce, si può arrivare alla conclusione che italianità è il prodotto finale di una storia fatta da molte cose, a differenza invece dell'italianologia che rappresenta la riflessione sull'italiano e sul essere.
Certo mi direte l'Italia è la patria di Dante e non sembra essere cosa da poco, ma Dante ahi noi è vissuto qualche secolo fa; e allora?
Scartati i luoghi comuni come - il paese del sole della pizza e del mandonino, o italiani popolo di santi di poeti e naviganti -, cosa vuol dire essere italiani oggi?
Giulio Iacchetti nel suo libro "Italianità" ci propone un'Italia drammaticamente vista dal basso, un'Italia fatta di cose piccine, di retorica e nostagia che cammina guardando indietro alla suo passato e non corre guardando avanti verso un nuovo futuro, un'Italia diversa dall'immaginario collettivo che la globolabizazione rappresenta.
Eppure nel mondo incredibilmente esistono un miliardo e mezzo di individui che amano "l'Italian Style Life", dunque, che amano mangiare italiano, vestire italiano, che sognano di vivere in Italia che vogliono venire a casa nostra, el nostro Paese, per conoscere la nostra terra, imparare o scoprire un mestiere, per vivere alla nostra maniera, e noi?
Noi siamo rimasti quelli di sempre, geniali e creativi con da copione, un popolo fatto di latin lovers in disarmo che cedono il passo a calciatori e veline nuove icone di una italietta che vivacchia in attesa che qualcosa cambi, con governanti occupare solo a litigare per fare in modo che tutto rimanga uguale.
Ma c'è diversità fra italianità e italianologia?
Benedetto Croce parlando del carattere di un popolo riteneva (forse in modo troppo fatalista) che esso fosse racchiuso nella sua storia.
Così, partendo da Croce, si può arrivare alla conclusione che italianità è il prodotto finale di una storia fatta da molte cose, a differenza invece dell'italianologia che rappresenta la riflessione sull'italiano e sul essere.


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